Rosa record per l’Ascoli, è il momento delle scelte per Vivarini


Con l’arrivo di Laverone e Troiano l’Ascoli ha una rosa di ben 32 giocatori, superiore addirittura a quelle delle big italiane ed europee. Ma per l’allenatore bianconero è il momento di fare scelte importanti di uomini e di modulo, con il possibile abbandono del 3-5-2

C’è una squadra ancora tutta da costruire, tra inevitabili incognite e comprensibili dubbi, ma c’è un Ascoli che incredibilmente è al vertice non solo in Italia ma, addirittura, anche in Europa. Gli ultimi due arrivi del mercato (gli svincolati Laverone e Troiano) hanno arricchito una rosa già numerosissima che, come evidenzia lo stesso sito internet dell’Ascoli, è ora composta da ben 32 giocatori (4 portieri, 10 difensori, 10 centrocampisti, 8 attaccanti).

L’Ascoli supera nettamente anche Juventus e Real Madrid

Nessun’altra squadra italiana, neppure quelle di vertice che devono disputare anche Champions ed Europa League, ha una rosa così numerosa. Solo il Milan, con 28 giocatori, si avvicina un po’, le altre sono nettamente staccate (26 Roma, 25 Napoli, 24 Juventus, 23 Inter).

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Ma neppure le big del calcio europeo hanno simili numeri. Anche le squadre più ricche d’Europa, come Manchester City e Psg, si fermano rispettivamente a 28 e 26 giocatori, mentre i campioni d’Europa del Real Madrid hanno una rosa di 25 giocatori (il Barcellona di 23). E’ del tutto evidente, quindi, che qualcosa nel mercato bianconero da un punto di vista strettamente numerico non ha funzionato, sicuramente un po’ per la situazione che la nuova società ha trovato ma un po’ anche per qualche mossa affrettata, probabilmente dettata dalla comprensibile fretta di mandare dei segnali alla piazza.

Così come è altrettanto chiaro che una rosa così incredibilmente numerosa potrebbe in qualche modo creare dei problemi. Quel che più conta, però, è capire se la quantità si traduce poi anche in qualità, se quella così numerosa a disposizione di mister Vivarini sia una rosa in grado di disputare un campionato almeno non così sofferto come gli ultimi.

In tal senso, ironia della sorte, proprio gli ultimi due arrivi potrebbero rivelarsi molto importanti, addirittura forse fondamentali. Perché Laverone, esterno destro difensivo di buon livello per la serie B, copre l’evidente “buco” sulla destra, mentre Troiano, se in condizione, può dare al centrocampo bianconero quella fisicità che manca (e che sarebbe assicurata al meglio da Addae che, però, non è nelle grazie di Vivarini), garantendo anche inserimenti offensivi e qualche gol.

Nel complesso, però, è indiscutibile che la rosa bianconera è composta di giocatori sulla carta adeguati alla categoria, anche se non mancano alcune incognite. Determina  te innanzitutto dal fatto che molti dei nuovi arrivano da stagioni non fortunatissime (sia in termini di rendimento che di infortuni). Per altri c’è, poi, da valutare l’adattamento e la compatibilità con un campionato duro come è quello di serie B.

Necessario un cambio di modulo soprattutto per l’attacco

Parliamo innanzitutto di alcuni giovani provenienti dalla Primavera, sicuramente di ottime prospettive ma che ovviamente devono dimostrare di poter essere utili alla causa anche in serie B (Frattesi, che sembra già pronto, ma anche Valeau e Keba che ancora non si sono visti in campo). Ma anche di giocatori provenienti da altri campionati, come Ngombo, che sono tutti da scoprire.

Quel che invece appare evidente già da ora è che con quei giocatori a disposizione il 3-5-2 tanto caro a Vivarini, proposto sia in Coppa che nelle prime due partite di campionato, non sembra certo il modulo migliore o comunque quello in grado di esaltare al meglio le caratteristiche dei giocatori bianconeri, soprattutto quelli che per qualità tecniche potrebbero far compiere il salto di qualità alla squadra.

Al di là dell’evidente “buco” sulla destra e di un centrocampo in cerca del migliore assemblaggio, a risentirne è stato soprattutto il gioco offensivo. Sia con il Cosenza che contro il Perugia l’Ascoli ha indubbiamente provato a fare gioco, ha tenuto molto la palla, ha ruminato calcio ma ha costruito pochissimo e quasi mai è arrivato alla conclusione pericolosa attraverso il gioco.

L’occasione ad inizio partita con Ardemagni contro il Cosenza, la conclusione di Cavion sul finire di gara contro il Perugia respinta da Gabriel (con il successivo gol di Ardemagni annullato per un fuorigioco millimetrico), poi le altre conclusioni sono arrivate da punizioni o calci d’angolo. Ancora più evidente l’isolamento in avanti e i rarissimi rifornimenti ricevuti dall’ex Avellino. Al netto di una condizione fisica ovviamente da migliorare e di un’intesa da costruire, sono evidenti i limiti offensivi di un simile schieramento.

