L’uomo della provvidenza


Sembrava che non ci fossero possibilità di formare un nuovo governo, che l’unica strada fosse quella di tornare alle urne in piena estate. Poi, su assist di Salvini e Di Maio, ci ha pensato ancora una volta Berlusconi. Che da grande sconfitto diventa il vero protagonista

La leggenda narra che in questi giorni così difficili e confusi per il nostro paese, nelle ultime ore da nord a sud si è sentito insistentemente intonare da nord a sud il famoso ritornello “meno male che Silvio c’è”. Chissà, magari sarà stata semplicemente una suggestione dettata dal momento.

Quello che è certo, però, è che il coro di gaudio nei confronti di Berlusconi l’hanno intonato Luigi Di Maio e Matteo Salvini che finalmente hanno ottenuto la benedizione di Silvio e hanno potuto coronare il loro sogno d’amore, così brillantemente ed efficacemente raffigurato dal famoso murales apparso a Roma (e subito fatto cancellare, peccato…) pochi giorni dopo le elezioni.

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Altrettanto sicuramente identico coro, probabilmente con maggiore trasporto e convinzione, l’avranno intonato centinaia di nuovi parlamentari (dei vari schieramenti) che, quando tutto sembrava perduto e le nuove elezioni sembravano ineluttabili, avranno pensato (per restare in tema musicale ) che “la festa cominciata è già finita”. Molti di loro temevano di dover vedere già svanire i mega stipendi e rimborsi e tutti quei benefit e privilegi di cui ancora godono i nostri parlamentari (e che, proclami propagandistici a parte, nessun politico ha realmente intenzione di eliminare), magari per tornare alle loro occupazioni originarie.

Ma non abbiamo dubbi che l’hanno intonato anche quei migliaia e migliaia di italiani, compresi gli operatori del settore, che hanno pensato che in qualche modo rischiavano di vedere compromesse o rovinate le “sacre ferie”. Sembrava davvero tutto perduto, per vari motivi si stava vivendo una sorta di psicodramma collettivo, lo spettro di quella “disgrazia” che per quasi tutti rappresentavano le elezioni a fine luglio-primi di agosto (perché chiunque conosca un minimo la costituzione e le norme che regolano le elezioni politiche sa bene che prima di quel periodo sarebbe stato impossibile indire nuove elezioni) agitava i sogni di milioni di italiani, quando all’improvviso è arrivato lui, l’uomo della provvidenza.

Ironia a parte, i prossimi giorni ci diranno se davvero ci sarà l’happy ending (la nascita del nuovo governo). Quel che è certo, però, è che ancora una volta il Cavaliere ha dimostrato di avere più di sette vite, di essere sempre in grado di tirare fuori il coniglio dal cilindro e di non essere mai morto.

La “batosta” del 4 marzo e il “colpo di grazia” mancato

Guai a darlo per finito, la storia politica italiana degli ultimi 20 anni dovrebbe aver insegnato qualcosa in proposito. E, invece, dopo il 4 marzo in tanti, soprattutto i pseudo esperti e buona parte dei commentatori politici, non avevano dubbi: questa volta politicamente è finito per davvero. In una tornata elettorale in cui i due “promessi sposi” (Di Maio e Salvini) bisticciavano per stabilire chi dei due fosse il vero vincitore, non ci sono mai stati dubbi su chi fossero i grandi sconfitti: Renzi e Berlusconi (i cespugli della sinistra non contano, sono geneticamente destinati a perdere…).

Il Cavaliere ha visto dimezzarsi i voti di Forza Italia, ha straperso (per manifesta inferiorità) la sfida per la leadership all’interno del centrodestra e anche numericamente (come numero di parlamentari) rischiava di essere assolutamente irrilevante. Per quanto significativi potessero essere (da prendere sempre con le molle…), i sondaggi post elezioni (parzialmente confermati dalle elezioni regionali che si sono svolte in questo periodo, soprattutto in Friuli) disegnavano uno scenario addirittura peggiore per lui, con il suo partito pian piano “cannibalizzato” dalla Lega di Salvini e sempre più ai margini.

In tal senso le nuove elezioni in estate, di giorno in giorno sempre più probabili vista l’empasse che si era creata, si prospettavano come la più dolorosa e scontata resa dei conti per il Cavaliere (peraltro dimezzato per gli effetti della legge Severino che lo rendono incandidabile). Lo scenario che si prefigurava era, ovviamente per l’ex premier, a dir poco catastrofico. Dopo quasi 25 anni, da agosto o settembre 2018 Berlusconi sarebbe scomparso, almeno come protagonista principale, dalla scena politica italiana.

Un perdente di successo

Già, il finale sembrava scritto, invece come l’araba fenice ancora una volta è risorto dalle sue ceneri ed è prepotentemente tornato al centro della scena. E per certi versi, questa volta la rinascita è ancora più clamorosa e inattesa, viste le condizioni in cui è avvenuta e per i frutti che ha portato e sta portando al Cavaliere. Che, allo stato attuale, con Forza Italia che è addirittura diventato il quarto partito e con i due vincitori (Di Maio e Salvini) che sembravano non aspettare altro che dargli il “colpo di grazia”, incredibilmente è quello che porta a casa i risultati maggiori.

