Dissesto idrogeologico e abusivismo edilizio, ennesima tragedia annunciata


Nel giorno dei 12 morti in Sicilia Salvini pubblica una foto sorridente, poi accusa “l’ambientalismo da salotto”. Fingendo di dimenticare le responsabilità di chi “ha consentito che l’abusivismo dilagasse, massacrando il territorio e creando le condizioni per simili tragedie”

Maledetto l’ambientalismo da salotto che continua imperterrito, nonostante i ripetuti condoni degli ultimi decenni, a costruire fiumi e alberi dove ci sono tante belle casette e opere abusive che non aspettano altro che essere condonate! Forse è meglio prenderla con ironia, perché altrimenti rischiano davvero di cadere le braccia di fronte ad un paese “imbambolato”, quasi fino all’inebetimento, dall’incessante propaganda salviniana.

Che, invece di reagire stizzito e con veemenza, alla doppia inaccettabile provocazione del vicepremier, “si beve” come se niente fosse l’ennesima “panzana” del leader maximo e incontrastato del governo. Al quale ormai è permesso tutto, anche farsi beffe dell’ennesima tragedia che ha colpito il paese.

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Se 32 morti fanno ridere…

Quel post con l’espressione sorridente, nel giorno in cui si piangono 32 morti per le conseguenze del maltempo, è semplicemente indecente, una colossale mancanza di rispetto. Deve essere una sorta di strana devianza, non è la prima volta accade, già nel giorno drammatico del ponte di Genova Salvini, invece di essere nel capoluogo ligure, mentre ancora si lottava per tirare fuori le persone da sotto le macerie era in Sicilia a festeggiare!

Ma quel post indecente è nulla al confronto con la successiva reazione, a quelle assurde accuse all’ambientalismo, lanciate per giunta da chi dovrebbe solamente chiedere scusa, a nome del suo partito, al paese per i condoni votati dai precedenti governi di cui anche la Lega faceva parte (senza ovviamente dimenticare che proprio nei giorni scorsi il nuovo governo ha approvato l’ennesimo indecente condono).

L’ambientalismo da salotto esiste eccome – scrive Sergio Rizzo sul “Corriere della Sera” rispondendo al viceministro – e spesso è un problema anche per l’ambiente stesso. Ma certo i danni che gli ambientalisti da salotto possono aver fatto non possono essere paragonati alle devastazioni arrecate a questo nostro fragile Paese da chi, nella stanza dei bottoni, ha consentito che l’abusivismo dilagasse, massacrando il territorio e creando così le condizioni per tragedie come quella di Casteldaccia”.

Abusivismo e condoni, mix “mortale”

Il riferimento è chiarissimo ed è rivolto innanzitutto agli enti locale (Comuni, Regioni, Province) che hanno tollerato l’abusivismo, in particolare i Comuni che, addirittura, spesso lo hanno favorito e incentivato con piani regolatori e piani urbanistici che consentono di tutto. Ma anche e soprattutto ai governi precedenti che hanno previsto e votato i più indecenti condoni edilizi. Governi dei quali faceva organicamente parte la Lega di Salvini che ha sempre dato il proprio voto favorevole ad ogni genere di schifezza (leggasi condono) che poi, come ben sottolineato da Rizzo, determina tragedie come quella siciliana dei giorni scorsi (e molte altre negli anni passati).

Il tutto mentre quelli che il leader della Lega definisce “ambientalisti da salotto” lottavano, con i pochi mezzi a disposizione, contro quelle schifezze, cercando di mettere in guardia dalle possibili nefaste conseguenze. Per non parlare di Legambiente che da una decina di anni pubblica annualmente, ovviamente inascoltato, “Ecosistema rischio”, l’indagine che evidenzia come in Italia ben il 91% dei comuni (per oltre 7 milioni di persone interessate) hanno territori a rischio idrogeologico per alluvioni e frane.

