Costantino Rozzi nel cuore, Ascoli ricorda il suo “presidentissimo”


Sono passati 24 anni da quel 18 dicembre quando, mentre l’Ascoli di Bigon travolgeva 3-0 il Pescara, si spegneva Costantino Rozzi, dopo una lunga malattia. Divenuto presidente quasi per caso nel 1968, ha portato l’Ascoli nell’elite del calcio italiano

Non basterebbe scrivere decine e decine di articoli per raccontare chi era Costantino Rozzi, per ricordare quello che ha fatto non solo per il calcio ascolano e marchigiano ma per l’intera città di Ascoli. Sono passati 24 anni dalla sua scomparsa ma il suo ricordo resta vivo nel cuore dei tifosi bianconeri. Che non ci sarebbe mai più stato un Ascoli così era stato chiaro sin da quel 18 dicembre del 1994 quando il “presidentissimo” ci ha lasciato.

In una stagione che poi precipiterà e si concluderà con la retrocessione in serie C, quella domenica pomeriggio Bierhoff, Incocciati e Menolascina siglano il 3-0 con il quale l’Ascoli di Bigon stende il Pescara al Del Duca. Un trionfo senza gioia perché, proprio nei minuti finali di quella partita, allo stadio si diffuse la notizia della morte di Costantino Rozzi, da mesi malato.

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Con lui se ne è andato anche un certo tipo di calcio, sicuramente più “ruspante” ma romanticamente molto più affascinante, più vero, nel quale ancora esisteva un po’ più di umanità e c’era ancora spazio per “favole” come quella vissuta dall’Ascoli tra gli anni ’70 e gli anni ’90.

La sua schiet­tez­za, la sua sim­pa­tia, la sua ver­ve po­po­la­re, la ca­pa­ci­tà di ca­pi­re e ve­de­re in an­ti­ci­po cosa sa­reb­be ac­ca­du­to, la sua te­na­ce di­fe­sa del cal­cio di pro­vin­cia ne fe­ce­ro una vera ico­na del cal­cio del­l’e­po­ca. Chi ha vis­su­to quel­lo straor­di­na­rio pe­rio­do non può cer­to di­men­ti­ca­re le sue par­te­ci­pa­zio­ni a “Il Pro­ces­so del Lu­ne­dì” (all’epoca l’unica trasmissione di approfondimento sul calcio), la sua ca­pa­ci­tà di te­ne­re te­sta alla schie­ra di gior­na­li­sti ro­ma­ni e del nord che di­fen­de­va­no le po­si­zio­ni di pri­vi­le­gio che già al­lo­ra ave­va­no le gran­di so­cie­tà. Gli aneddoti da raccontare, le immagini da ricordare sarebbero tanti, così come le sue vulcaniche ma mai banali dichiarazioni.

Ci piace, però, ricordare tre episodi in particolare, emblema di quello che è stato Rozzi, primo tifoso dei bianconeri ma anche osservatore attento, capace di capire in anticipo ciò che poi sarebbe accaduto e mai incline a cedere e a prendere posizioni di comodo. Il primo risale a domenica 15 maggio 1983. E’ l’ultima giornata del campionato di serie A e l’Ascoli si gioca la salvezza contro il Cagliari.

Dopo il pareggio strappato con i denti al Manuzzi di Cesena (grazie ad un gol di Boldini) e la vittoria della Juventus a Cagliari, la formazione guidata da Mazzone ha bisogno di vincere per salvarsi, facendo retrocedere in serie B i sardi. In una giornata che, per chi l’ha vissuta, resterà tra i ricordi più indelebili per le emozioni che susciterà ma anche per l’incredibile caldo, innaturale per quel periodo, ad un’ora dall’inizio della partita il Del Duca è già tutto esaurito, con oltre 30 mila tifosi sugli spalti.

C’è grandissima e naturale tensione quando all’improvviso, dall’ingresso di lato la curva nord, spunta Rozzi che di corsa, salutando e invitando i tifosi a dare il sostegno alla squadra, compie un intero giro del campo, ricevendo applausi anche nello spicchio di curva dove erano presenti i supporters del Cagliari. E’ difficile spiegare a chi non c’era l’effetto di quel giro del campo, ma chiunque era al Del Duca quella domenica di maggio ha sentito la scossa di energia ed entusiasmo che quel semplice gesto del “presidentissimo” ha trasmesso all’intero stadio. Che, poi, per 90 minuti, non ha cessato di sostenere e spingere i bianconeri verso quel 2-0 che voleva dire salvezza.

