“Stangata” al terzo settore, “ingrassa corrotti” e sicurezza sul lavoro: c’era una volta “la manovra del popolo”…


Nel maxiemendamento alla manovra approvato al Senato inseriti provvedimenti indegni per un paese civile: dal raddoppio delle tasse per il terzo settore al  tetto per affidare i lavori su fiducia, dal taglio alla sicurezza sul lavoro alla “sanatoria” per le professioni sanitarie

Come ogni anno, la presentazione della manovra di bilancio (la prima del nuovo governo) è stata accompagnata dalle tradizionali polemiche. In un imbarazzante (da qualsiasi parte la si veda) capovolgimento di ruoli, chi fino a qualche tempo fa, dai banchi dell’opposizione, urlava allo scandalo al “regime” per l’inaccettabile ricorso alla “fiducia”, ora che si trova dall’altra parte della barricata non si fa alcuno scrupolo di comportarsi nello stesso identico modo (naturalmente, il discorso vale, al contrario, per chi oggi protesta dall’opposizione dopo aver per anni usato gli stessi metodi…).

Ma non vale neppure la pena di continuare a rimarcare che insulso teatrino sono quotidianamente la politica italiana e i suoi principali attori, molto più serio e più utile concentrarsi sui contenuti della manovra stessa. Partendo dal fondamentale presupposto che sui provvedimenti più importanti (reddito di cittadinanza, superamento della Fornero, possibile aumento dell’Iva) al momento è giusto astenersi, in attesa che vengano definiti seriamente nel dettaglio (e a tal proposito ci sono non pochi dubbi) e che, poi, vengano concretamente attuati.

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Si può e, anzi, si devono invece sottolineare alcuni provvedimenti certi, concretamente inseriti nella manovra, accettati e votati supinamente da tutti i senatori dei due partiti di governo, che lasciano francamente senza parole. Si tratta, infatti, di interventi che neppure il più cieco ultras dell’attuale esecutivo potrebbe condividere, di provvedimenti che gettano pesanti ombre sul nostro paese, indegni per una nazione civile (ammesso che ancora qualcuno creda per davvero che la nostra lo sia).

La povertà è abolita, “guerra” alle associazioni che si occupano dei più bisognosi…

A partire da quello, davvero indecente, che colpisce il terzo settore, le oltre 70 mila tra associazioni e fondazioni indistintamente prese di mira da questo governo che ha previsto che dal 2019 di tassarle come aziende normali (l’aliquota passa dal 12 al 24%).

Per chi non conoscesse la realtà del terzo settore, stiamo parlando di un mondo che comprende anche e soprattutto piccole associazioni che vivono grazie al 5 per mille e che in tantissimi casi forniscono quei servizi (soprattutto nel campo dell’assistenza e dei servizi sociali in genere) che le istituzioni non riescono a garantire. Il raddoppio delle tasse, conseguenza della necessità del governo di trovare fondi per garantire le misure cardine della manovra e, al tempo stesso, di adeguarsi alle richieste dell’Europa in merito al rapporto deficit/Pil, rischia concretamente di stritolare molte di quelle piccole associazioni. Che se cedono lasciano senza fondamentali servizi migliaia e migliaia di cittadini.

Come se non bastasse la nuova norma e la nuova tassazione colpirà anche gli Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico che, nella migliore delle ipotesi, rischiano di fornire servizi ridotti (se non addirittura chiudere).

Per capirci, parliamo ad esempio di strutture come l’Humanitas Research Hospital (ospedale ad alta specializzazione, centro di ricerca e sede di insegnamento universitario nel quale si fondono centri specializzati per la cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari, neurologiche ed ortopediche) o come Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

A quale mente deviata potrebbe mai venire in mente di colpire e penalizzare queste associazioni e questi istituti? Anche un bambino capirebbe il grave danno che determina un simile provvedimento, è incredibile che non si possa porre rimedio (magari nel passaggio alla Camera prima di fine anno) a questa vergogna.

L’unica spiegazione possibile ad una simile indecenza è che i rappresentanti del governo (e i senatori “paletta” dei due partiti che lo sostengono) sono realmente convinti che grazie alla finanziaria 2019 venga davvero abolita la povertà. E, di conseguenza, non essendoci più poveri e persone in difficoltà nel nostro paese, non servano più quelle associazioni che solitamente si occupano proprio di loro…

“Ingrassa corrotti”, l’allarme del presidente della Commissione Antimafia Morra

Per certi versi ancora più vergognoso è l’inserimento in finanziaria e della conseguente approvazione della cosiddetta “norma ingrassa corrotti”, il nuovo tetto per appalti ad affidamento diretto dei sindaci che passa a 150 mila dagli attuali 40 mila euro. Questo significa che dal 2019 i Comuni potranno affidare direttamente i lavori fino a 150 mila euro, senza dover motivare la scelta e senza alcuna gara o competizione tra le aziende.

Il primo e più evidente effetto di questa “cervellotica” decisione è che viene legalizzato il fatto che sindaci e amministratori locali favoriscano i propri “amici” e finanziatori nell’affidamento di lavori, senza più dover neppure ingegnarsi più di tanto per farlo. Quello più grave e inquietante, sottolineato con veemenza dall’Autorità anticorruzione, dall’Associazione nazionale costruttori e dai sindacati dei lavoratori edili, è che quel provvedimento rappresenta un duro colpo alla legalità.

