Una “costosissima” relazione di fine mandato


Il decreto 149/2011 impone  di redigere la relazione di fine mandato e di pubblicarla sul proprio sito internet. Il Comune, però, decide di spendere migliaia di euro con la realizzazione di un opuscolo, un edizione speciale del giornale e, addirittura, un nuovo sito internet

Si sa che quando ci sono di mezzo politici e amministratori la differenza tra trasparenza e propaganda è assai sottile. E basta poco, qualche semplice accorgimento da “furbetti”, per trasformare un obbligo che va in una direzione in una ghiotta opportunità che va esattamente nel senso opposto. L’esempio più evidente e più sconfortante arriva, neanche a dirlo, dal Comune di Ascoli e dalla giunta comunale.

Che con una propria delibera ha trasformato l’obbligo di trasparenza a “costo zero” imposto dal decreto 149/2011 nell’ennesima opportunità per dare vita ad un’imponente e costosissima campagna propagandistica,  ovviamente pagata dai cittadini ascolani. Il decreto citato, all’articolo 4, impone a Comune e Province di redigere una relazione di fine mandato.

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I cui contenuti e modalità di pubblicazione sono rigorosamente disciplinati proprio dall’articolo 4 di quel decreto. Che, innanzitutto, stabilisce che la relazione di fine mandato ha il fine di “garantire il coordinamento della finanza pubblica, il rispetto dell’unità economica e giuridica della  Repubblica,  il principio di trasparenza delle decisioni di entrata e di  spesa”.

E che deve essere sottoscritta dal presidente della Provincia o dal sindaco “non oltre il novantesimo giorno antecedente la data di scadenza del mandato”, poi entro 10 giorni “deve risultare certificata dall’organo di revisione dell’ente locale e, nello stesso tempo, trasmessa al Tavolo tecnico interistituzionale istituito presso la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica”.

A cui spetta il compito di verificare se quanto esposto nella relazione è conforme ai dati finanziari in proprio possesso e con le informazioni inviate dagli enti locali alla banca dati, inviando successivamente (entro 20 giorni) un apposito rapporto. Il comma 2 stabilisce poi che “il rapporto e la relazione di fine mandato sono pubblicati sul sito istituzionale della Provincia o del Comune entro il giorno successivo alla data di ricevimento del rapporto”.

Infine nel comma 4 vengono definiti nel dettaglio i contenuti della relazione stessa nella quale si deve fare riferimento a “sistemi ed esiti dei controlli interni; eventuali rilievi della Corte dei Conti; azioni intraprese per il rispetto dei saldi di finanza pubblica programmati e stato del percorso di convergenza verso i fabbisogni standard; situazione finanziaria e patrimoniale; azioni intraprese per contenere la spesa e stato del percorso di convergenza ai fabbisogni standard; quantificazione della misura dell’indebitamento”.

L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Castelli è ormai agli ultimi mesi del proprio mandato e tra maggio-giugno 2019 si tornerà a votare per scegliere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Quindi è arrivato il momento di predisporre quella relazione, cosa che sindaco e giunta si apprestano a fare come evidenziato dalla delibera n. 259 del 26 novembre scorso, pubblicata sull’albo pretorio comunale on line martedì 4 dicembre.

Ma già dal titolo della delibera stessa  (“Indirizzi e linee guida in ordine alla redazione della relazione di fine mandato 2014-2019 e rielaborazione del documento istituzionale a fini divulgativi”) si capisce che c’è qualcosa di strano (emblematiche le espressioni “rielaborazione” e “fini divulgativi”), che con la solita innegabile abilità che abbiamo imparato a conoscere in questi anni il primo cittadino si accinge a trasformare quell’obbligo di legge, a “costo zero”, nell’ennesima occasione per imbastire un’imponente e costosissima operazione di propaganda, rigorosamente pagata dai cittadini ascolani.

