Un po’ di Ascoli nella straordinaria favola di Marco Cecchinato


Il 25enne tennista palermitano, che ha sconfitto l’ex numero 1 al mondo Djokovic centrando la semifinale al Roland Garros, da fine 2016 è allenato dall’ascolano (ma da sempre residente a Castorano) Simone Vagnozzi. Che pronostica un futuro ai vertici per Cecchinato

Ha origine da Ascoli e dall’Ascolano la straordinaria favola di Marco Cecchinato che martedì 5 giugno ha realizzato l’incredibile impresa di battere in 4 set (13-11 il tie break decisivo del quarto set) l’ex numero uno e dominatore del tennis mondiale Novak Djokovic, guadagnando l’accesso alle semifinali del Roland Garros.

A guidare il 25enne tennista palermitano, da fine 2016, è infatti l’ascolano Simone Vagnozzi, nato ad Ascoli ma da sempre residente a Castorano (tutt’ora, quando non è in giro con Cecchinato per tornei è lì la sua residenza). Tennista anche lui, arrivato al massimo al 161° posto del ranking mondiale, Vagnozzi ha vissuto la sua stagione migliore nel 2011 quando al torneo di Barcellona, dopo aver superato le qualificazioni, sconfisse prima Fognini poi l’argentino Juan Monaco, per cedere poi agli ottavi di fronte all’ex numero uno del mondo Juan Carlos Ferrero.

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Nel 2015 si è ritirato ed ha intrapreso la carriera di coach, spinto anche dal suo allenatore Massimo Sartori che, qualche settimana fa, ha raccontato che “già quando lo allenavo da giocatore mi dimostrava di capire di tennis più di tutti”.

La sua collaborazione con Cecchinato è iniziata nel 2016, nel periodo peggiore per il tennista siciliano, coinvolto in un caso di presunte scommesse e squalificato inizialmente per 18 mesi, poi ridotti a 12. Due mesi dopo, però, il Collegio di Garanzia del Coni ha accolto il ricorso dei suoi avvocati, estinguendo la sanzione. Cecchinato, allora, si è messo a lavorare duramente con il nuovo coach ascolano.

Inizialmente siamo partiti con un periodo di prova di qualche mese – spiega Vagnozzi – poi visto che ci siamo trovati bene a novembre 2016 è iniziata la collaborazione vera e propria. Che Marco avesse grandi qualità tennistiche era evidente, veniva però da un periodo difficile e doveva ritrovare convinzione, determinazione e fiducia nei suoi mezzi. Nella prima fase l’obiettivo è stato quello di fargli giocare più partite possibili, visto che l’anno precedente aveva giocato pochissimo. Poi ci siamo concentrati su alcuni aspetti tecnici, abbiamo cercato di farlo giocare più vicino al campo e più aggressivo, abbiamo lavorato sul suo rovescio (ad una mano come Federer e pochi altri nel circuito) che era considerato il suo punto debole”.

Probabilmente non sarà d’accordo Djokovic che ha subito una marea di punti da quel rovescio, in particolare lungo linea ma anche con bei colpi incrociati (e, non a caso, il punto che gli ha regalato la semifinale è arrivato grazie ad una risposta vincente di rovescio).

Per me quella con Cecchinato è la prima esperienza con un ragazzo di questo livello – prosegue Vagnozzi – cerco di trasmettergli l’entusiasmo e la mia esperienza, cerco di mettere in pratica tutto ciò che ho appreso con Sartori e altri maestri. Al di là degli aspetti tecnici, il lavoro mio e del preparatore atletico Umberto Ferrara si basa fondamentalmente sulla mentalità, cerchiamo di lavorare ogni giorno con una mentalità positiva”.

E i risultati si sono subito visto. Ovviamente, dopo il periodo di stop, l’inizio 2017 non è stato semplice. Poi pian piano sono iniziati ad arrivare i successi, a partire dalla vittoria al Challenger di Roma Gardner e dalla finale ad Ostrava. Poi il successo all’Itf di Santa Margherita di Pula e le qualificazioni per il tabellone principale a Rio de Janeiro e Sao Paulo. A fine 2017 l’obiettivo di rientrare tra i primi 100, il primo che si erano posti Cecchinato e Vagnozzi, sembrava ad un passo. Poi, però, l’inizio del 2018 non era stato entusiasmante.

