San Giuliano di Puglia 16 anni dopo: una tragedia che non ha insegnato nulla


Il 31 ottobre 2002 27 bambini tra 6 e 10 anni e una maestra persero la vita per il crollo della scuola elementare causato dal terremoto. Sedici anni dopo in Molise la solita sfilata di politici e rappresentanti delle istituzioni che, però, non hanno imparato nulla da quella tragedia

Erano le 11:32  quel “maledetto” 31 ottobre del 2002 quando una scossa di terremoto di magnitudo 5.7 colpì la provincia di Campobasso, con epicentro tra Santa Croce di Magliano, Larino e San Giuliano di Puglia. Quella scossa e le repliche di magnitudo tra 5.5 e 4.1 del giorno successivo provocarono alcuni crolli, a San Giuliano di Puglia di un unico edificio. Anzi, per la precisione il solaio di copertura di un edificio, quello della scuola  “Francesco Jovine”, che ospitava le scuole materna, elementare e media, che crollò sulla parte sottostante. Sotto le macerie rimasero intrappolati 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli.

28 VITE SPEZZATE A SCUOLA

Sin dagli attimi immediatamente successivi al sisma tutto il paese si mobilitò per scavare, anche a mani nude, tra le macerie e cercare di salvare più vite possibili. Per tutto il giorno, fino a tarda notte, gli uomini dei Vigili del Fuoco e i volontari della Protezione civile riuscirono a tirare fuori dalle macerie e a mettere in salvo decine di bambini, i 2 bidelli, diverse insegnanti.

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Il mattino seguente il Comandante dei Vigili del Fuoco comunicò che da sotto le macerie non si sentivano più voci. Le ricerche proseguirono ma, purtroppo, di persone ancora in vita non ne furono estratte più. Drammatico il bilancio finale: 26 bambini e un’insegnante (la maestra Carmela, 47 anni) persero la vita sotto le macerie, mentre un 27esimo bambino morì qualche giorno dopo in ospedale. I bambini più grandi tra le vittime avevano 10 anni (Domenico, Giovanna, Costanza). Antonella, Martina, Morena e Valentina di anni ne avevano appena 6. Le loro giovanissime vite spezzate a scuola, nel luogo che per antonomasia dovrebbe essere in assoluto il più sicuro.

A rendere più inaccettabile lo straziante dramma il fatto che appena un anno prima la scuola era stata ristrutturata. E le successive indagini accerteranno che il crollo avvenne proprio nella parte di più recente ricostruzione: i solai ed il tetto, rinforzati in cemento, si abbatterono sulle strutture più leggere fatte di forattini.

Oggi, come ogni anno da allora, San Giuliano si ferma per ricordare i 27 angeli e la loro sfortunata maestra. Alle 11:32 i rintocchi della campana ricorderanno la tragedia, poi alle 20 ci sarà la tradizionale fiaccolata lungo le vie del paese, organizzata dal “Comitato vittime della scuola elementare San Giuliano di Puglia”.

E, come da 16 anni a questa parte, sfileranno i rappresentanti delle istituzioni (per il governo è atteso il ministro della giustizia Bonafede), sempre pronti a farsi vedere e ad essere in prima linea in queste occasioni ma, poi, colpevolmente assenti quando si tratta di adoperarsi concretamente per far si che ciò che è accaduto in Molise non si ripeta mai più. Per questo ogni anno l’anniversario di quella tragedia è sempre in più triste.

“Nessuno ha pagato per quanto accaduto”

Innanzitutto perché al dolore di quei genitori che hanno perso i propri figli e di tutta la comunità si aggiunge un profondo senso di ingiustizia che rende problematico, quasi impossibile, avere ancora fiducia nello Stato, nelle istituzioni.

Sentimento ampiamente comprensibile e inequivocabilmente testimoniato dal presidente del Comitato, Antonio Morelli, che  quel 31 ottobre del 2002 ha perso la figlia di 6 anni. Perché per quella tragedia sono stati condannati in via definitiva, con pene da un massimo di 5 anni  mezzo ad un minino di 2 anni e mezzo, 5 persone: i costruttori Carmine Abiuso e Giovanni martino, il progettista Giuseppe La Serra, il capo ufficio tecnico comunale Mario Marinaro ed il sindaco di allora Antonio Borrelli.

Nessuno dei colpevoli ha fatto un giorno di carcere, nessuno di loro ha pagato per quanto accaduto” ci confidava lo scorso anno Morelli quando abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrarlo nel corso di una manifestazione dei Comitati scuole sicure a Teramo. L’unico che ha drammaticamente pagato per quanto accaduto è il sindaco Borrelli che sotto le macerie della scuola ha perso la figlia di 6 anni.

Se possibile, però, quest’anno alla tristezza, al dolore e al senso di ingiustizia che caratterizzano questa drammatica ricorrenza si aggiunge anche lo sconforto, il senso di rassegnazione di fronte ad un paese, ad una classe dirigente ma anche ad una società civile che in questo paese sembrano destinati a non cambiare mai.

Con la disarmante convinzione che quella tragedia, così come quella della casa dello studente e del terremoto del centro Italia 2016, non ha insegnato nulla. Eppure proprio dopo il terremoto del 2016 sembrava che finalmente, in questo campo, potesse finalmente cambiare. Invece, in una sorta di deja vu, si è ripetuto il solito imbarazzante e sconfortante copione.

