Un’utile disfatta per l’Ascoli


Anche se il calcio d’agosto è da prendere con le dovute cautele, la disfatta in Coppa con la Viterbese ha fugato ogni dubbio: servono innesti di qualità in ogni reparto per rendere competitiva una rosa che al momento non è all’altezza del campionato di serie B

Può sembrare un paradosso, ma se la “prima” del nuovo Ascoli targato Vivarini doveva essere negativa, è meglio che sia finita così, con un’imbarazzante debacle. Perché da sabato sera è chiarissimo a tutti, società compresa, che servono innesti di qualità per rendere competitiva una squadra che al momento non lo è per nulla. E, dalle dichiarazioni di Lovato e Vivarini nel post partita (l’allenatore in realtà di rinforzi ne aveva parlato anche alla vigilia della sfida di Coppa), sembra evidente che nessuno ha dubbi in proposito. L’importante è che ci sia la consapevolezza che non saranno certo sufficienti solamente gli arrivi di Ngombo  e Zebli (praticamente fatto).

Ovviamente non mancano le attenuanti. Il calcio di agosto, si sa, è da prendere con tutte le cautele del caso. Di sicuro i bianconeri erano appesantiti dalla preparazione, gli avversari avevano una settimana in più e una gara ufficiale in più sulle gambe e quello in cui si è giocato era un campo di calcio indegno di tal nome (mai visto il Del Duca in condizioni simili, una vergogna). Ma di fronte ad uno 0-4, per altro molto generoso perché gli ospiti si sono divorati almeno altri tre gol fatti, e ad una prestazione così disarmante, per giunta contro un avversario non tra i più accreditati della Lega Pro, non ci si può certo nascondere dietro a quegli alibi.

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Dubbi sull’adattabilità della squadra al modulo

Anche perché è vero che il tracollo definitivo è arrivato nel secondo tempo, quando con l’Ascoli confusamente proteso in avanti la Viterbese poteva dilagare più di quanto non ha già fatto. Però per certi versi ancora più imbarazzante e sconfortante è stata la prima frazione, dominata dal primo all’ultimo minuto dagli ospiti con i bianconeri incapaci di proporre un’azione degna di tal nome e difensivamente in balia degli avversari. Si conoscevano già le lacune tecniche e le carenze di una rosa ancora in fase di costruzione.

Ma i 90 minuti di sabato scorso hanno sollevato non pochi dubbi sull’adattabilità di questa squadra al modulo che Vivarini preferisce (3-5-2). La sensazione che si è avuta, molto nitida, è che lo staff tecnico sia di fronte ad un inevitabile bivio. Se il tecnico bianconero vuole continuare a proporre quel modulo, servono non pochi innesti di qualità e, soprattutto, mirati. In caso contrario bisognerà pensare ad un modulo alternativo.

Difesa da brividi…

In particolare così come è schierata la squadra, a soffrire terribilmente (è un eufemismo…) è la fase difensiva, sia a difesa schierata che, ancor più, negli spazi. L’aspetto più preoccupante (e difficile da correggere) è il modo sbagliato di stare in campo del pacchetto arretrato che, quando l’Ascoli ha il possesso palla e prova a fare gioco, resta sempre troppo indietro e troppo staccato dal resto della squadra, lasciando così ampi spazi agli avversari che, quando riconquistano palla, possono così verticalizzare rapidamente e con facilità. Ad aggravare questo preoccupante difetto il fatto che i tre centrali schierati sabato scorso non brillano certo per rapidità e faticano a reggere “l’uno contro uno”.

Certo la loro condizione, come quella di tutta la squadra, è sicuramente destinata a crescere (Mengoni e Brosco si trascinavano sul campo già nel primo tempo e sembravano ancora più lenti di quanto già non siano). Ma, anche quando tutti saranno al massimo della forma, quel pacchetto di centrali non sarà mai troppo rapido e soffrirà sempre la velocità degli avversari. Quindi servirebbe una copertura ben differente da parte del centrocampo che, almeno con l’attuale rosa, può venire solo con lo spostamento di Addae (anche lui apparso molto indietro di condizione) davanti la difesa, con quello che però questo poi comporta in fase di impostazione del gioco.

Fasce laterali senza difesa

L’altro evidente grave problema della fase difensiva arriva dalle fasce laterali, terremo di facile conquista per gli avversari. Non è certo una novità che Mignanelli abbia più di un problema in fase difensiva (dal rientro dall’infortunio in realtà sembra involuto anche in fase di spinta). E, esattamente come avveniva lo scorso anno quando era in campo, a sinistra la Viterbese in fase offensiva ha fatto il bello e il cattivo tempo. Al momento, però, in rosa non ci sono alternative, a meno che Vivarini non voglia riproporre sulla fascia sinistra Baldini. Che, comunque, resta un giocatore soprattutto offensivo, anche se lo scorso anno in diverse circostanze ha ricoperto quel ruolo, cavandosela tutto sommato non malissimo.

Se possibile la situazione è addirittura peggiore sulla fascia destra che attualmente è sprovvista di un giocatore di ruolo. Lo scorso anno il titolare era Mogos che aveva dei limiti (male nelle diagonali difensive) ma che assicurava un minimo di copertura e una discreta fisicità. Sabato in quel ruolo Vivarini ha schierato Kupisz che, si è ampiamente visto, difensivamente è assolutamente inadeguato. Anche in questo caso sicuramente con la crescita della condizione l’esterno proveniente dal Cesena avrà meno problemi a coprire tutta la fascia.