Il secondo episodio che ci piace ricordare risale al 26 novembre 1979. Nel corso della tradizionale puntata de “Il Processo del Lunedì”  un furibondo Rozzi lancia dure accuse contro l’arbitro Pieri, che il giorno prima ha arbitrato un Roma – Ascoli 1-0 ricco di contestazioni arbitrali, e i dirigenti della Roma, raccontando che la sera prima della partita  il se­gre­ta­rio bian­co­ne­ro Ar­mil­lei in­sie­me al­l’av­vo­ca­to del­la so­cie­tà Gi­rar­di ca­sual­men­te ave­va­no sco­per­to al ri­sto­ran­te l’ar­bi­tro e i due guar­da­li­nee a cena con Lu­cia­no Mog­gi, al­l’e­po­ca di­ret­to­re spor­ti­vo del­la Roma.

Du­ris­si­mo fu lo scon­tro ver­ba­le tra il pre­si­den­tis­si­mo e i gior­na­li­sti ro­ma­ni, in par­ti­co­la­re un gio­va­ne Ro­ber­to Ren­ga che di­fen­de­va l’o­ne­stà e la se­rie­tà di Lu­cia­no Mog­gi. Qual­che anno dopo, ben pri­ma del­l’e­splo­sio­ne del­lo scan­da­lo di “Cal­cio­po­li”, lo stes­so Ren­ga fu tra i più fe­ro­ci con­te­sta­to­ri di quel “si­ste­ma Mog­gi” che, pure, in quel­l’oc­ca­sio­ne (per par­ti­gia­ne­ria) ave­va te­na­ce­men­te di­fe­so. Roz­zi nel 1979 ave­va già ca­pi­to tut­to e, cosa as­so­lu­ta­men­te da sot­to­li­nea­re, qual­che gior­no dopo quel duro scon­tro in tv il pre­si­den­te del­la Roma Dino Vio­la chia­mò il pre­si­den­tis­si­mo per chie­der­gli se dav­ve­ro era ac­ca­du­to quel­lo che ave­va rac­con­ta­to nel cor­so de “Il Pro­ces­so del Lu­ne­dì”. Un paio di gior­ni dopo Vio­la, con una de­ci­sio­ne che col­se tut­ti di sor­pre­sa, de­ci­se di al­lon­ta­na­re Mog­gi.

Sempre al 1979 fa riferimento il terzo episodio, in particolare al post Ascoli-Bologna con le polemiche per alcuni striscioni apparsi in curva sud. “Quando si tratta di delinquenti non ammetto che si nascondano sotto la bandiera bianconera. Contro il Bologna ho visto lo striscione con la foto di Mussolini e mi sono vergognato. Di questa gente non abbiamo bisogno” il suo durissimo commento.

Par­lan­do, in­ve­ce, esclu­si­va­men­te di cal­cio gio­ca­to, ri­cor­da­to che Roz­zi ri­le­vò l’al­lo­ra Del Duca Asco­li qua­si in modo ca­sua­le il 6 giu­gno 1968 (di­chia­ran­do, tra l’al­tro, che sa­reb­be ri­ma­sto in ca­ri­ca un solo anno), la sto­ria del pre­si­den­tis­si­mo è stret­ta­men­te le­ga­ta ad un al­tro dei per­so­nag­gi cal­ci­sti­ci ama­tis­si­mo dai ti­fo­si asco­la­ni, Car­let­to Maz­zo­ne. Al­l’ac­cop­pia­ta Maz­zo­ne-Roz­zi è le­ga­ta la sto­ri­ca pri­ma pro­mo­zio­ne in se­rie A nel­l’in­di­men­ti­ca­bi­le sta­gio­ne 1973-74, con l’an­co­ra più inat­te­sa sal­vez­za con­qui­sta­ta la sta­gio­ne suc­ces­si­va.

Com­ples­si­va­men­te con Roz­zi pre­si­den­te l’A­sco­li ha di­spu­ta­to ben 14 cam­pio­na­ti di mas­si­ma se­rie, con­qui­stan­do­si una tra­di­zio­ne di as­so­lu­to ri­spet­to tra i co­sid­det­ti club mi­no­ri. Qua­si su­per­fluo ag­giun­ge­re che gra­zie al pre­si­den­tis­si­mo l’A­sco­li è di­ven­ta­ta di gran lun­ga la “re­gi­na” del cal­cio mar­chi­gia­no, una sor­ta di una pic­co­la e par­zia­le ri­vin­ci­ta per un ter­ri­to­rio che, in­ve­ce, trop­po spes­so è con­si­de­ra­to la “ce­ne­ren­to­la” del­la re­gio­ne.

