Teatro Filarmonici: storica riapertura con giallo


Domenica 20 maggio, dopo 18 anni di attesa, finalmente la riapertura ufficiale del teatro Filarmonici. Prima della quale, però, il Comune ha dovuto concludere una transazione con la Rti che ha realizzato i lavori che ha chiesto e ottenuto 167 mila euro in più

Quella di domenica 20 maggio sarà una data molto importante per il capoluogo piceno. Dopo un’attesa infinita, praticamente di 18 anni, riapre il teatro Filarmonici. I lavori di riqualificazione che sembravano non terminare più, finalmente sono davvero conclusi. Questa volta non ci dovrebbero essere sorprese, ulteriori rinvii o finte riaperture (come quelle del 2013 o dello scorso anno in occasione delle giornate del Fai).

Il teatro Filarmonici è pronto e, dopo quasi 30 anni dalla sua chiusura, torna finalmente a disposizione della città. Non senza, però, l’ennesimo giallo, che ovviamente il sindaco si guarda bene dal rendere noto e dallo spiegare ma di cui si trova traccia tra gli atti comunali. Stiamo parlando della delibera di giunta comunale n. 93 del 7 maggio scorso (e pubblicata sull’albo pretorio on line del Comune) che ci svela un particolare sconosciuto sulla lunga telenovela per la riapertura del teatro.

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A lavori terminati, prima di dare il via libera alla riapertura, l’amministrazione comunale ha dovuto concludere un accordo transattivo con la Rti che ha realizzato l’intervento che chiedeva compensi maggiori rispetto al contratto iniziale dei “lavori di completamento del restauro e adeguamento funzionale del teatro Filarmonici” (importo a base di contratto 1.834.122,85 euro).

A maggio 2018 il Comune svela il suo obiettivo: riapertura entro gennaio 2018!

Al di là dell’importanza di una vicenda che, ovviamente, sindaco e amministrazione comunale hanno tenuto ben nascosta, la delibera in proposito è significativa perché fotografa in maniera eloquente e imbarazzante come funzionano (è un eufemismo…) le cose in Comune in queste circostanze (e fornisce indicazioni interessanti sulle ragioni per cui ogni intervento di una certa rilevanza che porta avanti questa amministrazione comunale diventa un’imbarazzante e interminabile telenovela”.

A dir poco paradossale è, innanzitutto, il fatto che nella delibera approvata il 7 maggio scorso (cioè 7 giorni fa) viene scritto nero su bianco che l’obiettivo è quello di riaprire il teatro Filarmonici… entro gennaio 2018. Si legge infatti nella delibera : “ritenuto per i motivi riportati nel predetto documento istruttorio e che vengono condivisi, deliberare in merito, tra l’altro per l’intento che questa amministrazione si è data di riaprire il teatro Filarmonici entro il mese gennaio 2018, perfettamente operativo e funzionante”.

Da non crederci, a maggio inoltrato si adotta una delibera per fare in modo che qualcosa accada… 5 mesi prima (gennaio 2018). Sarebbe sufficiente questo per interrogarsi e chiedersi se forse non è il caso che gli autori di questo interminabile “pasticcio” vadano al più presto tutti a casa. Ma non basta. Nel documento istruttorio viene spiegato che la richiesta di maggiori compensi in realtà la Rti l’aveva presentata a dicembre 2017.

La direzione lavori non ha dubbi: non dovuti i 167 mila euro

La riserva iscritta nel registro di contabilità dal Rti – si legge nel documento istruttorio – recita: “Ai sensi degli articoli 190 e 191 del DPR 2017/2010 “si appone formale riserva in quanto, pur accettando la contabilizzazione si accetta la contabilizzazione delle categorie di lavoro riportate nel presente atto contabile, si richiede il riconoscimento e la contabilizzazione  di ulteriori categorie di lavoro eseguite dalla sottoscritta ATI per un importo complessivo di euro 167.191,54”.

