Rimpianti e ingenuità, salto di qualità rimandato per l’Ascoli


L’ottima prestazione contro il Brescia e una vittoria che ormai sembrava in cassaforte sfumate per una clamorosa ingenuità nel recupero. E gli infortuni di Ardemagni e Lanni, assenti a Palermo e in casa con il Crotone, complicano lo sprint finale del girone di andata

Se il punto ottenuto con il Cittadella non era da disprezzare (anche e soprattutto per i rischi corsi nel secondo tempo), il pareggio contro il Brescia è di quelli che possono far molto male. Perché era una partita praticamente vinta, per giunta meritatamente, compromessa poi da una clamorosa ingenuità di squadra al quarto dei 5 minuti di recupero.

Ma anche perché lascia strascichi importanti per lo sprint finale del girone d’andata, nel quale Vivarini non potrà disporre di due uomini fondamentali come Ardemagni e Lanni. E se può consolare che i due sostituti, Rosseti e Perucchini, comunque venerdì se la sono cavata più che egregiamente, è innegabile che affrontare la trasferta in casa della capolista Palermo e poi la sfida con il Crotone al Del Duca senza di loro rappresenta un pesante handicap. Infortuni a parte è un vero peccato che i bianconeri non siano riusciti a portare a casa i tre punti contro il Brescia, ancor più perché la formazione di Vivarini era riuscita a superare le grandi difficoltà iniziali e a sconfiggere anche la sfortuna.

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Perché l’inizio di partita era stato di quelli da far tremare i polsi, con il Brescia (la squadra più in forma del campionato) che nei primi 15 minuti ha dominato, non trovando il vantaggio solo per l’imprecisione dei suoi avanti e per un pizzico di sfortuna (il palo colpito da Morosini). Come se non bastasse, sempre nel primo quarto d’ora Vivarini è stato costretto a sostituire Lanni, vittima di un problema muscolare. Sembrava la conferma di una serata storta, invece l’Ascoli pian piano è salito di tono e la partita è completamente cambiata.

Troppo lunghi in campo in quel difficile avvio, i bianconeri hanno avuto il merito di ricompattarsi, il centrocampo guidato da uno straordinario Troiano ha preso le misure a quello avversario, molto tecnico ma fisicamente più debole, e la partita è proseguita nel primo tempo su un piano di equilibrio, con il Brescia che si è reso pericoloso ancora un paio di volte ma con la formazione di Vivarini che con Ninkovic e Beretta ha avuto due ghiotte opportunità per portarsi in vantaggio.

Nella ripresa, iniziata con Rosseti al posto di Ardemagni rimasto negli spogliatoi per un problema fisico, l’Ascoli ha aumentato il ritmo e ha alzato il pressing, non consentendo agli avversari di costruire con tranquillità. Il Brescia è andato in evidente difficoltà e la formazione di Vivarini ha dominato gran parte del secondo tempo.

Per onestà va detto che nella prima mezzora della ripresa, nel momento di maggior dominio, i bianconeri in realtà non hanno costruito occasioni da gol nitide. Un paio di incursioni pericolose in area, qualche situazione che poteva essere sfruttata meglio ma il portiere lombardo non ha dovuto mai sporcarsi i guantoni. E questo, al di là di ogni altra considerazione, è un aspetto che bisogna assolutamente migliorare, la squadra deve imparare a concretizzare meglio (almeno come numero di opportunità da gol) la gran mole di gioco creata e i momenti di evidente superiorità.

Trovato il vantaggio, con una rapida e micidiale ripartenza, la formazione di Vivarini avrebbe potuto chiudere la partita subito dopo con Beretta, in quel caso sfortunato perché il palo gli ha negato la gioia del primo gol (che avrebbe strameritato per la prestazione volitiva ma anche di qualità, almeno fino agli ultimi 16 metri). Un peccato, anche se gli ospiti sembravano incapaci di reagire e non in grado di rendersi pericolosi.