In que­gli straor­di­na­ri anni Roz­zi è riu­sci­to a por­ta­re ad Asco­li cam­pio­ni di as­so­lu­ta fama in­ter­na­zio­na­le come Bra­dy, Ca­sa­gran­de, Dir­ceu, Tro­glio, Bie­rhoff, Her­na­dez, Cvetkovic ma an­che al­cu­ni tra i più noti gio­ca­to­ri ita­lia­ni del­l’e­po­ca come Pie­tro Ana­sta­si, Bru­no Gior­da­no, Fe­li­ce Pu­li­ci. Si deve ad una sua straor­di­na­ria in­tui­zio­ne l’ar­ri­vo in Ita­lia di uno dei tec­ni­ci in­ter­na­zio­na­li più pre­sti­gio­si, l’in­di­men­ti­ca­to Vu­jai­din Bo­skov che, pri­ma di ar­ri­va­re ad Asco­li, ave­va al­le­na­to la na­zio­na­le del­l’al­lo­ra Ju­go­sla­via e al­cu­ni dei più pre­sti­gio­si club eu­ro­pei, pri­mo tra tut­ti il Real Ma­drid (per tre anni) ma an­che il Feye­noord.

Ma Roz­zi non è sta­to so­la­men­te il pre­si­den­te del­l’A­sco­li. Era an­che un co­strut­to­re edi­le che in que­gli anni ha rea­liz­za­to di­ver­si sta­di tut­to­ra pie­na­men­te fun­zio­nan­ti. Come il Via del Mare di Lec­ce, il Par­te­nio di Avel­li­no, il Vi­go­ri­to di Be­ne­ven­to, il Nuo­vo Ro­ma­gno­li di Cam­po­bas­so.

Na­tu­ral­men­te fu ope­ra sua la tra­sfor­ma­zio­ne del Del Duca, dopo aver ot­te­nu­to la pro­mo­zio­ne in se­rie A, che nel vol­ge­re del­l’e­sta­te pas­sò da 15 a 40 mila po­sti. Il tut­to in ap­pe­na tre mesi, una spe­cie di mi­ra­co­lo che oggi sa­reb­be me­glio non ri­cor­da­re di fron­te alla ver­go­gna a cui sia­mo co­stret­ti ad as­si­ste­re da qua­si 4 anni, un tem­po non an­co­ra suf­fi­cien­te per rea­liz­za­re sem­pli­ce­men­te la nuo­va tri­bu­na est.

E siamo certi che se oggi fosse alla guida della società bianconera il “presidentissimo” non le manderebbe certo a dire al sindaco Castelli. Ma in pochi forse sanno che il nome di Rozzi non è legato solo al calcio.

Se, infatti, oggi Asco­li può van­ta­re una sede uni­ver­si­ta­ria buo­na par­te del me­ri­to è pro­prio il suo che, nel­le ve­sti di pre­si­den­te del cir­co­lo cul­tu­ra­le “Lions Club”, si im­pe­gno per anni te­na­ce­men­te per por­ta­re nel ca­po­luo­go pi­ce­no una Fa­col­tà di Ar­chi­tet­tu­ra.

L’attuale dirigenza bianconera ha ricordato la figura del “presidentissimo” in questo 24° anniversario con un post sulla pagina facebook. Come al solito, poi, venerdì prossimo nella sfida contro il Brescia l’Ascoli scenderà in campo con i calzettoni rossi, per ri­cor­da­re quei cal­zi­ni ros­si che Roz­zi in­dos­sa­va sca­ra­man­ti­ca­men­te in oc­ca­sio­ne di ogni par­ti­ta dei bian­co­ne­ri.

Non vuole certo essere una critica, ma per il ricordo che abbiamo del “presidentissimo” non ci sembra mai sufficiente ciò che viene organizzato in queste occasioni. Con la certezza che, senza fare torto a Pulcinelli, a Tosti o a chi verrà dopo di loro, il “presidentissimo” dell’Ascoli è e resterà sempre nei cuori dei tifosi bianconeri Costantino Rozzi.

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