Problema portiere e calo di concentrazione, inattesa frenata per l’Ascoli


In una partita nella quale gli episodi sono girati tutti a sfavore dei bianconeri, per demeriti propri (i clamorosi errori di Perucchini e Beretta) e per qualche decisione discutibile dell’arbitro, all’Ascoli è mancata la determinazione e l’attenzione mostrate nelle ultime partite

Sarebbe sin troppo facile sostenere che, a portieri invertiti, l’Ascoli avrebbe sicuramente vinto la partita di sabato scorso al Del Duca contro il Padova. E indiscutibilmente ci sarebbe del vero in una simile affermazione, non solo per le responsabilità di Perucchini, ma anche per la giornata di gloria di Perisan, baluardo quasi insuperabile nel secondo tempo.

Ma sarebbe riduttivo e pericoloso limitarsi a questo aspetto per spiegare la sconfitta contro i veneti, pur ribadendo che il problema portiere esiste ed è arrivato il momento di affrontarlo una volta per tutte.

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Perucchini-Lanni, è il momento della scelta definitiva

Senza troppi giri di parole, l’ex numero uno del Lecce in questa prima parte di campionato è indiscutibilmente il giocatore che più ha deluso. In almeno la metà dei 12 gol subiti fino ad ora dall’Ascoli c’è la sua evidente e indiscutibile responsabilità. Magari ora sarà diventata anche una suggestione collettiva, ma non dà mai la sensazione di sicurezza ed ha evidenziato dei chiari limiti tecnici nelle uscite e nelle respinte (ha il terribile e deleterio vizio di respingere la palla sempre in campo, di non buttarla mai in angolo).

Si può discutere a lungo (e di certo con buone ragioni) sul fatto che l’arbitro, in occasione del gol del pareggio del Padova, non ha fermato il gioco dopo il duro scontro tra Addae e Laverone a centrocampo. Ma l’azione dei veneti non si sarebbe mai concretizzata nella rete dell’1-1 senza l’uscita goffamente sbagliata di Perucchini. Che poi, altrettanto goffamente, si è ripetuto in occasione del gol del 3-1 di Mazzocco, al termine di un’azione nella quale, però, ci sono responsabilità anche complessive, di squadra.

Vivarini ha a disposizione anche Ivan Lanni che solo 2 anni fa era il titolare inamovibile e, per le sue prestazioni sempre positive, aveva addirittura suscitato l’interesse di alcune squadre di serie A (Genoa e Chievo in particolare). Lo scorso anno ha vissuto una stagione difficile, collezionando una serie impressionante di errori, prima di essere scalzato da Agazzi, arrivato a gennaio. In estate sembrava dovesse partire, invece alla fine è rimasto in bianconero.

Dopo la sconfitta di Perugia (e il clamoroso errore di Perucchini in occasione del secondo gol degli umbri), nella successiva sfida casalinga contro il Lecce Vivarini l’aveva rilanciato come titolare ma un infortunio lo aveva messo ko in avvio di secondo tempo. Ci ha messo un po’ per recuperare ma da alcune giornate è tornato a disposizione e più volte, alla vigilia delle partite, si è parlato di un possibile cambio in porta, anche se poi Vivarini ha sempre continuato a scegliere Perucchini.

E’ comunque innegabile che intorno al ruolo di numero uno continua ad esserci una certa incertezza, cosa che solitamente non è molto positiva e non contribuisce certo a dare serenità e tranquillità a chi poi scende in campo. Per questo è arrivato il momento di fare una scelta definitiva, almeno da qui alla fine del girone di andata (fine dicembre), quando poi il campionato si fermerà e partirà il mercato di gennaio.

Pur non nascondendo qualche perplessità dopo la disastrosa stagione dello scorso anno, siamo convinti che sia arrivato il momento di puntare su Lanni per le prossime 7 partite, valutando così se poi sia il caso di intervenire nel mercato di gennaio. Ma se Vivarini legittimamente pensa di continuare a puntare su Perucchini, allora sgomberi il campo da ogni incertezza e rassicuri in tutti i modi l’ex Lecce. Poi, in ogni caso, a fine dicembre (in ottica mercato) si tireranno le somme.

Poca fortuna ma anche scarsa lucidità

Per quanto determinante, quello del portiere non è, però, stato l’unico fattore che ha determinato la sconfitta. In una partita che, comunque, è stata fortemente determinata dagli episodi (compresa qualche decisione arbitrale), i bianconeri, per quanto espresso in campo, avrebbero comunque quanto meno meritato il pareggio. E’ però innegabile che la squadra sia scesa in campo con un piglio e una determinazione ben diversi rispetto alle ultime partite (Verona e Benevento).