Sconfitta al primo turno (con il francese Herbert) all’Atp di Pune, al secondo turno al Challanger di Coblenza, poi la cocente eliminazione al primo turno delle qualificazioni al promo Slam dell’anno, l’Australian Open, per mano dell’australiano Mpusley, numero 319 nel ranking Atp. Sulla terra rossa, però, sono arrivate le prime soddisfazioni della stagione, con il terzo turno sia all’Atp di Buenos Aires (sconfitto dall’argentino Zeballos) che a quello di Rio de Janeiro (sconfitto dallo spagnolo Carreno Busta).

A marzo è arrivata la vittoria nel Challenger di Santiago del Cile, poi il primo vero acuto nel circuito maggiore, con la qualificazione al tabellone principale nel Master 1000 di Montecarlo, dove il tennista palermitano ha superato anche il primo turno (vincendo con Dzumhur n. 31 al mondo), cedendo poi al canadese Raonic.

La settimana successiva, poi, a Budapest è arrivato il primo trionfo in un torneo Atp, dopo aver superato ancora Dzumhur, Seppi, il tedesco Struff e, in finale, l’australiano Millman. A Roma, poi, era arrivata la vittoria sul terraiolo Cuevas e, al secondo turno, la splendida partita contro il n. 10 al mondo Goffin, persa solo al terzo set. Dopo il successo a Budapest era addirittura arrivato al n. 59 del ranking Atp, poi è sceso al 72° posto all’inizio del Roland Garros.

Dove al primo turno è stato ad un passo dall’eliminazione contro il rumeno Copil, sotto di due set e, poi, 4-5 al quinto. Si è salvato vincendo 10-8 nel set decisivo, poi al secondo turno ha avuto la fortuna di trovare un avversario abbordabile, l’argentino Trungelliti, facilmente superato in tre set. Nel terzo turno, però, Cecchinato si è trovato di fronte il n.11 al mondo, lo spagnolo Carreno Busta con il quale ha perso il primo set per poi vincere i successivi tre set. Agli ottavi quello che sembrava essere il suo capolavoro, la vittoria sul n. 8 del seeding, il belga Goffin, sempre in quattro set al termine di una partita giocata con grande personalità.

Nulla a che vedere, però, con l’impresa realizzata con Djokovic, sempre in 4 set, con l’ex numero uno al mondo che, dopo un brutto primo set, ha giocato ad ottimi livelli. Solo che Cecchinato è stato semplicemente più bravo e più coraggioso nei punti decisivi, conquistando entrambi i tie break giocati (compreso l’ultimo, davvero appassionante e conclusosi 13-11). “Non deve snaturarsi, deve pensare solo a fare il suo gioco, solo così avrà la possibilità di vincere” aveva detto Vagnozzi alla vigilia della sfida con il serbo.

E’ stata un’emozione incredibile – ha poi dichiarato alla fine della partita – ha giocato una partita straordinaria, ci credevamo, sapevamo che poteva giocarla alla pari. Ora ci godiamo questo straordinario successo, da domani (oggi) iniziamo a pensare e a preparare la semifinale contro Thiem”.

Uno scoglio se possibile ancora più arduo perché l’austriaco attualmente è il giocatore più forte sulla terra battuta, naturalmente a parte il “marziano” Nadal (che, però, le uniche due sconfitte negli ultimi 2 anni sulla terra le ha subite proprio da Thiem). Ovviamente comunque andrà la semifinale quella di Cecchinato resterà una straordinaria impresa (erano 40 anni che un italiano non arrivava in semifinale a Parigi) che, per altro, consentirà al palermitano ad entrare nei primi 30 al mondo.

Ma Vagnozzi non si accontenta e guarda avanti. “Deve puntare ad essere uno dei migliori al mondo sulla terra, in grado di vincere tante partite e tanti tornei – afferma l’allenatore ascolano – poi dovrà migliorare sul cemento perché solo così si può puntare in alto. Naturalmente attraverso il lavoro”. E con la guida di Vagnozzi che, pur se all’inizio della sua esperienza da coach, ha già mostrato il suo valore.

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