Non è un paese per laureati…


Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse l’Italia è all’ultimo posto per numero di laureati, con appena il 4% (rispetto al 17% della media Ocse) della popolazione tra i 25 e i 64 anni che ha ottenuto una laurea. Italia “maglia nera” anche per la percentuale di laureati che lavorano

Per quale ragione bisogna studiare, passare gli anni più spensierati della propria esistenza sopra i libri, fare sacrifici per ottenere una laurea quando poi basta avere la terza media per guidare la commissione istruzione del Senato? O quando un cantastorie, una star televisiva o uno pseudo giornalista, si argomenti prettamente scientifici, senza mai aver perso troppo tempo a studiare la materia, sono considerati attendibili quanto se non più di chi da decenni studia, si aggiorna e si occupa di quelle cose?

Probabilmente potrebbero essere sufficienti questi due interrogativi per spiegare l’ennesimo dato che, purtroppo, evidenzia in maniera imbarazzante l’arretratezza culturale del nostro paese.

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Tra i giovani solo il Messico peggio dell’Italia

Secondo “Education af a Glance 2018”, l’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sui sistemi formativi dei 36 paesi dell’organizzazione, l’Italia è all’ultimo posto per numero di laureati e al penultimo (davanti solamente al Messico) per numero di giovani laureati.

Nel nostro paese solo il 4% della popolazione nella fascia d’età tra 25 e 64 anni ha la laurea rispetto al 17% della media Ocse, mentre nella fascia d’età tra 25 e 34 anni la percentuale sale al 27% ma resta sempre nettamente al di sotto della media degli altri paesi Ocse (44%). Rispetto agli anni passati qualche timido passo avanti si registra nella popolazione giovanile, con una leggerissima crescita della percentuale di laureati.

Ma ancora siamo decisamente indietro rispetto ai paesi più civili e, come detto, solamente il Messico tra i 36 paesi Ocse ha una percentuale inferiore di giovani laureati. Significativo il fatto che a far precipitare la percentuale di giovani laureati nel nostro paese siano i maschi, appena il 20% rispetto al 33% delle donne.

E se mai ci fossero dubbi sull’attendibilità dei dati Ocse, nei giorni scorsi anche l’Istat, nel report 2017 sui “Livelli di istruzione della popolazione e i ritorni occupazionali”, certifica che l’Italia è la penultima nazione europea per numero di laureati, davanti solamente alla Romania.

Nel confronto con l’Europa – scrive l’Istat – l’Italia ha una posizione molto arretrata riguardo al secondo obiettivo della strategia Europa 2020 legato all’istruzione: innalzare al 40% la quota di giovani 30-34enni con titolo di studio terziario. Questo obiettivo è stato giudicato fondamentale nella società della conoscenza, sia per stimolare la crescita economica sia per rendere compatibile crescita e inclusione sociale. Nel 2017 la quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario è stimata nel nostro paese pari al 26,9%. Nonostante un aumento dal 2008 al 2017, l’Italia è la penultima tra i paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa”.

Competenza e istruzione al bando…

Che l’Italia sia purtroppo un mondo a parte rispetto al gruppo dei paesi Ocse lo evidenziano in maniera quasi imbarazzante altri due dati del rapporto. Il primo è quello relativo alla quota di laureati che lavora che nel nostro paese è la più bassa al mondo, nonostante il rapporto stesso certifichi che studiare conviene perché dà più opportunità di lavoro e consente guadagni maggiori (negli altri paesi). Il secondo è quello relativo alla percentuale di quanti studiano e si aggiornano in età adulta, ferma in Italia al 25%, esattamente la metà rispetto agli altri paesi Ocse.

Torniamo e ci ricolleghiamo in parte ai quesiti iniziali che contribuiscono a spiegare quale sia la situazione nel nostro paese. Nel quale è indiscutibile che si scontino inadeguatezze del passato, così come è indiscutibile che il livello di istruzione della popolazione è da sempre uno dei talloni d’Achille.

Ma, mentre con il passare degli anni le altre nazioni puntano sull’accrescimento del livello di istruzione dei singoli cittadini, l’Italia continua a restare indietro, dimostrando non solo con le politiche attuate da anni, ma anche e soprattutto con i fatti concreti e con gli eventi quotidiani, di non ritenere per nulla fondamentale l’istruzione, la conoscenza, la competenza. In una larga fetta della nostra popolazione si è ampiamente diffusa la convinzione che in fondo non sia necessario studiare, approfondire, aggiornarsi non solo per parlare di determinate questioni ma anche per assumere incarichi di un certo livello.