Così come per la prima volta da inizio campionato hanno reagito in maniera confusa e sbagliata alle prime avversità, mostrando un’insolita scarsa lucidità nel leggere la partita. Per certi versi il gol trovato con troppa facilità dopo meno di 20 minuti (grazie al solito Ninkovic ma anche ad una distrazione collettiva del Padova) si è rivelato un boomerang. Sin dalle prime fasi di gara si era, infatti, intuito che i bianconeri non avevano la stessa “cattiveria” agonistica delle precedenti gare. E quel gol probabilmente ha illuso che sarebbe stato tutto sin troppo semplice.

Di contro il Padova, che era parso sin troppo timido e confuso in avvio, si è scosso dopo il gol di Ngombo ed ha iniziato a giocare con determinazione. E’ chiaro che, poi, la partita è cambiata in seguito al discusso episodio del gol del pareggio, con il mancato fischio di Ros (e l’errore di Perucchini). Ma le avvisaglie c’erano già state perché, prima dell’1-1, i veneti erano arrivati un paio di volte pericolosamente in area, senza però concretizzare.

A differenza di altre circostanze, l’Ascoli ha reagito male a quello sfortunato episodio e per tutto il primo tempo è praticamente uscito dalla partita, rischiando seriamente di andare a riposo addirittura in svantaggio. Dopo l’intervallo, in realtà, qualcosa è cambiato, la formazione di Vivarini è tornata in partita ma con minore lucidità rispetto al passato e con pochissima concretezza. Ha iniziato a spingere ed è andata all’assalto del Padova alla ricerca del 2-1. Ma, al tempo stesso, ha lasciato troppo spazio e troppo campo per le ripartenze dei veneti che avevano già mostrato di poter far male e di avere da centrocampo in su giocatori di qualità.

Non a caso il gol del vantaggio della formazione di Foscarini è arrivato proprio da una ripartenza, con Droh che ha avuto spazio e tempo per affondare e confezionare l’assist vincente per Capello. Un Ascoli più lucido, sulla falsariga di quello visto contro Verona e Benevento, avrebbe avuto un atteggiamento più accorto, provando ad attaccare ma senza concedere spazio agli avversari, aspettando il momento buono per colpire (che una difesa non certo irreprensibile come quella dei veneti probabilmente prima o poi avrebbe concesso).

L’errore “fatale” di Beretta e le parate di Perisan

Naturalmente poi, come spesso accade nel calcio, tutto sarebbe cambiato se Beretta non avesse fallito la più facile delle occasioni, proprio un minuto prima del gol di Capello. Per certi versi proprio dopo il 2-1 ospite si sono visti gli sprazzi migliori dell’Ascoli che, nello spazio di 20 minuti (dal gol di Capello al 3-1 di Mazzocco) ha creato 4 nitide palle gol, una sciupata malamente da Ninkovic, le altre tre annullate da uno strepitoso Perisan. Ancor più di prima, però, i bianconeri hanno avuto il demerito di lasciare “praterie” a disposizione degli ospiti che alla fine ne hanno approfittato con il solito Droh, ispiratore del gol del 3-1.

Che non ha chiuso la partita perché i bianconeri hanno mostrato di avere carattere da vendere, rientrando subito in partita con Brosco, anche se poi non hanno più avuto la forza di completare la rimonta. Nel complesso, quindi, una partita affrontata non nel modo migliore, nella quale poi tutti gli episodi sono andati contro i bianconeri. L’emblema della minore determinazione dei bianconeri, rispetto alle precedenti partite, a nostro avviso è proprio la prestazione complessivamente deficitaria del reparto arretrato, con gli stessi Brosco e Valentini (impeccabili nelle ultime partite) protagonisti di qualche distrazione di troppo.

Un peccato perché la vittoria, oltre che completare nel modo migliore la straordinaria giornata di festa per i 120 anni dell’Ascoli, avrebbe proiettato i bianconeri ai vertici della classifica (con i tre punti la formazione di Vivarini sarebbe volta al quinto posto con il Verona, con una partita in meno di Salernitana e Lecce rispettivamente terza e quarta).

Vista la situazione, in questo caso la sosta arriva nel momento migliore perché permetterà ai bianconeri di ricaricare le pile (al di là di tutto nelle partite contro Verona e Benevento la squadra ha speso enormi energie mentali) e, almeno si spera, a Vivarini di recuperare al meglio qualche elemento determinante. Come Troiano, non brillante contro il Padova ed uscito per un risentimento muscolare.

Con 15 giorni a disposizione c’è la possibilità di recuperarlo per la partita successiva alla sosta, l’attesissimo e difficilissimo derby dell’Adriatico contro il Pescara. Nel quale, purtroppo, mancherà Brosco che verrà squalificato. Una sfida ancor più delicata, la prima di sette partite finalmente consecutive che condurranno l’Ascoli alla fine del girone di andata.

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