La domenica del villaggio


L’ottimo stato di salute delle scuole ascolane, la raccolta fondi dei dipendenti di Autostrade, il capitano che fa cilecca, i debiti dell’Atac e il gioco delle tre carte della Raggi, i porti chiusi in Lussemburgo, il ponte dei desideri di Toninelli, il senso di responsabilità di Casalino

E’ iniziato anche nelle Marche il nuovo anno scolastico e il sindaco Castelli e l’assessore Brugni non hanno perso l’occasione per ricordare l’ottimo stato di salute delle scuole cittadine, in pratica la solita storia de “l’operazione è riuscita ma il paziente è morto”.

Ma a tenere banco e ad infiammare la settimana è sempre la politica nazionale, con Toninelli grande protagonista, prima con l’epica fail sulla raccolta fondi dei dipendenti di Autostrade, poi con l’idilliaca descrizione del ponte dei desideri. Passo falso, invece, per Salvini nella vicenda dei rimpatri, mentre i suoi fans riscrivono anche la geografia europea, regalando al Lussemburgo mare e porti. A Roma, intanto, con un’operazione degna del miglior “gioco delle tre carte” la Raggi riesce a far scomparire il debito milionario dell’Atac. E dal Veneto, più precisamente da Padova, arriva la notizia di un clamoroso miracolo.

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Una donna con il marito sterile riesce comunque a rimanere incinta: merito di Sant’Antonio o, più probabilmente, di un Antonio qualsiasi…Questo e molto altro nel tradizionale appuntamento de “La domenica del villaggio”

L’ottimo stato di salute delle scuole cittadine. Lunedì 17 settembre è partito il nuovo anno scolastico e come è tradizione nei primi giorni di scuola i rappresentanti dell’amministrazione comunale visitano le scuole cittadine. E, naturalmente, il sindaco Castelli e l’assessore Brugni non hanno perso l’occasione per fare i soliti proclami all’insegna del “facciamo finta che tutto va bene”. “Abbiamo affidato i primi incarichi per le verifiche di vulnerabilità sismica” ha affermato il primo cittadino con immotivato orgoglio per 2 incarichi affidati (su 23) dopo un’anno e mezzo (nello stesso periodo c’è chi li ha affidati e completati tutti, miracolo…).

Entro l’anno – ha poi aggiunto – saranno tutti sistemati e in parte espletati. Ci sarà poi la cantierizzazione dei lavori sulla scia di come fatto con la Luciani per poter completare l’opera in tutte le scuole”. “Ci stiamo organizzando – ha aggiunto l’assessore Brugni – affinchè ogni anno ci sia un plesso da ricostruire : la sfida è partita con la Luciani e proseguirà con la Don Giussani. Possiamo dire che il sistema si trova in salute”. E per fortuna che è in salute, verrebbe da dire. La riqualificazione della scuola Luciani dopo 2 anni è stato completato per metà e non si sa quando partiranno i lavori per l’altra parte. Quanto alla Don Giussani siamo ancora al progetto di fattibilità, pronto a luglio 2017 e approvato dal Comune solamente a settembre 2018.

Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se il sistema non fosse stato in salute… In altre parole sindaco e assessore ci assicurano che, per quanto riguarda le scuole, “l’operazione è riuscita” ma il paziente, anche se ancora non è morto, è in coma irreversibile…

La raccolta fondi dei dipendenti di Autostrade e l’epic fail di Toninelli. Aveva promesso di marcarla stretto, dopo la tragica vicenda, ed è stato di parola. Il ministro delle infrastrutture Toninelli l’aveva giurata e ora incalza Autostrade per ogni vicenda. Così ad inizio settimana, su Twitter, ha denunciato quella che a suo dire sarebbe l’ennesima situazione vergognosa: Autostrade obbliga i dipendenti a pagare i danni per il ponte di Genova!

E’ incredibile leggere di #Autostrade che chiede ai suoi dipendenti di devolvere parte dello stipendio per risarcire le vittime di #Genova. Scaricare i costi del disastro sui lavoratori è semplicemente ignobile” scrive Toninelli con tanto di foto della lettera che confermerebbe questa indecenza. Che, però, in realtà è la conferma di quello che già tutti quanti (ministro escluso) avevano ampiamente compreso. E cioè che i lavoratori di Autostrade hanno autonomamente avviato una raccolta interna di fondi a favore delle famiglie vittime nella tragedia del Ponte Morandi. In pratica un’iniziativa più che lodevole per tutti, tranne che per Toninelli. Che, non è certo una novità, ha preso “fischi per fiaschi”…

Dal rimpatrio immediato in Tunisia al “foglio di via”: il “capitano” Salvini fa “cilecca”! Dalle parole ai fatti. Il ministro degli interni Salvini aveva promesso il pugno duro contro gli sbarchi e il rimpatrio immediato ed è stato di parola. Certo, ci sarebbero le dichiarazioni del suo compagno di partito Giorgetti che ha svelato che la promessa di rimpatrio immediato di 600 mila immigrati era ovviamente solo propaganda. Però i siti leghisti non se ne curano. E dopo lo sbarco di 184 tunisini a Lampedusa, annunciano con entusiasmo che il “capitano” (così è chiamato Salvini dai suoi fans) stavolta li rimanderà subito tutti indietro.

