La vergogna della Diciotti: quello che Salvini non dice (o non sa…)


Mentre a Catania andava in onda “a mezzi di informazione unificati” l’ennesimo spot da campagna elettorale, con il ministro dell’interno che mostrava i muscoli, a pochi chilometri e su altre coste italiane procedeva senza problemi lo sbarco di decine di migranti

Ci sono due dati che, ora che finalmente la vergogna della Diciotti è terminata, fotografano al meglio e dimostrano in maniera inequivocabile che quello andato in scena a Catania era solamente l’ennesimo capitolo della permanente campagna elettorale di Matteo Salvini. Il primo è che, alla fine, la maggior parte degli eritrei presenti sulla nave resteranno in Italia, visto che la Chiesa non li ospiterà certo a Città del Vaticano ma in strutture che sono nel territorio italiano (e tra queste potrebbe essercene anche qualcuna del nostro territorio).

Il secondo è quello relativo agli sbarchi in questi ultimi giorni, opportunamente occultato da tutti i mezzi di informazione (quelli che, nella vulgata popolare degli ultras del governo, sarebbero tutti contro l’attuale esecutivo…) ma che chiunque può verificare sul sito del ministero degli interni (si, proprio quello di Salvini).

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Dal quale emerge come negli stessi giorni in cui la nave militare italiana con 177 eritrei era tenuta in ostaggio dal governo italiano (o forse sarebbe più opportuno dire dal suo padre-padrone Matteo Salvini), nel nostro paese continuavano a sbarcare senza problemi e limitazioni, anzi subito accolti e registrati dal personale del ministero degli interni (sempre quello presieduto da Salvini…), decine e decine di migranti su piccole imbarcazioni.

Nel complesso, negli stessi giorni della tragicomica vicenda della Diciotti, ne sono sbarcati quasi 350, praticamente il doppio di quelli bloccati in quella nave. In altre parole mentre andava in onda “a mezzi di informazione unificati” l’ennesimo spot da campagna elettorale, mentre il leader leghista mostrava i muscoli di fronte ad una pattuglia di disperati, per far felici i suoi sempre più numerosi seguaci, a fari spenti a pochi chilometri da Catania e su altre coste italiane procedeva regolarmente e senza scossoni, sotto l’egida dello stesso ministero degli interni, lo sbarco di un numero comunque limitato di migranti, esattamente come accade da un anno circa a questa parte.

Era così nell’ultima fase della passata legislatura con il ministro “sceriffo” Minniti, continua esattamente ad essere così da quando è arrivato Salvini, senza alcuna sostanziale differenza. Se non che il leader del Carroccio ogni tanto sfrutta qualche situazione particolare (come l’Acquarius o, appunto, la Diciotti) per la sua messinscena propagandistica, con il solito contorno di slogan ad effetto (almeno per chi crede a questa realtà virtuale) in difesa dei “sacri” confini, del popolo italico e contro l’Europa “cattiva” che non rispetta neppure i patti (che, in realtà, dicono tutt’altro…).

Ne ha bisogno per un duplice motivo, per far credere che davvero con il suo avvento le cose siano cambiate (come da promesse elettorali), ma anche perché ha la necessità (insieme ai suoi alleati) di spostare l’attenzione su altro rispetto a quello che è già un problema macroscopico (la situazione economico – finanziaria del nostro paese) e che nelle prossime settimane potrebbe deflagrare. E cosa meglio dell’immigrazione può facilmente distogliere l’attenzione degli italiani?

Il trionfo dell’ipocrisia, certificato in maniera inequivocabile e indiscutibile dai dati ufficiali del ministero degli interni sugli sbarchi nei giorni della vicenda Diciotti. Che, per altro, anche sotto tanti altri aspetti rappresenta un vero e proprio festival dell’ipocrisia, dall’inizio fino alla fine. Si è partiti con l’annuncio che “i migranti della Diciotti sono tutti illegali” di Salvini che, pure, come ministro degli interni dovrebbe ben sapere che gli eritrei hanno diritto di asilo.

