Il governo congela per 2 anni i fondi per il bando periferie ma Ascoli evita la beffa


Un emendamento al decreto milleproroghe blocca per 2 anni, fino al 2020, i fondi assegnati ai comuni attraverso il bando periferia. Ma i suoi effetti non riguardano i primi 24 progetti, tra cui anche quello di Ascoli. Che così mantiene i 18 milioni di euro per Monticelli

Per una volta è andata bene al capoluogo piceno. Che fortunatamente dovrebbe evitare la beffa che invece colpirà 96 tra capoluoghi di provincia e città metropolitane grazie all’emendamento 13.2 (testo), approvato in commissione, al decreto milleproroghe approvato lunedì 6 agosto dal Senato. “L’efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017, nonché delle delibere del CIPE n. 2 del 3 marzo 2017 e n. 72 del 7 agosto 2017, adottate ai sensi dell’articolo 1, comma 141, della legge n. 232 del 2016, è differita all’anno 2020.

Conseguentemente, le amministrazioni competenti provvedono, ferma rimanendo la dotazione complessiva loro assegnata, a rimodulare i relativi impegni di spesa e i connessi pagamenti a valere sul Fondo sviluppo e coesione” è scritto nell’emendamento approvato. Traducendo in parole semplici il nuovo governo ha deciso di sospendere, in pratica di congelare per i prossimi due anni, i fondi del bando periferie.

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Un piano che i precedenti governi, prima a guida Renzi poi a guida Gentiloni, avevano finanziato per 2,1 miliardi di fondi statali e che avevano dato origine alla stipula di 120 convenzioni tra la presidenza del Consiglio e altrettanti comuni capoluogo, le prime 24 il 6 marzo 2017 e le altre 96 tra novembre e dicembre 2017. Ascoli era tra i 24 comuni che, per primi, firmarono le rispettive convenzioni quel 6 marzo dello scorso anno. E, per fortuna del capoluogo piceno, gli effetti dell’incomprensibile emendamento si applicano solo agli altri 96 comuni, non ai primi 24.

Quindi al momento è salvo il mega finanziamento ricevuto dal Comune di Ascoli, 18 milioni di euro, per una serie di interventi di riqualificazione che interessano Monticelli. Al netto della debordante propaganda del primo cittadino, quel 6 marzo ha rappresentato una data storica per la città, gratificata da quello che al momento è il più grande finanziamento mai ottenuto dal capoluogo piceno. Fondamentale non solo per la crescita di quella periferia che più di ogni altra zona cittadina ne aveva e ne ha bisogno (Monticelli), ma anche perché arrivava in uno dei momenti più bui per Ascoli, alle prese con il difficilissimo post terremoto che ha dato il colpo di grazia ad una città già alle corde.

Al centro del progetto di riqualificazione il ponte sul fiume Tronto all’altezza di Croce di Tolignano, che permetterà di collegare Monticelli con la zona industriale e con la Piceno Aprutina per un costo complessivo di 7 milioni di euro. Poi la realizzazione del parco fluviale da San Pietro in Castello a Monticelli, per un costo complessivo di 4 milioni di euro.

E, ancora, il prolungamento della pista ciclabile tra il Villaggio del fanciullo e Villa Sant’Antonio, spazi, verdi, infrastrutture sociali e anche interventi su aree sportive (tra cui anche la riqualificazione del velodromo). Va detto che dalla firma della convenzione in quel 6 marzo ad oggi il progetto è stato ricalibrato, in qualcosa è cambiato. Però l’amministrazione comunale è andata avanti con tutti gli atti propedeutici per dare il via concretamente agli interventi, ovviamente in attesa di ricevere quei 18 milioni di euro.

Solo nell’ultimo mese, ad esempio, la giunta comunale ha approvato tre atti comunali inerenti proprio il “Programma per la riqualificazione urbana e la sicurezza della periferia”, la delibera n. 134 del 19 giugno per il progetto definitivo del parco fluviale del fiume Tronto, la n. 148 del 7 luglio per una serie di espropri finalizzati alla realizzazione del ponte e la n. 151 del 5 luglio per il progetto definitivo per la riqualificazione del velodromo. Interventi e progetti che lunedì sera, al momento dell’approvazione del decreto con quell’emendamento, si è temuto che dovessero subire lo stop almeno per 2 anni.

Poi è emerso che, come anticipato, gli effetti di quell’emendamento non si applicano alle prime 24 convenzioni (per intenderci quelle siglate il 6 marzo 2017), tra cui appunto anche quella firmata dal Comune di Ascoli. Beffati, invece, tutti gli altri capoluoghi marchigiani (Ancona, Fermo, Macerata, Pesaro) che vedono bloccati per i prossimi 2 anni oltre 50 milioni di euro. Con l’ulteriore beffa che alcuni di quei comuni hanno già anticipato, per i progetti esecutivi, parte dei fondi in attesa dei rimborsi. Che ora, nella migliore delle ipotesi, arriveranno tra oltre 2 anni.

Abbiamo già speso 500 mila euro – accusa il sindaco di Ancona Mancinelli – e attendavamo il rimborso. Ora è arrivata questa incredibile decisione, è come se un cittadino va in banca per sottoscrivere un mutuo per acquistare la casa e poi, dopo averla acquistata, la banca improvvisamente gli comunica che non eroga più il mutuo stesso”.

Una situazione davvero sconcertante che sta scatenando le proteste dei sindaci (“Il governo ha preso un brutto colpo di calore” accusa il sindaco di Lucca Tabellini, “Siamo stupefatti e senza parole” aggiunge il sindaco di Pescara Alessandrini), con il presidente dell’Anci De Caro chiede immediatamente che l’emendamento venga cancellato. Si perché il decreto milleproroghe, licenziato nei giorni scorsi dal Senato, per la sua approvazione definitiva dovrà passare ancora alla Camera. Appuntamento, dopo la lunghissima sosta per le ferie dei parlamentari (per quello che hanno lavorato fino ad ora…), il prossimo 11 settembre.

C’è dunque tutto il tempo per porre rimedio a quel sconcertante “colpo di sole” del governo. Bisognerà comunque aspettare un mese prima di capire se ci sarà un ripensamento.

Ma, almeno in questo caso, senza quell’ansia e quell’agitazione che ci sarebbero state se in ballo ci fossero stati anche i 18 milioni di euro per il capoluogo piceno.

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