Ricordiamo ancora le reazioni che puntualmente provocavano la pubblicazione di quella indagine (che, per altro, dovrebbe interessare in particolare le Marche che è tra le regioni più a rischio), così come non dimentichiamo i commenti tra l’ironico e il sarcastico di uno degli attuali leader locali della Lega quando in passato abbiamo dato ampio spazio a quell’indagine, a quell’allarme. Che non faceva altro che prevedere quello che puntualmente si è verificato, anzi, che si verifica da troppi anni a questa parte nel nostro paese.

Perché i 12 morti di Casteldaccia (Sicilia) di domenica scorsa (e i 32 dell’ultima settimana) sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di una lunga serie che ha visto negli ultimi 20 anni il nostro paese piangere centinaia e centinaia di vite (in fondo all’articolo l’elenco con le principali tragedie degli ultimi 20 anni) portate via da eventi che nulla hanno a che vedere con la fatalità e il caso, né tanto meno con determinati fenomeni naturali. Che è assolutamente normale e inevitabile che avvengono.

Ma non sono certo le piogge per quanto intense e il maltempo, per quanto diffuso, a provocare vittime. E’ la follia di chi ha permesso e continua a permettere che si costruisca a ridosso di fiumi, di torrenti, di ruscelli, in territorio franoso e a rischio alluvione.

E’ la superficialità di chi continua a non intervenire pur in presenza di evidenti e conclamati abusi (come ha evidenziato lunedì 5 novembre un’inchiesta del Corriere della Sera in Italia ci sono oltre 70 mila costruzioni abusive che sono in attesa da anni di essere demolite), ancora di più di chi tollera e per certi versi incentiva determinati abusi “mortali” con la pratica del condono. In tal senso è davvero sconfortante come questo paese non impari mai nulla dalle tragedie e dalle lezioni del passato, come ogni volta basta poco tempo per dimenticare quanto accaduto e ricominciare tutto come prima, come se nulla fosse.

Chiusa “Italia Sicura”, tagliati 10 miliardi di investimenti

In quest’ottica è disarmante constatare come la situazione in questo periodo stia addirittura peggiorando. E non tanto e non solo perché, proprio nei giorni scorsi, il (molto) presunto “governo del cambiamento” ha approvato l’ennesimo condono. Quanto per il fatto che incredibilmente, in un paese cosi mal messo da questo punto di vista, si sono drasticamente tagliati i fondi e si sono perse importanti occasioni di finanziamento proprio per la prevenzione per quanto riguarda il dissesto idrogeologico.

Come hanno fatto notare diversi addetti ai lavori, questa sarebbe (è) la vera priorità, la vera emergenza di questo paese che avrebbe bisogno urgentemente e immediatamente di un grande e ambizioso piano per la sicurezza e la prevenzione per il dissesto idrogeologico e per il rischio sismico. Questo sarebbe stato il vero e auspicabile segnale di reale cambiamento, investire miliardi e miliardi (anche in deficit) per un grande piano per la sicurezza del nostro territorio. Invece l’attuale governo, che pure al suo interno ha la componente grillina da sempre (almeno fino a qualche mese fa) molto attenta a queste tematiche, ha fatto esattamente l’opposto, ha addirittura drasticamente tagliato i fondi per la prevenzione e la lotta contro il dissesto idrogeologico.

Ne avevamo già parlato qualche mese fa (vedi articolo “Italia meno sicura: tagli per il dissesto idrogeologico e la sicurezza delle scuole”), in tempi non sospetti, dell’assurda decisione del governo di chiudere l’unità di missione “Italia Sicura” che, per la prima volta, aveva impresso un’importante svolta (ovviamente ancora molto parziale) per quanto concerne la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza delle scuole, con un investimento complessivo di circa 20 miliardi. Molti dei quali andati in fumo per l’incomprensibile decisione presa dal Consiglio dei ministri del 2 luglio scorso.