Dalla Fedeli a Lorenzin, da Pittoni a Giarrusso: il trionfo dei “somari”

Troviamo del tutto normale che a guidare il paese, ad occupare poltrone fondamentali e ministeri ci siano persone con un basso livello culturale, non laureate e non competenti. E, per intenderci, non ci riferiamo solamente all’attuale governo, basterebbe ricordare, solo per citare i più clamorosi, i casi del precedente governo, quello del ministro Fedeli e del ministro Lorenzin.

Ma a nostro avviso ancor più significativo ed emblematico è il caso del senatore leghista Mario Pittoni emerso in questo giorni che, però, non ha neppure destato particolare clamore. Pittoni ha solamente alla licenza di terza media eppure, per chissà quale ragione, è stato scelto per guidare la commissione istruzione del Senato.

Sono figlio della contestazione globale ero interessato ad imparare, non a portare a casa fogli di carta. Non ho il diploma ma una famiglia sempre molto attenta al ruolo dell’istruzione e della cultura. Con mamma e fratello insegnanti sono praticamente cresciuto a pane e scuola” ha spiegato con incomprensibile orgoglio il senatore leghista. Che, poi, ha addirittura attaccato chi ha “osato” sottolineare quella che, in qualsiasi paese civile, sarebbe considerata un’inaccettabile anomalia. “E’ stata solo cattiveria, i giornali non sanno più a cosa attaccarsi, io sono un grande appassionato di studio e al Miur sono considerato uno dei massimi esperti”. Immaginiamo come possono essere gli altri, si potrebbe ironizzare.

Ma è un’ironia amara perché in qualsiasi altro paese ci sarebbe stata una “rivolta” di fronte ad una simile situazione e a simili dichiarazioni. In Italia, invece, non è accaduto nulla perché in realtà la competenza, che si può ottenere solo attraverso lo studio e il continuo aggiornamento, è considerata ormai qualcosa di negativo. Così appare normale che chi ha la terza media possa dirigere una commissione istruzione e sono ritenute comprensibili e condivisibili le “farneticanti” giustificazioni del senatore leghista.

Allo stesso modo viene ritenuto presuntuoso e arrogante il dottor Burioni che risponde a Giarrusso “si prenda laurea, specializzazione e dottorato, poi ci confrontiamo” e non, piuttosto, l’ex iena che, senza alcuna cognizione e senza alcuna competenza, ha avuto la presunzione di chiedere un confronto con Burioni stesso sul tema dei vaccini.

Scarsa istruzione, massima ignoranza

Nella “vulgata” comune del nostro paese non è necessario aver studiato e avere determinate competenze per occupare determinate poltrone, per occuparsi di determinate questioni. Forse, e i dati dell’Ocse alimentano questo sospetto, per certi versi siamo di fronte alla solita storia della “volpe e l’uva”. Ma quel che è certo è che è difficile pensare di fare progressi, di non rassegnarsi a rimanere a lungo un paese culturalmente arretrato fino a che si continua si afferma e diffonde questo sentire comune.

Agli osservatori più attenti non può certo sfuggire la stretta relazione che c’è tra i dati dell’Ocse e l’indagine di Ipsos Mori secondo cui quello italiano è il popolo più ignorante d’Europa e tra i più ignoranti del mondo.

Perché se è vero che, per quanto concerne quell’indagine, quando si parla di “ignoranza” non si fa riferimento al livello di istruzione ma semplicemente al grado di informazione e alla corretta percezione della realtà del paese in cui si abita, è altrettanto indiscutibile che la capacità e la possibilità di informarsi correttamente è inevitabilmente strettamente legata anche al livello culturale e al grado di istruzione.

Cade il mito della scuola del “tutti promossi”

In quest’ottica è significativo sottolineare un altro dato importante che emerge dal rapporto Ocse che demolisce uno dei “mantra” più radicati nel pensiero comune italiano riguardo la situazione della nostra istruzione.

L’Ocse, infatti, si occupa e analizza anche il sistema scolastico dei 36 paesi. E da questa approfondita analisi emerge, per certi versi in maniera sorprendente, che la scuola italiana boccia troppo, molto più delle scuole degli altri paesi. Con il 3% alla media e il 7% alle superiori, l’Italia ha una percentuale di gran lunga superiore rispetto a quelle degli altri paesi (in media poco meno del 2% alle medie e quasi il 4% alle superiori).

Eppure per anni ci siamo sentiti raccontare da pseudo esperti e dalla stampa più “illuminata” la favoletta della deriva della scuola del “tutti promossi”. I dati reali (e non le parole di chi parla senza cognizione di causa) ci mostrano ora una realtà completamente differente, addirittura opposta.

Ma non c’è da stupirsi più di tanto, almeno nel paese con il popolo più ignorante d’Europa e con un simile basso livello d’istruzione…

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