Nel proseguo della riserva vengono anche descritti i lavori eseguiti per cui si richiede quella somma in più: interventi finalizzati al completamento della scena, i alla protezione dell’impiantistica posta su corte esterna del teatro, dettati da disposizioni della soprintendenza durante i sopralluoghi in cantiere, volti al completamento funzionale dei camerini e cameroni  e volti al miglioramento della gestione del teatro

Le categorie di lavoro sopra riportate – si legge ancora nella riserva – sono state fatte eseguire alla sottoscritta ditta appaltatrice dall’ufficio della direzione lavori in accordo con l’amministrazione comunale perché ritenute indispensabili e imprescindibili ai fini del completamento e riapertura del Teatro Filarmonici”. In altre parole la Rti sostiene di aver dovuto realizzare lavori in più rispetto a quelli previsti dal contratto originario perché ritenuti indispensabili e comunque effettuati in accordo con la il Comune.

Lapidaria ed eloquente, però, è la risposta dell’Ufficio di Direzione Lavori.  “Si rigetta la riserva dell’appaltatore – si legge – in quanto: è destituita da ogni fondamento la circostanza che le opere in più rispetto alla perizia di variante approvata siano state autorizzate dalla D.L.; Nella ipotesi che, comunque, l’appaltatore abbia male interpretato l’intenzione dell’Amministrazione di voler eseguire dette opere e forniture di completamento, manca a monte qualunque atto amministrativo in tal senso”.

Nella nota si aggiunge, poi, che la riserva presentata dalla Rti sarà comunque sottoposta all’attenzione della giunta comunale. Non ci sono dubbi, però, sul fatto che per la Direzione dei Lavori quei soldi in più non solo assolutamente dovuti né giustificati. Anche perché nella nota di risposta si ribadisce che nessuno, da parte della Direzione dei Lavori, ha mai chiesto alla Rti di effettuare lavori non previsti dal contratto iniziale e non contemplate nella perizia di variante suppletiva finale, aggiungendo che si presume che piuttosto l’appaltatore ha ritenuto di interpretare l’esigenza del Comune di avere al più presto l’opera.

Quando la matematica è un’opinione…

Tutto molto chiaro, quindi. Peccato, però, che in quella stessa nota all’improvviso, come se niente fosse, in perfetta antitesi con quanto sostenuto precedentemente si scrive: “si aggiungono qui alcune considerazioni sull’opportunità, per l’amministrazione comunale, di approvare la presente transazione, anziché affidarsi all’esito di un procedimento giudiziario”.

Che, poi, sostanzialmente il motivo principale è che la transazione eviterebbe “contenziosi giudiziari della durata di svariati anni, al termine dei quali la parte soccombente si ritroverebbe a pagare, oltre a somme superiori a quanto previsto in transazione, anche ingenti somme per spese legali, interessi e rivalutazione”. Ma se davvero, come è certo l’Ufficio Direzione Lavori, quei lavori in più non sono mai stati chiesti dal Comune e dalla Direzione Lavori stessi, non ci possono essere dubbi in proposito.

E non si capisce per quale ragione, sempre prendendo per buona la tesi dell’Ufficio stesso, si debbano “regalare” quasi 200 mila euro (per altro soldi pubblici, cioè di tutti i cittadini…) alla Rti per interventi che non erano previsti e che per l’amministrazione comunale evidentemente non erano necessari. Saremmo curiosi di sapere se il direttore dei lavori ha la stessa “leggerezza” e superficialità quando deve utilizzare soldi propri e non, come in questo caso, dei cittadini ascolani.

Non solo, a rendere il tutto ancora più paradossale è, poi, il fatto che per giustificare questo uso discutibile dei soldi pubblici si arriva al punto di stravolgere anche le più elementari leggi della matematica. Infatti nella suddetta nota si aggiunge anche che la transazione rappresenta “un valido deterrente e incentivo affinchè la Rti desista da tale prospettiva giudiziaria, accontentandosi di un compenso sensibilmente inferiore sia a quello analiticamente richiesto nelle riserve, sia a quello che potrebbe ottenere dopo anni di giudizio”.

Nelle citate riserve la Rt aveva chiesto 167 mila euro e il compenso “sensibilmente inferiore” deliberato dal Comune ammonta a … 175.071,88 euro! Senza parole, parlare di “dilettanti allo sbaraglio” è davvero riduttivo. D’altra parte, però, una vicenda che si trascinava da 18 anni, tra colpi di scena, ritardi, bugie, improbabili proclami e situazioni al limite della farsa, non poteva che chiudersi con il “paradosso finale”.

Su cui, una volta archiviata la giusta giornata di festa per la storica riapertura, sarebbe opportuno chiedere qualche seria spiegazione.

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