Qualità nel gioco e nei singoli, cuore e determinazione: è un Ascoli da grandi ambizioni


La convincente vittoria sullo Spezia “illuminata” da giocate di grande qualità ma anche dalla feroce determinazione con la quale i bianconeri hanno difeso il vantaggio nei momenti di difficoltà. Unico neo l’ingiustificabile “follia” di Ninkovic

Un pareggio in casa della seconda in classifica, sfiorando l’impresa in inferiorità numerica. Una vittoria da grande squadra, conquistata prima con il gioco e la qualità tecnica dei singoli, poi con il cuore. Non poteva iniziare in modo migliore per l’Ascoli l’ultima parte del girone di andata. Fatti tutti gli scongiuri del caso (la serie B è un campionato terribile e basta poco per ritrovarsi nei guai) è ormai evidente che la formazione di Vivarini ha tutte le qualità per poter coltivare ambizioni playoff. In quest’ottica la partita vinta 3-1 con lo Spezia è davvero significativa.

Perché quella di Marino è una squadra che esprime un ottimo calcio e tra le formazioni viste al Del Duca è quella che, sul piano del gioco, ha più impressionato. Alla fine però ha vinto ugualmente l’Ascoli perché i bianconeri hanno più qualità nei singoli, non solo in avanti, ha giocatori di maggiore personalità, ha più cattiveria agonistica (il gol finale di Padella ne è l’emblema) e sa leggere meglio e interpretare le varie fasi della partita.

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Sono caratteristiche che questa squadra aveva già messo in mostra, a parte un paio di eccezioni, in precedenza ma che sabato scorso sono emerse tutte insieme, nelle varie fasi di una gara dall’andamento incredibile ed emozionante. La feroce determinazione e la consapevolezza della difficoltà della partita si sono viste subite in avvio. Con i liguri che, si sapeva, possono diventare micidiali negli spazi, i bianconeri sono andati subito a cercare quel gol che avrebbe permesso di impostare la partita in modo favorevole.

E non è casuale che l’abbiano trovato subito, dopo meno di un minuto, grazie ad Ardemagni che nell’occasione ha confermato di essere bomber di lusso per la categoria, intuendo prima degli altri che la conclusione di Ninkovic poteva diventare un assist e trovando con freddezza l’angolino dove Lamanna non poteva arrivare.

La qualità del gioco e dei singoli si sono viste innanzitutto in quei primi 25 minuti della prima frazione nei quali l’Ascoli ha messo in mostra un calcio davvero piacevole, con azioni in rapidità e in verticale che hanno creato i presupposti del raddoppio. Eppure anche in quella fase è emerso, come già a Pescara, Lanni, il ritrovato numero bianconero che, pochi minuti dopo il vantaggio, con un intervento perfetto ha evitato il possibile immediato pareggio di Okereke. Senza voler infierire, il bottino dei bianconeri fino all’ultima sosta era inferiore a quanto espresso anche per qualche disattenzione di troppo di Perucchini.

A Pescara Vivarini ha rilanciato Lanni e il numero uno bianconero ha risposto alla grande, contribuendo in maniera determinante ad ottenere i 4 punti nelle due partite. Dopo il dominio dei primi 25 minuti, la partita nella seconda metà del primo tempo è cambiata, i liguri hanno preso campo, hanno messo in mostra buonissime trame e hanno costretto l’Ascoli a difendersi, anche con qualche affanno.

Ma in quella fase si è vista la differenza di qualità dei singoli tra le due squadre (la formazione di Marino non ha giocatori del calibro di Ardemagni, Ninkovic, Cavion) ma anche la straordinaria capacità di saper soffrire della formazione di Vivarini che, al di là di un paio di pericolosi cross, non ha concesso molto agli avversari. In avvio di ripresa il gioiello di Cavion (da solo vale il prezzo del biglietto) sembrava aver chiuso il discorso ma la follia di Ninkovic ha complicato tutto e una partita che sembrava in discesa è diventata difficilissima.

E qui è venuto ancora una volta fuori lo straordinario carattere di questa squadra, la capacità della formazione di Vivarini di saper passare da un calcio di grande qualità, con giocate tecniche e azioni in velocità, ad un calcio fatto di sofferenza, di strenua difesa, di lotta. E’ chiaro che a tutti piace il bel gioco e si vorrebbero vedere sempre giocate di classe come il tacco di Ardemagni nel primo tempo (a liberare Ngombo al limite dell’area), i passaggi in verticale di Ninkovic o il gol di Cavion.