Però quando una squadra ha giocatori del calibro di Donnarumma, Morosini e Bisoli, in grado nel campionato cadetto di inventarsi in qualsiasi momento la giocata vincente, non si può mai star tranquilli. A complicare il tutto ci si è, poi, messa la gestione scriteriata da parte dell’Ascoli degli ultimissimi minuti e del recupero. Detto che Vivarini non poteva più effettuare cambi, altrimenti siamo certi che avrebbe tolto Frattesi con problemi di crampi, proprio il talento di scuola Sassuolo nel finale tatticamente ha sbagliato tutto. Inutile, ancor più in quelle condizioni fisiche, gettarsi in avanti nelle praterie lasciate dal Brescia tutto proteso alla ricerca del pareggio, in quei frangenti (e per giunta con una squadra che praticamente non aveva più incontristi) molto più saggio tenere palla e far trascorrere il tempo. Frattesi è giovane ed inesperto e certe ingenuità si possono comprendere.

Il problema è che tutta la squadra si è lasciata prendere da questa incomprensibile frenesia in un momento in cui sarebbe bastato addormentare la gara per portare a compimento una vera e propria impresa. Già al primo minuto di recupero i bianconeri si erano lasciati sorprendere in contropiede (inconcepibile per una squadra in vantaggio) e si erano salvati solo per un passaggio errato di Donnarumma e per l’incredibile recupero difensivo, fin dentro la propria area, di Rosseti.

Un campanello d’allarme inascoltato dalla formazione di Vivarini che si è nuovamente lasciata sorprendere in contropiede, con Donnarumma che questa volta non ha sbagliato il passaggio al liberissimo Bisoli, freddo a trafiggere Perucchini. E se nell’occasione Frattesi non era ancora rientrato, dopo l’ennesima inutile sgroppata, a coprire da quella parte non c’era neppure D’Elia che, inspiegabilmente, si era accentrato. Un peccato anche perché l’esterno sinistro difensivo aveva disputato un grandissimo secondo tempo, dominando sulla sua fascia sia in fase difensiva sia, soprattutto, in fase di spinta.

Qualche settimana fa avevamo sottolineato come, in un campionato complessivamente molto equilibrato, anche nelle singole partite la differenza l’avrebbero fatta i particolari. Parlavamo proprio di queste cose, di queste ingenuità (o, al contrario, di qualche “giocata”) che possono trasformare una vittoria entusiasmante in un pareggio pieno di rimpianti. E la cosa peggiore da fare è quella di tirare in ballo la malasorte, la sfortuna che in questo caso non c’entrano nulla. Ed è fondamentale capirlo, non nascondersi dietro il comodo paravento della sorte, perché solo così, lavorando per eliminare questi piccoli ma determinanti difetti, si possono legittimamente coltivare ambizioni.

Partendo dal presupposto che, come abbiamo più volte sottolineato, la squadra c’è, l’allenatore ha le idee chiare, la società è pronta ad intervenire ulteriormente sul mercato (Vivarini nel post Brescia ha detto che la società sa dove deve intervenire nel mercato) e, quindi, ci sono tutti i presupposti per fare bene, meglio ancora di quanto non si è fatto fino ad ora. Per questo saranno molto importanti le prossime due partite, molto complicate, nelle quali bisognerà cercare di raccogliere punti.

Dopo l’ultimo turno la classifica si è ulteriormente accorciata, con la zona playoff che resta a 2 punti ma, al tempo stesso, la zona playout che si è improvvisamente avvicinata. Bisogna chiudere bene il girone di andata e poi non sbagliare le mosse di mercato. Perché le possibilità concrete di vivere un girone di ritorno da protagonisti, lottando per obiettivi ambiziosi, ci sono tutte. Ma, al tempo stesso, bisogna essere consapevoli che basta molto poco, anche sbagliare qualche piccolo dettaglio, per far cambiare improvvisamente il verso alla stagione.

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