Ma è del tutto evidente che non ha i movimenti e non ha le caratteristiche per coprire adeguatamente. Senza considerare che “sfiancarlo” in copertura rischierebbe di renderlo meno efficace in fase offensiva dove, anche in simili condizioni, si vede che può essere molto utile. Il guaio è che, con l’attuale rosa, è difficile anche solo immaginare una possibile alternativa (il solito Baldini, forse…).

Rebus centrocampo

Naturalmente le evidenti difficoltà della fase difensiva sono amplificate dai problemi altrettanto evidenti di un centrocampo che fatica (per essere magnanimi) in entrambe le fasi. Ovviamente anche in questo caso la scarsa condizione fisica ha amplificato le già evidenti carenze, Addae e Cavion sembravano correre con la zavorra quanto erano macchinosi e pesanti. Ma, al netto della condizione fisica, i limiti del reparto sono evidenti. Buzzegoli, lo aveva ampiamente dimostrato anche lo scorso anno, non è proprio a suo agio in un centrocampo a tre. Addae non è certo una novità che schierato sul centro – destra renda di meno, mentre su Cavion è giusto sospendere qualsiasi giudizio in attesa che la sua condizione cresca.

Stupisce, però, che un giocatore che, almeno secondo gli annunci, era stato preso per giocare esterno o comunque a destra nel centrocampo, sia stato schierato a sinistra nella mediana a tre. Evidenti le sue difficoltà, così come il vizio di tenere un po’ troppo palla e, in tal modo, rallentare lo sviluppo del gioco (già così macchinoso). Al di là del dinamismo (che migliorerà con il crescere della condizione) e dei limiti in copertura (amplificati dalla pessima condizione di Addae), è evidente che al centrocampo bianconero manchi qualità e manchino gli inserimenti in avanti, fondamentali in una squadra che ha un giocatore come Beretta che, con il suo movimento, crea spazi e opportunità.

Anche in questo caso, con Bianchi che non rientra nei piani (perché?), Carpani ancora in fase di recupero e il mistero Martinho, le alternative non sono numerose. C’è Parlati, nel secondo tempo Vivarini ha utilizzato a centrocampo Baldini che, però, è evidente che non è molto a suo agio (pur dimostrandosi tra i più brillanti fisicamente).

A.A.A. cercasi bomber disperatamente

Per certi versi più difficile, invece, giudicare il reparto offensivo, ovviamente ancor più in difficoltà con una squadra assolutamente incapace di costruire gioco. Quel che è certo è che Ganz resta un grande punto interrogativo, è evidente che il giocatore sia in difficoltà. Ma è altrettanto chiaro che la squadra lo aiuta pochissimo, praticamente per niente. Come ha sottolineato lo stesso Vivarini, se deve venire a prendere palla a 40 metri dalla porta è inutile alla causa.

Avrebbe bisogno di maggiori rifornimenti e di qualche palla messa bene in area, come quella  che nel secondo tempo gli ha offerto Kupisz e che stava per portare all’1-2 (bravo il portiere avversario a deviare). Al suo fianco Beretta ha confermato quello che già si sapeva, si muove molto (anche se nel secondo tempo aveva finito la “benzina”), svaria su tutto il fronte di attacco e, inevitabilmente, non è poi molto lucido ed efficace nelle conclusioni (ha sempre segnato non tantissimo).

Se la squadra è in grado di sfruttare al meglio i suoi movimenti e gli spazi che lascia (con l’inserimento dei centrocampisti o degli esterni) può essere una risorsa molto importante. Ma di certo non è un bomber. Come non sembra esserlo, almeno a leggere i numeri, il nuovo acquisto Maecky Ngombo. Il 23enne belga è un attaccante dal fisico imponente (alto 1,91) ma, almeno a giudicare dai numeri, non sembra esattamente un grande realizzatore (lo scorso anno in Olando 6 reti, 8 gol nella stagione per lui più prolifica).

Ovviamente è tutto da scoprire, però non sembra proprio il bomber capace di garantire un buon numero di gol di cui avrebbe bisogno la squadra. Inutile nascondere che, pur sapendo tutti (società in primis) che la squadra e la rosa sono ancora tutte da assemblare, si sperava di essere un pochino più avanti. Ora, naturalmente, l’importante è non lasciarsi prendere dal panico. Il mercato chiude il 17 agosto e c’è tutto il tempo per intervenire. E’ fondamentale, però, avere le idee chiare e non procedere per tentativi.

Bisogna assolutamente sfoltire la rosa, decidere il destino di alcuni giocatori ancora in bilico (Ganz, Rosseti, Martinho, De Santis e un paio di giovani) e poi completare la squadra con almeno 4-5 innesti di qualità in tutti e tre i reparti. Per quanto deludente e pesante (nelle dimensioni della sconfitta), la partita di sabato ha almeno avuto il merito di rendere chiaro quanto e dove bisogna intervenire.

Spetta ora alla società farne tesoro per evitare che anche questa stagione si trasformi in un lungo e penoso calvario.

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