Dopo le tragedie il solito copione

Dopo la tragedia di San Giuliano vennero approvate norme che imponevano a Comuni e Province di effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica per valutare il grado di sicurezza degli edifici scolastici e furono anche stanziati i primi fondi per effettuarle.

Nel paese finalmente si aprì un serio dibattito e una serie discussione sullo stato di salute delle nostre scuole, sulla necessità di intervenire con decisione. Poi, come è tipico di questo bizzarro paese, con il passare del tempo e con il ricordo della tragedia molisana sempre più sbiadito tutto è tornato come prima. Come tradizione, per le verifiche di vulnerabilità sismica si è andati avanti di proroga in proroga fino ad arrivare alla fine 2013, termine che però la maggioranza di Comuni e Province ovviamente non hanno rispettato.

E i risultati si sono visti con le scosse dell’agosto e dell’ottobre 2016. Decine e decine le scuole crollate o completamente inagibili, non si contano le scuole che hanno subito gravi danni. Sono crollate scuole rifatte da poco (Amatrice), scuole dichiarate agibili soltanto un paio di giorni prima (Muccia e Fiastra), sono rimaste gravemente danneggiate e dichiarate inagibili scuole di recente costruzione (scuola media Monticelli Ascoli). Solo la casualità, un doppio colpo di fortuna (la prima scossa forte del 24 agosto quando le scuole erano ancora chiude, la seconda il 30 ottobre di domenica) ha evitato il ripetersi di tragedie come quella di San Giuliano.

E come allora è andato in scena il solito stucchevole teatrino. Anche se stavolta sembrava che qualcosa fosse realmente cambiato, con la nascita di diversi Comitati scuole sicure formati da cittadini e genitori che lasciavano sperare che finalmente qualcosa potesse cambiare. Una breve illusione, cancellata pian piano dal ripetersi dei soliti eventi. Ancora una volta tante promesse, ma fatti concreti poco o nulla.

Nella primavera 2017 almeno si era stabilito per decreto (convertito poi in legge) l’obbligatorietà delle verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole da effettuare entro giugno 2018. Poi, però, è ricominciato il solito balletto dei rinvii, tanto che al momento la nuova scadenza è fine 2018 (scommettiamo che verrà nuovamente prorogata?).

La sicurezza delle scuole ancora dimenticata

Per certi versi, addirittura, rispetto a qualche tempo fa la situazione è peggiorata. Per l’attuale governo quello della sicurezza delle scuole è un problema che praticamente non esiste. Non è neppure citato nel contratto di governo. Non solo, appena insediatosi il nuovo esecutivo ha addirittura chiuso, con decreto del Consiglio dei Ministri, la struttura “Italia/ScuoleSicure” che negli ultimi tre anni aveva fatto investimenti e interventi che Legambiente, nell’indagine “Ecosistema Scuola 2017”, aveva definito “senza eguali rispetto al passato”.

Complessivamente circa 10 miliardi di investimenti per oltre 11 mila interventi previsti e finanziati, con oltre 6 mila interventi già realizzati per poco meno di 6 miliardi spesi (400 nuovi edifici scolastici realizzati). Probabilmente ancora poco, visto il terribile ritardo in cui si trova il settore. Ma eventualmente era una struttura da rafforzare e implementare, non certo da chiudere.

Come se non bastasse la maggior parte di quei comitati cittadini sono praticamente scomparsi. Non si sono fatti sentire quando il governo non ha neppure inserito il problema della sicurezza delle scuola nel contratto di governo, né quando è stata chiusa “Italia/ScuoleSicure”, né hanno detto una parola quando è ripartito l’indecente balletto delle proroghe delle scadenze.

Gli unici che ancora hanno fatto sentire la propria voce sono gli studenti che, come ogni anno, sono scesi in piazza anche per chiedere scuole più sicure. Per questo, per chi ha purtroppo vissuto sulla propria pelle le drammatiche conseguenze della mancanza di sicurezza delle nostre scuole, quello di oggi, 16 anni dopo la tragedia, è un anniversario ancora più triste.

Lo ab­bia­mo pro­mes­so da­van­ti alle bare bian­che dei no­stri fi­gli: non sa­re­mo mai più co­stret­ti a pian­ge­re i no­stri bam­bi­ni. Da 15 anni stia­mo por­tan­do avan­ti la bat­ta­glia per le scuo­le si­cu­re ma a vol­te sem­bra dav­ve­ro di com­bat­te­re con­tro i mu­li­ni a ven­to. Du­ran­te i fu­ne­ra­li dei no­stri bam­bi­ni l’al­lo­ra pre­si­den­te del­la Re­pub­bli­ca Ciam­pi dis­se che non ci sa­reb­be mai più sta­ta una San Giu­lia­no di Pu­glia. In­ve­ce nul­la è cam­bia­to, non sono sta­ti ca­pa­ci di di­fen­de­re i no­stri fi­gli. Non cre­do più alle pa­ro­le e alle pro­mes­se dei po­li­ti­ci” ci confidava un anno fa Antonio Morelli.

Parole che, purtroppo, oggi è impossibile non condividere…

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