Per quanto concerne il dissesto idrogeologico, in piano messo a punto da “Italia Sicura” prevedeva lo stanziamento di 10 miliardi per il periodo 2016-2023 (praticamente poco più di un miliardo di euro all’anno), di cui già circa un miliardo e mezzo già spesi per interventi di prevenzione già avviati (e in alcuni casi completati). Un investimento molto importante e mai previsto prima che, ovviamente, non sarebbe stato comunque sufficiente per far fronte a tutte le situazioni di rischio e di pericolo (il costo stimato per una simile operazione è di circa 30 miliardi di euro).

Senza alcuna spiegazione valida (e quale mai potrebbe essere?) e senza prevedere nulla in alternativa, quell’unità di missione è stata chiusa e quei 10 miliardi di investimenti sono andati irrimediabilmente persi. Con incredibile senso del ridicolo nelle ore scorse il parlamentare del M5S Dell’Orco, intervenendo in proposito a Rai 3, ha sottolineato come in sostituzione di quella missione (e di quei fondi) sono stati stanziati nella finanziaria dei fondi appositi a disposizione del ministero dell’ambiente. In realtà si tratta di 300 milioni di euro per 3 anni (quindi complessivamente meno di un miliardo di euro in 3 anni) che, per giunta, erano già a disposizione perché previsti dalla finanziaria passata.

Come se non bastasse è emersa proprio in questi giorni la clamorosa e sconcertante notizia che il governo ha rinunciato ad un miliardo di euro per intervenire sul disastro idrogeologico messi a disposizione (ovviamente un prestito) dalla Banca europea degli investimenti (Bei).

Il piano, previsto dalla legge di bilancio 2018, prevedeva l’accensione di un mutuo con la Bei da spendere per centinaia di opere contro il dissesto idrogeologico (per l’esattezza 352 interventi, di cui 27 anche nelle Marche), da restituire poi con rate di 70 milioni nell’arco di una ventina di anni. Il governo ha detto no, facendo una scelta che il ministro all’ambiente Costa ha definito da “buon padre di famiglia” perché “gli interessi sarebbero poi stati pagati da tutti i cittadini”.

Che, invece, continuano a subire le drammatiche conseguenze di questa sciagurata politica…

Oltre 300 morti in 20 anni

5 maggio 1998: Sarno  161 morti (una marea nera che scende a valle dalla montagna cancella interi quartieri a Sarno)

9 settembre 2000: Soverato 13 morti (dopo 48 di pioggia fiume travolge un campeggio costruito nei pressi)

13 ottobre 2000: Valle d’Aosta 17 morti (dopo 48 ore di pioggia le frazioni di Pollein e Fenis vengono travolto e seppellite da fango e detriti)

13 ottobre 2000: Piemonte 23 morti (diversi quarti di alcuni paesi del torinese e della valle del Po sommersi dall’alluvione)

23 novembre 2000: Imperia 7 morti (esondazione dei torrenti Verbone e Armea tra Imperia e Ceriana)

1 ottobre 2009: Messina 36 morti (in seguito alle forti piogge, colate di detriti si abbattono su Giampilleri superiore, Scaletta Zanclea e altre frazioni)

3 marzo 2011: Sant’Elpidio a Mare 5 morti (straripa l’Etea morto nei pressi di Casette d’Ete)

25 ottobre 2011: Lunigiana 13 morti (fiume di fango travolge Vernazza e Monterosso)

4 novembre 2011: Genova 6 morti (alluvione in alcuni quartieri del levante cittadino situazioni in val Bisagno)

18 novembre: Sardegna nord orientale 18 morti (precipitazione intense per 20 ore, straripano i fiumi Cedrino e Posada, completamente inondato il paese di Torpè)

2 agosto 2014: Treviso 4 morti (straripa il torrente Lierza e travolge un centinaio di persone sotto un gazebo di una manifestazione locale)

10 settembre 2017: Livorno 9 morti (esonda un torrente in un quartiere livornese)

20 agosto 2018: provincia di Cosenza 10 morti

4 novembre 2018: Sicilia 12 morti (esondazione del fiume Milicia a Casteldacia provoca 9 morti, altri 3 nel resto della Sicilia, complessivamente sono 32 i morti in settimana per le conseguenze del maltempo nel paese)

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