Il partner di Ardemagni, Beretta, è un attaccante di movimento, che ama svariare e staziona poco in area, lasciando così l’ex Avellino quasi sempre solo a lottare contro la difesa. Dalle fasce cross e rifornimenti in area ne sono arrivati con il contagocce e inevitabilmente così è difficile arrivare con frequenza alla conclusione con pericolosità.

Da quanto si è visto fino ad ora il problema è duplice e riguarda innanzitutto i pochi palloni giocabili che arrivano in avanti ma anche il partner di Ardemagni (Beretta potrebbe essere utile in un attacco a tre). In quest’ottica, in attesa di capire le potenzialità di Ngombo e Keba e della crescita fisica di Rosseti (tornato a disposizione), le possibili alternative sono rappresentate da Ganz e da Ninkovic.

Ma con il primo in campo un simile attacco avrebbe comunque bisogno di continui rifornimenti, soprattutto dalla fasce, che in questo momento latitano, mentre con il giovane serbo, giocatore di sicuro talento, si riproporrebbe lo stesso problema del rischio isolamento per Ardemagni, visto che anche l’ex Empoli è più abituato a svariare (e rende al meglio schierato come trequartista).

Tutto questo e diverse altre considerazioni tecnico-tattiche lasciano pensare che il 3-5-2 possa presto finire in soffitta. Per quanto può essere indicativa un’amichevole utile soprattutto per far mettere minuti nelle gambe di chi ha giocato meno (e dei nuovi arrivati), a Pesaro Vivarini ha schierato all’inizio un 4-3-1-2 che sembra molto più consono alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione, con Ninkovic trequartista ad ispirare le due punte Ardemagni e Ganz.

Un’altra soluzione possibile, visto le caratteristiche dei giocatori, potrebbe essere un 4-3-3 con Kupisz (o Beretta) a destra e NInkovic (o Beretta) a sinistra. Vedremo cosa accadrà sabato prossimo contro il Lecce. Ma sinceramente saremmo davvero stupiti se contro i pugliesi vedessimo di nuovo i bianconeri con il 3-5-2.

Rivoluzione a centrocampo, scelte difficili in difesa

Oltre al modulo, per l’allenatore bianconero è arrivato anche il momento di fare le prime scelte sugli uomini da schierare, anche perché con una squadra così nuova prima si delineano determinate gerarchie e prima si può iniziare a costruire una certa intesa.

In tal senso a centrocampo le caratteristiche tecnico-tattiche dei giocatori hanno già fornito indicazioni ben precise. Se è in condizione anche solo accettabile non possono esserci dubbi sul fatto che il playmaker debba essere Casarini, con Zebli di ripiego (ma che poco ha convinto in quel ruolo nelle prime due partite). Al suo fianco il duo Cavion-Frattesi, molto tecnico, potrebbe risultare troppo “leggero”, con uno dei due che potrebbe lasciare spazio all’ultimo arrivato Troiano (in teoria ci sarebbe anche Addae…).

In difesa, con Laverone e D’Elia sulle fasce (Kupisz a destra e Mignanelli e Valeau a sinistra le possibili alternative) in uno schieramento a 4 al momento i due centrali più accreditati sembrano essere Padella e Brosco. Che, però, nelle prime uscite non hanno certo brillato per affidabilità. Nelle prime due gare come terzo (nella difesa a tre) un po’ a sorpresa ha giocato Quaranta, molto bene con il Cosenza, molto male a Perugia (suo l’errore in occasione del vantaggio umbro).

Ovviamente le alternative non mancano, tra De Santis (come Addae inspiegabilmente dimenticato, soprattutto dopo l’ottimo finale di stagione scorso) e i nuovi arrivati Valentini e Ingrosso, tutti ancora da scoprire. L’impressione è che alla fine per l’Ascoli molto dipenderà da come e se Vivarini riuscirà a dare un po’ di solidità al reparto difensivo. Perché, almeno sulla carta, centrocampo e attacco sembrano comunque ben forniti e l’impressione è che sia solo una questione di tempo, per trovare l’assetto giusto, perché la qualità non manca.

C’è invece più un dubbio sulla reale consistenza di un reparto difensivo nel quale gli attuali titolari non brillano e sui nuovi arrivati non ci sono certezze. Sono quindi tante, troppe ancora le incognite dell’Ascoli per fare al momento progetti ambiziosi. Poi magari Vivarini sarà così bravo e riuscirà subito a trovare il bandolo della matassa e, soprattutto, lo schieramento più efficace.

Ma ci potrebbe anche voler ancora un po’ e, nel frattempo, bisognerà comunque trovare il modo di fare risultati e punti, per non andare subito in affanno.

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