Il paese dei condoni: “regalo” da 177 milioni di euro per le sigarette elettroniche


Un emendamento al decreto fiscale consente ai produttori di sigarette elettroniche di versare solo il 5% dell’imposta dovuta. Per l’opposizione è un “condono marchetta” perchè tra i beneficiari del provvedimento c’è un’azienda che ha finanziato la campagna elettorale della Lega

Più che sul lavoro, come recita il primo articolo della nostra Costituzione, l’Italia sembra sempre più essere una Repubblica fondata sul condono. E, probabilmente, anche sui paradossi, come quello che si sta verificando in questi giorni nel corso dell’approvazione del decreto fiscale. Che ha visto approvato in commissione un emendamento che ha fatto felici i produttori di sigarette elettroniche ma che è stato immediatamente ribattezzato dall’opposizione un “condono marchetta”. Si tratta, in particolare, dell’articolo 8 del decreto che di fatto condona ben 177 milioni di euro alle aziende che producono sigarette elettroniche, cancellando quasi completamente due sentenze del Tar e della Corte Costituzionale.

Che avevano stabilito che quelle aziende dovevano allo Stato 187 milioni di euro di maggiori imposte da versare rispetto a quelle dichiarate nel periodo 2014-2018 sui prodotti succedanei del tabacco e sui prodotti liquidi da inalare. Grazie all’approvazione dell’emendamento, l’articolo 8 del decreto fiscale prevede ora una sanatoria che consente a quelle aziende di mettersi in regola versando solamente il 5% del totale dell’imposta da versare. In pratica poco meno di 10 dei 187 milioni che lo Stato avrebbe dovuto incassare. Tanto valeva “abbonare” completamente quanto dovuto, così oltre al danno si aggiunge la beffa.

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A rendere il tutto ancor più imbarazzante c’è, poi, il fatto che uno dei principali operatori italiani del settore dei liquidi ha finanziato con 75 mila euro la campagna elettorale della Lega di Salvini. Come diceva sempre Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina”. Ironia a parte, magari sarà solamente un caso, dovuto all’irresistibile attrazione che prova questo governo per i condoni (una sorta di attrazione per il peccato, visto come era stato considerato per anni il condono da una parte dell’attuale esecutivo).

Certo, però, è indiscutibile che mai investimento si è rivelato così fruttuoso come quello di quell’operatore che ha finanziato la Lega, visto che il vantaggio ottenuto è di gran superiore ai 75 mila euro versati. La cosa oltre modo paradossale è che chi sta rendendo possibile questo inaccettabile colpo di spugna negli anni passati più volte ha denunciato presunte “marchette” simili, spesso poi rivelatasi autentiche bufale.

Come non ricordare, ad esempio, la famosa vicenda del presunto condono di 98 miliardi di euro alle concessionarie delle slot machine ad opera del governo Letta che ancora prima delle elezioni dello scorso marzo qualcuno continua a tirar fuori. Quella, però, era una clamorosa “bufala”, sia perché in realtà l’entità della sanzione in discussione era di gran lunga inferiore (2,5 miliardi) sia, soprattutto, perché non si trattava certo di un condono ma semplicemente dell’applicazione di quanto previsto fin dal 2006 (legge finanziaria) per la definizione anticipata delle sanzioni determinate da sentenze di primo grado pronunciate nei giudizi di responsabilità dinanzi alla Corte dei Conti.

E, non a caso, la metà delle aziende interessate non ha aderito, prolungando il contenzioso (tutt’ora in corso) con lo Stato. O, ancora, come dimenticare il trambusto e le polemiche per quella che è stata denominata “sacchettopoli”, la vicenda esplosa ad inizio 2018 per la norma relativa al pagamento dei biosacchetti (che, per altro, recepiva la direttiva europea 2015/270), con le accuse da parte delle allora opposizioni di un favore del governo ad un’imprenditrice “renziana” (Catia Bastioli amministratore delegato della Novament).

Oggi sappiamo con certezza (in realtà era chiaro anche allora, ma con le elezioni alle porte non si poteva dire…) che quell’imprenditrice e quell’azienda non sono “renziane” o chissà altro ma, molto più semplicemente, un’eccellenza del paese (lo ha certificato persino Beppe Grillo).

Al di là del fatto che nei due casi citati poi è stato ampiamente dimostrato che eravamo in presenza di due autentiche “bufale”, è impossibile non far notare che chi allora stigmatizzava il presunto condono e il presunto favore ad un’azienda ritenuta “amica” del governo, oggi in un colpo solo unisce le due cose e prevede un inaccettabile condono di 177 milioni di euro che, magari casualmente, finisce per avvantaggiare uno dei finanziatori di un partito di governo. E, per giunta, in questo caso non ci sono dubbi né sull’entità del condono, né tanto meno sul fatto che a beneficiarne sia anche un’azienda legato in qualche modo al governo.

Al di là di ogni considerazione e pur volendo credere che non ci sia un nesso tra i due aspetti, c’è un aspetto più di ogni altro che infastidisce in questa vicenda. C’è la conferma che in questo paese i “furbetti”, che sia chi costruisce abusivamente o chi non paga quanto dovuto allo Stato, in un modo o nell’altro alla fine hanno quasi sempre la meglio, non pagano mai le conseguenze delle proprie azioni e, anzi, nella peggiore delle ipotesi se la cavano con un semplice “buffetto” (perché sanare il tutto con il pagamento di appena il 5% equivale davvero ad un semplice “buffetto”…).

D’altra parte non c’è da stupirsi più di tanto, non ci si poteva certo aspettare comportamento differente e una maggiore intransigenza da parte di chi ha messo in scena quell’indegna pantomima per non restituire i 49 milioni di euro illegalmente ricevuti (ottenendo poi quell’indecente trattamento di favore).

Stupisce, invece, molto più il fatto che un simile provvedimento (che, comunque lo si voglia vedere, di fatto è a tutti gli effetti un condono) venga accettato e votato supinamente dal M5S che, pure, negli anni passati ha fatto battaglie feroci (e sacrosante) proprio su queste tematiche. Va detto, per dovere di cronaca, che il decreto fiscale non è ancora stato definitivamente approvato e, dopo il passaggio al Senato di mercoledì sera, dovrà tornare alla Camera per la sua definitiva approvazione.

C’è, quindi, ancora la possibilità di evitare questa ennesima indecenza. E, al contempo, per dimostrare che certe battaglie erano fatte per convinzione e non semplicemente per convenienza.

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