Leggendo con attenzione il corpo della delibera il sospetto diventa certezza. Perché sindaco e giunta, dopo aver incaricato Segretario generale e Dirigente del Settore Finanziario di redigere la relazione in questione, in barba a quanto previsto dal decreto 149/2011 (che stabilisce la pubblicazione esclusivamente sul proprio sito internet), deliberano di predisporre un mega piano per la divulgazione dei contenuti (“rielaborati”) della relazione stessa.

Un progetto che prevede la realizzazione di un opuscolo di 150 facciate, stampato in 2.700 copie, “da distribuirsi in occasione di eventi, convegni ed incontri promossi o organizzati dall’amministrazione comunale”, di un’edizione speciale da 32 facciate del periodico comunale “Arengo News” da distribuire nelle cassette postali dei capifamiglia del Comune di Ascoli (circa 20 mila copie) e, incredibile ma vero, addirittura di un nuovo sito internet appositamente ed interamente dedicato alla divulgazione dei contenuti di quella relazione.

Detto che evidentemente sindaco e assessori sono stati contagiati dalla “sindrome Di Maio”, quell’irresistibile e profonda ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza) che porta a credere nell’esistenza di una figura (quella del capofamiglia) abolita da “appena” 43 anni (legge 151/1975), è chiaro che una simile operazione di divulgazione (propaganda) inevitabilmente ha un costo elevatissimo.

Amplificato dal fatto che per l’occasione l’amministrazione comunale ricorrerà anche ad alcuni incarichi esterni (in particolare per quanto riguarda l’opuscolo di 150 facciate nella delibera si legge che “per la realizzazione del suddetto prodotto sarà necessario provvedere, attraverso l’affidamento di incarichi esterni a norma di legge, all’adattamento e alla rielaborazione di tutti i contenuti della Relazione di fine mandato”). Sindaco e giunta si guardano bene dall’indicare, nella citata delibera, quanto costerà questa mega operazione ai cittadini.

Di certo, però, parliamo di decine di migliaia di euro. Un inutile ed evitabilissimo spreco di soldi pubblici, per altro in alcun previsto dal decreto 149/2011, purtroppo non il primo (speriamo almeno che sia l’ultimo visti i pochi mesi che restano). Naturalmente ora c’è attesa per verificare i contenuti della relazione e, ancor più, della rielaborazione che verrà fatta ai fini divulgativi.

A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina” amava ripetere Andreotti. Ed è chiaro che, vista l’imponente campagna divulgativa predisposta, è sin troppo semplice immaginare una relazione (almeno nella versione “rielaborata”) che come al solito si trasformi in un’improbabile autocelebrazione.

Come è avvenuto di recente nella “Relazione Performance 2017”, approvata il 25 settembre con delibera n. 199, secondo la quale nell’anno passato l’amministrazione comunale avrebbe realizzato addirittura l’82% degli obiettivi fissati ad inizio anno (69 su 84). Peccato che poi, andando ad analizzare nel dettaglio quella relazione, si è scoperto che tra i 69 obiettivi che il Comune ha considerato realizzato ci sarebbero anche il completamento della nuova tribuna est, la bonifica dell’ex Carbon, la riqualificazione di tutta l’area dell’Annunziata, il completamento della cittadella dello sport ecc.

In particolare siamo curiosi di vedere se, visto che nell’art. 4 del decreto 149/2011 si fa espressamente riferimento ad eventuali rilievi della Corte dei Conti, nella relazione verrà citata la sanzione che proprio la Corte dei Conti ha comminato al Comune di Ascoli per irregolarità in bilanci passati. O, ancora, a proposito di indebitamento e situazione delle finanze, se si farà riferimento al fatto che si è reso necessario vendere tutti i “gioielli” comunali (a partire dalla società del gas ma, di recente, anche le farmacie comunali) per dare ossigeno alle casse comunali.

Chissà perché, ma siamo pronti a scommettere che queste vicende non verranno citate. Non resta che aspettare e vedere, sperando che sindaco e assessori facciano presto chiarezza sul costo esatto di questa mega operazione divulgativa (propaganda).

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