Praticamente tutti in Italia sanno, evidentemente tranne i membri dell’attuale governo e i parlamentari dei due partiti che lo sostengono (perché ci rifiutiamo di credere che volutamente vogliano favorire l’illegalità), come gli appalti affidati direttamente siano la grande mangiatoia di clan e faccendieri. Ci sono decine e decine di inchieste giudiziarie che lo dimostrano, che evidenziano come questi lavori vengano spesso affidati senza garanzia di qualità né di legalità e come questo sia il settore preferito dalle cosche imprenditrici che in tutte Italia manovrano ditte e conquistano cantieri, alternando bustarelle e minacce.

Secondo un calcolo ovviamente approssimativo, grazie a questa nuova norma nel 2019 si prevede che siano oltre 5 i miliardi di denaro pubblico che verranno spesi in questo modo, senza controllo. Una “pacchia” per le associazioni mafiose.

Non posso che esprimere grave preoccupazione – ha commentato il “grillino” Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia – questo innalzamento preoccupa tutte le realtà antimafia. Si tratta di un provvedimento che rivela una sottovalutazione del rischio di come queste nuove regole possano favorire le organizzazioni mafiose, da sempre attente al mondo delle opere pubbliche”.

A rendere più sconcertante il provvedimento è il fatto che lo stesso era stato già presentato una settimana prima nel Consiglio dei ministri, con il tetto fissato però a 200 mila euro, e aveva subito provocato la reazione di chi da sempre combatte contro le mafie. Invece di eliminarlo, però, il governo ha semplicemente abbassato di 50 mila euro il tetto inizialmente previsto.

Una vera e propria presa in giro, che rende ancora più vergognosa una disposizione che, se nella politica italiana esistesse un briciolo di coerenza, il M5S non avrebbe mai potuto approvare.

“Zeru tituli” per le professioni sanitarie

Non meno vergognoso è un altro provvedimento contenuto nella legge di bilancio, il via libera a chi esercita professioni sanitarie (fisioterapisti, ostetriche, logopedisti, ecc.) senza titolo. L’emendamento, in questo caso voluto fortemente dal M5S, prevede che chi ha svolto una professione sanitaria per 36 mesi (anche non continuativamente) negli ultimi 10 anni senza aver alcun titolo di studio valido per farlo potrà continuare a farlo semplicemente iscrivendosi entro il 2019 ad un albo speciale.

L’emendamento viene giustificato dal fatto che una legge del precedente governo aveva istituito 17 nuovi ordini professionali in campo sanitario a cui è obbligatorio iscriversi per poter esercitare la professione. Per farlo bisognava, però, disporre di un titolo di studio riconosciuto dallo Stato. Il minimo che si possa pretendere in un paese civile, ancor più quando si parla di salute pubblica. Il problema, però, è che è emerso che numerosi lavoratori del settore non hanno potuto iscriversi perché quel titolo di studio non lo hanno.

Ora in qualsiasi paese “normale” ci si interrogherebbe perché queste persone non hanno un titolo di studio valido e, soprattutto, per quale dannata ragione hanno tranquillamente potuto continuare ad esercitare fino a poco tempo fa. Tra l’altro chi conosce nel dettaglio la storia di questa vicenda sa perfettamente che non ci sono alibi che tengono.

Perché è vero che dal 1999, per esercitare una di queste professioni, è necessario un diploma universitario, ma la legge stessa aveva previsto che gli attestati ottenuti nei corsi specialistici triennali ottenuti prima dell’entrata in vigore della nuova norma fossero riconosciuti come equipollenti. Quindi tutti coloro che si trovavano in quella particolare situazione allora, nel 1999, non hanno avuto problemi, per gli altri dopo quasi 20 anni (e quindi avendo avuto tutto il tempo necessario per sanare la propria situazione) non possono esserci giustificazioni che tengano.

Invece ora questo inaccettabile emendamento del governo li premia, provocando l’inevitabile reazione delle associazioni di categoria. “Così si apre una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini” accusa la Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetricia.

Appartenere ad un albo non è una semplice iscrizione ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti per poterlo fare” aggiunge l’Associazione italiana fisioterapisti.

Chi se ne frega della sicurezza sul lavoro…

A chiudere un quadro davvero inquietante c’è da segnalare nella manovra anche il pesante taglio operato nei confronti dei fondi per la sicurezza sul lavoro, con la riduzione per “i progetti di investimento e formazione in salute e sicurezza del lavoro” che non si limita solo al prossimo anno (-110 milioni di euro) ma riguarda anche gli anni successivi (- 100 milioni di euro sia nel 2020 che nel 2021).

Eppure nei primi 8 mesi del 2018 si sono verificati ben 713 morti sul lavoro (+ 5% rispetto all’anno precedente), senza contare le migliaia di infortuni sul lavoro. Sarebbe necessario investire molti più soldi in sicurezza sul lavoro, altro che tagli, come d’altra parte avevano sempre chiesto Lega e M5S quando non erano al governo.

Per correttezza è giusto sottolineare che la manovra di bilancio ancora non è legge, giovedì 27 dicembre arriva alla Commissione della Camera, il giorno successivo approda in aula e il 29 è attesa la votazione della Camera stessa, con la sua definitiva adozione. In teoria ci sarebbe ancora la possibilità per evitare che questi vergognosi provvedimenti diventino realtà.

Servirebbe, però, uno scatto di dignità che francamente in questo momento è davvero difficile da immaginare…

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