Ma confessiamo di aver trovato esaltante anche il modo in cui i bianconeri hanno retto all’assalto dello Spezia in quel durissimo secondo tempo, quando più volte si è avuta la sensazione che il pareggio dei liguri fosse inevitabile. Anzi, in un paio di circostanze lo svilupparsi rapido e ficcante dell’azione della formazione di Marino ha fatto pensare che il gol fosse cosa fatta. Invece sempre, in quelle circostanze, è arrivata una copertura “miracolosa”, un recupero tempestivo, una chiusura puntuale che hanno evitato il peggio.

Nel dopo partita Marino si è molto rammaricato per gli episodi sfortunati e per gli errori arbitrali che, a suo dire, avrebbero penalizzato la sua squadra. Siamo sempre stati convinti che la fortuna, se non in rarissimi casi, non esiste e gli episodi girano in un modo o nell’altro per meriti e demeriti delle due squadre. E la squadra di Vivarini ha anche questo fondamentale pregio, di saper sfruttare al meglio ogni episodio, ogni possibile situazione favorevole.

Non è fortuna, è convinzione e determinazione, qualità senza le quali nessuna squadra può andare lontano. Quanto agli errori arbitrali è inutile starne a parlare, non lo abbiamo fatto nelle passate occasioni quando l’Ascoli ha pagato qualche decisione discutibile, non lo facciamo in questa circostanza. Nella quale, per altro, l’arbitro Iliuzzi ha commesso tanti di quegli errori, da una parte e dall’altra, che diventa persino difficile capire quale delle due squadre è stata effettivamente maggiormente penalizzata.

Molto più opportuno, invece, non sottovalutare quello che è l’unico aspetto negativo emerso in queste due partite, cioè il fatto che in entrambe le occasioni i bianconeri hanno dovuto giocare per diversi minuti in inferiorità numerica. E se D’Elia a Pescara era stato molto ingenuo (con un giallo già sulle spalle si poteva e si doveva evitare quell’intervento a centrocampo), contro i liguri quella di Ninkovic è stata una vera e propria follia. Che poteva costare carissima all’Ascoli, sul 2-0 e in controllo della partita, che in 10 ha rischiato di vedere svanire una vittoria che fino a quel momento non sembrava in discussione.

Nel post partita Vivarini e Pulcinelli con i media da copione hanno difeso il fantasista serbo. Ma siamo sicuri che, al chiuso dello spogliatoio, lo avranno redarguito con decisione. Perché non ci sono e non possono esserci scusanti, neppure i falli che sicuramente Ninkovic subisce ogni partita. E’ l’inevitabile destino dei giocatori con il suo talento e con il suo modo di giocare, deve assolutamente imparare a conviverci senza perdersi in quelle assurde reazioni.

Già in qualche altra partita aveva rischiato, contro i liguri la sua espulsione è insindacabile. Inutile parlare dei falli subiti nel primo tempo perché il pessimo Iliuzzi ha usato, ovviamente sbagliando, due metri diversi nel primo tempo (nel quale si è parso almeno 3-4 gialli, da una parte e dall’altra) e nel secondo. Inutile sottolineare che la prima ammonizione è stata eccessiva.

Sicuramente si può ritenere fiscale ma non scandalosa. E, comunque, ogni giustificazione cade di fronte al fatto che un giocatore appena ammonito non può intervenire come ha fatto Ninkovic a centrocampo. E’ fondamentale correggere subito certi errori e non cercare giustificazioni perché, in un campionato così difficile e con tante squadre in pochi punti che hanno legittime ambizioni, la differenza può essere fatta anche e soprattutto dai particolari. E, magari, dalle scelte del prossimo mercato di gennaio. Se Lanni si conferma a questi livelli il portiere non è più una priorità.

Potrebbe essere utile un esterno difensivo (a destra o a sinistra) anche se proprio contro i liguri ha convinto la prestazione di De Santis schierato al posto di D’Elia. Così come potrebbe essere importante un attaccante di livello da affiancare ad Ardemagni. Però deve essere un giocatore in grado realmente di fare la differenza (e a gennaio non è facile trovarne).

Altrimenti non avrebbe senso e non servirebbe perché comunque anche con l’attuale rosa l’Ascoli ha tutte le potenzialità per ottenere qualcosa di importante in questo durissimo campionato.

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