L’Eritrea è, infatti, governata da una delle dittature più spietate del mondo, che nega tutti i diritti civili, reprime con la violenza ogni forma di dissenso ed imprigiona oppositori e giornalisti Per questo chi fugge dall’Eritrea ottiene automaticamente lo status di rifugiato e la protezione internazionale. In Italia tale status è stato concesso ad oltre il 90% degli eritrei giunti nel nostro paese.

E il sito del ministero dell’interno (sempre quello di Salvini…) informa che “i richiedenti asilo appartenenti a nazionalità per le quali il tasso di riconoscimento della protezione internazionale è pari o superiori al 75% possono essere trasferiti in uno Stato membro”.

Non a caso i dati ufficiali (saremo ripetitivi, ma sono sempre forniti dal ministero degli interni…) evidenziano come solo l’1,8% degli eritrei poi resta nel nostro paese (poco più di 400). In altre parole senza quella tragicomica messinscena propagandistica durata una settimana (mentre comunque altri immigrati continuavano a sbarcare tranquillamente…), probabilmente gran parte dei migranti eritrei della Diciotti già sarebbero altrove.

Invece alla fine la maggior parte di loro resterà in Italia, visto che sono stati accolti da una struttura della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) che, non sarebbe neppure il caso di sottolinearlo, non è certo un altro stato rispetto all’Italia. “Però sarà la Chiesa a pagare per la loro accoglienza” ha provato a giustificare qualche esponente di governo, ignorando (o forse fingendo di ignorare) che la realtà è ben diversa.

Alla fine, infatti, gli eritrei della Diciotti saranno accolti nel Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas) di Rocca di Papa, gestito da una cooperativa della Chiesa (che già ospita altri migranti). E, come sottolinea correttamente la parlamentare del Pd Anna Ascani, “a pagare sarà il sistema accoglienza, si useranno cioè sempre gli stessi fondi che sono come sempre fondi europei, che non potrebbero in ogni caso essere spesi in altro modo. Insomma i richiedenti asilo resteranno in Italia a spese dell’Europa (e dell’Italia quindi). Dopo 8 giorni di show sulla pelle dei disperati avviene quello che sarebbe avvenuto facendoli sbarcare normalmente”.

Nel festival dell’ipocrisia andato in scena a Catania ovviamente non poteva mancare la presunta guerra contro l’Europa, colpevole secondo gli esponenti di governo (che, volenti o nolenti, si sono schierati con il padre-padrone Salvini) di non aver rispettato i patti. Un’affermazione assolutamente infondata, perché nell’ultimo Consiglio europeo (quello a cui ha partecipato Conte) l’intesa approvata all’unanimità (quindi anche dall’Italia) ha sancito un chiarissimo no alla ricollocazione obbligatoria, lasciandola quindi alla discrezione e alla volontà di ogni stato membro.

Quindi gli stati europei che non hanno accolto l’invito dell’Italia semmai hanno peccato di sensibilità ma, di certo, non possono essere accusati di non aver rispettato i patti. Ironia della sorte tutto ciò ha portato alla luce un’altra ipocrisia, quella dei presunti grandi risultati ottenuti dal nuovo governo al vertice europeo di fine giugno (il primo con il nuovo governo giallo-verde). Qualcuno lo aveva già sottolineato allora come, in realtà, la linea italiana fosse stata bocciata su tutti i fronti.

Ma i partiti di governo e i loro fedelissimi ultras per giorni avevano esultato, sostenendo che finalmente c’era un esecutivo che sapeva farsi sentire. “Da questo Consiglio nasce un’Europa più responsabile e più solidale. L’Italia non è più sola” aveva dichiarato con enfasi il presidente del Consiglio Conte il 29 giugno scorso nella conferenza stampa organizzata al termine del vertice. Era già evidente allora (per chi non aveva i paraocchi) quanto quell’ottimismo fosse assolutamente immotivato. Ora, però, si è avuta la prova provata di quanto fosse completamente fuori luogo.

Perché se davvero le parole di Conte avessero avuto anche un minimo di fondamento, di certo non avremmo assistito alla triste vicenda della Diciotti. E all’indecoroso festival dell’ipocrisia che ne è scaturito…

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