Questa volta lo fa per davvero 184 sbarcati oggi a Lampedusa? Tutti indietro con dei voli charter!” si legge in uno di quei siti che, poi, provocatoriamente lancia la sfida: “e adesso vedremo se i giudici rossi inventeranno un’altra inchiesta!”. Sempre lo stesso sito spiega attraverso le parole di Salvini il piano. “Abbiamo pronte soluzioni innovative per rimandarli indietro, organizzeremo un volo charter per far rientrare tutti i 184 sbarcati a Lampedusa in Tunisia, paese da dove sono partiti” spiega il “capitano”.

Frenato, però, dall’intransigenza della Tunisia con il suo secco “no a rimpatri fuori dagli accordi” (l’accordo prevede massimo 80 rimpatri a settimana). Poco male, il “capitano” non si lascia certo frenare dalla Tunisia e così, annunciato con enfasi, lunedì 17 settembre ecco il via all’operazione di rimpatrio, non più dei 184 arrivati a Lampedusa ma solamente di 15 di loro. Prelevati in mattinata a Torino e portati a Fiumicino per essere imbarcati su un volo charter che li avrebbe riportati in Tunisia. Peccato, però, che quell’aereo non sia mai partito per un guasto al motore. E quei 15 immigrati, invece di tornare in Tunisia, si sono semplicemente visti consegnare il foglio di via, con l’invito a lasciare volontariamente l’Italia. Con tanti saluti al “capitano”!

I debiti Atac e il gioco delle tre carte della Raggi. Miracolo a Roma! L’Atac (la municipalizzata dei trasporti) per la prima volta dopo anni è in attivo! Lo annuncia con comprensibile enfasi la sindaca Virginia Raggi, naturalmente con un post su facebook. “La cura di risanamento dell’azienda sta iniziando a dare i primi risultati – scrive la sindaca – due anni fa abbiamo ereditato una società praticamente fallita, con un miliardo e 300 milioni di debiti. Non ci siamo arresi e ci siamo rimboccati le maniche, convinti che un’azienda pubblica, se gestita correttamente, può fare bene. E il risultato del primo semestre 2018 parla chiaro: l’Atac ha registrato un risultato netto a giugno pari a 5,2 milioni di euro con ricavi in progressivo aumento”.

Parola della Raggi a cui, ovviamente, bisogna credere per una questione di fede perché non esiste alcun atto ufficiale che certifichi ciò che sostiene la sindaca. Addirittura non è stato ancora pubblicato neppure il bilancio 2017 della municipalizzata. Poco male, però, di fronte ad un simile risultato. E poco male anche se in realtà il bilancio 2016 (un atto ufficiale) certifichi che il passivo era di 220 milioni di euro, non di 1,3 miliardi. Di fronte ad uno storico simile successo non si può star certo a far caso ai particolari. Anche se quello stesso bilancio ci dice che quei 220 milioni di passivo erano determinati dal debito di Atac nei confronti del Comune.

E, guarda il caso, ad inizio 2018 c’è stato il concordato che prevede la rinuncia da parte del Comune di Roma a riavere indietro quei 220 milioni di euro nel breve periodo. Atac li restituirà tra una ventina di anni (meglio della Lega, comunque, che ne impiegherà quasi 80 di anni per 49 milioni). Altro che cura di risanamento e primi risultati (in realtà i risultati sulla produzione sono tutti negativi…), il debito non è stato minimamente intaccato ma “congelato”. E a pagarne le conseguenze saranno i cittadini romani che, in qualche modo (tasse e tariffe?) dovranno far fronte ai 220 milioni di euro in meno sul bilancio comunale!

Porti chiusi in Lussemburgo, geografia sconosciuta per i fans di Salvini. Ha fatto molto discutere e ha provocato un’inevitabile scia di polemiche lo scontro, nel corso della Conferenza di Vienna sulla sicurezza e l’immigrazione, tra Salvini e il ministro lussemburghese Asselborn che ha accusato di razzismo il ministro leghista. Come al solito in difesa del leader del Carroccio sono intervenuti i suoi fans, spesso con toni sprezzanti e molto duri nei confronti di Asselborn.

Ha, invece, reagito con stile una delle pagine faceboosk più note e seguite tra i fans del “capitano”, “Matteo Salvini Fanpage per l’Italia”, che ha inchiodato il ministro lussemberghese alle sue responsabilità. “Prima di dirci che siamo razzisti perché non aprono i porti del Lussemburgo?” si legge in un post con tanto di foto di Asselborn e di Salvini. Un mistero, il perché il Lussemburgo non apre i porti prima di accusare altri di razzismo, che solo la geografia potrà svelare…

Toninelli e il ponte dei desideri. Dopo giorni difficili, tra la foto sorridente da Vespa con il plastico del ponte crollato e l’infelice battuta su twitter sulla revoca, il ministro Toninelli ha pensato bene di chiudere la settimana in maniera positiva, con un bel pensiero sulla ricostruzione del ponte. Così, intervenendo al Salone nautico di Genova, a proposito del nuovo ponte ha affermato: “non vogliamo solo rifare bene e velocemente il ponte Morandi ma anche renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovino, possano vivere, giocare, mangiare”. In altre parole un ponte per le famiglie e per socializzare. Tutto molto bello, già immaginiamo famiglie che fanno il pic nic domenicale sul ponte, con bambini che giocano spensierati tra le macchine che sfrecciano sul rinnovato ponte…

Il mega stipendio e il senso di responsabilità di Rocco Casalino. Il fine settimana è stato caratterizzato dalla polemica sullo stipendio del portavoce del governo, l’ex gieffino Rocco Casalino, che con i suoi 169 mila euro supera di gran lunga anche lo stipendio del presidente del Consiglio. Quando fu reso noto lo stipendio del portavoce del governo Renzi, Filippo Sensi, il M5S gridò allo scandalo. Evidentemente i “grillini” hanno cambiato idea e si sono resi conto di aver sbagliato allora, visto che ora difendono Casalino (e nel complesso lo staff che si occupa della comunicazione dell’attuale governo costa più di quelli degli ultimi governi).

Anche l’ex gieffino ha voluto dire la sua sostenendo che “ho una paga alta ma è questione di merito, è il giusto riconoscimento. Nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi, ho responsabilità enormi”. Responsabilità che, per altro, Casalino ha ampiamente dimostrato di saper gestire con naturalezza insospettabile. Come testimonia l’audio reso noto proprio in queste ore nel quale il portavoce del governo, mostrando quell’alto senso di responsabilità che il suo ruolo richiede sostiene che “se dovesse venir fuori che all’ultimo ci dicono che i soldi non sono stati trovati nel 2019 ci concentreremo a far fuori tutti questi pezzi di merda del Mef

L’espulsione di Ronaldo e l’occhio lungo dei giornalisti inglesi. La settimana calcistica e il ritorno della Champions sono state monopolizzate dalla clamorosa espulsione di Cristiano Ronaldo (la prima in oltre 100 partite di Champions) a Valencia. Espulsione che non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa è stata considerata un clamoroso “abbaglio” da parte della terna arbitrale. Ad eccezione dell’Inghilterra dove, invece, i giornali hanno calcato la mano, sottolineando come il portoghese della Juve dovrebbe essere squalificato almeno per un paio di turni, in modo da saltare la sfida con il Manchester United. E a supporto di questa tesi il “Daily Mail” ha parlato di “rosso sacrosanto”, arrivato a seguito di un brutto calcio e di una violenta tirata di capelli nei confronti di Murillo. Vista, però, solamente in Inghilterra…

Marito sterile, donna incinta: il miracolo di Sant’Antonio o di… Antonio! In Veneto molti quotidiani locali hanno pubblicato in settimana e dato particolare risalto alla notizia di una donna di Padova rimasta incinta nonostante il marito sia sterile. “Il marito è sterile, lei resta incinta. A Padova gridano al miracolo di Sant’Antonio” titola a tutta pagina uno dei quotidiani, con all’interno la spiegazione dettagliata di quanto accaduto. Il marito ha scoperto di non poter procreare, con tanto di certificato medico che non lasciava spazio a nessuna speranza.

I due coniugi hanno così pensato anche all’adozione ma nel frattempo hanno iniziato a frequentare la Basilica del Santo e hanno seguito i suggerimenti di uno dei padri presenti nella Basilica stessa. La donna, in particolare, praticamente tutti i giorni ha iniziato a frequentare la Basilica da sola (almeno così sostiene…). E, alla fine, si è concretizzato il miracolo. Con gli esami che hanno comunque confermato il problema e l’impossibilità di procreare del marito. Tutto merito di Sant’Antonio, quindi. O più probabilmente, soprattutto per i non credenti, di un Antonio qualsiasi…

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