Perché se l’Italia avrà un governo è solo “merito” suo, della sua benedizione ad un’intesa che nessuno dei due leader avrebbe fatto se l’assenso (il famoso passo indietro) del Cavaliere. Salvini, sicuramente per convenienza politica e forse (come sostengono i maligni) perché in qualche modo impossibilitato a sganciarsi, lo aveva detto e continua a ripeterlo anche ora, senza l’approvazione di Berlusconi non avrebbe acconsentito alla nascita del governo Lega-M5S. Ma, nonostante i proclami fatti ad arte per tenere buoni i propri ultras, lo stesso Di Maio ha cercato e favorito il via libera del Cavaliere. D’altra parte la cronaca politica delle ore più convulse (e più surreali) di questi giorni non lascia spazio a dubbi (almeno per chi guarda all’evolversi dei fatti senza i “paraocchi” del tifo da ultras di parte).

La sera di martedì 9 maggio, quando tutto sembrava finito e l’unica prospettiva sembrava il governo di transizione per portarci alle urne in estate, nei corridoi di Montecitorio i parlamentari leghisti all’unisono lanciavano una sorta di appello al leader del M5S: “basta un segnale da parte di Di Maio, un qualche riconoscimento nei suoi confronti e Berlusconi è pronto a fare un passo indietro e dare il via libera al governo”.

Poche ore dopo ed ecco l’inattesa dichiarazione di Di Maio che specificava che da parte del M5S non c’è alcun veto nei confronti di Berlusconi “non ce l’abbiamo mai avuta con lui, anzi non pensiamo neppure che sia il principale colpevole della situazione del paese, che sia il peggiore”.

Un’incredibile “giravolta” (non c’è lo spazio per ricordare solo le ultime dichiarazioni, da poco prima del voto ad oggi, di Di Maio nei confronti di Berlusconi definito in questo periodo “traditore della patria”, “politicamente il più grande truffatore” “mafioso”, “il peggior politico italiano del dopoguerra” ecc. ) incomprensibile per molti ma che di fatto rappresentava quel riconoscimento, quel segnale che i leghisti invocavano per consentire a Berlusconi di dare il via libera.

Quello che è accaduto nelle ore successive è cronaca, a meno di ulteriori colpi di scena la prossima settimana finalmente il nostro paese avrà un nuovo governo, nato per “grazia ricevuta” da parte del Cavaliere. Che, 2 mesi e mezzo dopo la “disfatta” elettorale, può comunque vantare un bilancio clamorosamente positivo e, dopo il 4 marzo, assolutamente impensabile. Non solo è, di fatto, colui che ha permesso la nascita del nuovo esecutivo (un improbabile salvatore della patria…) ma ha addirittura una sua fedelissima sullo scranno della seconda carica dello Stato.

Attenzione, non è semplicemente un rappresentante di Forza Italia ad essere stato eletto come presidente del Senato ma è una vera pasdaran del Cavaliere, quella Casellati a cui si deve la genesi di quella serie di legge ad personam che hanno salvato Berlusconi in diversi procedimenti e che, almeno fino ad un paio di mesi fa, erano viste come una delle peggiori espressioni del “berlusconismo” da parte di una parte degli oppositori storici del Cavaliere.

Uno straordinario perdente di successo che, in un modo o nell’altro, aiutato in maniera clamorosa dai suoi avversari, ha saputo comunque riconquistare il centro della scena. Con l’ulteriore grandissimo vantaggio che deriva dal fatto che, nonostante il  nuovo governo nasce solo grazie alla sua “benedizione”, il suo partito avrà “mani libere”, potrà sostenere e appoggiare i provvedimenti migliori (o quanto meno che riterrà tali) e fare dura opposizione (non solo in Parlamento…) nei confronti di quelli che in qualche modo potrebbero risultare indigesti per i cittadini.

L’ira funesta di Marco Travaglio

Naturalmente il tempo ci dirà se questa ennesima e inattesa rinascita avrà vita breve o se incredibilmente sarà solo l’incipit di una nuova stagione che lo vedrà protagonista. Ovviamente molto dipenderà da come si muoverà il nuovo governo, se riuscirà ad ottenere risultati e gradimento inevitabilmente la figura di Berlusconi, che sicuramente in quel caso proverà comunque ad attribuirsi i meriti per averlo fatto nascere, sarà destinata via via a sfocarsi.

Ma è chiaro che se le cose non dovessero andare nel migliore di modi rischierebbe davvero di tornare grandissimo protagonista. Quel che però al momento è certo e incontrovertibile che la sua presenza e la sua influenza sul nascituro governo c’è ed è sin troppo evidente. Lo conferma, ad esempio, il fatto che, secondo le prime indiscrezioni che escono, d’incanto dal programma di governo sono usciti il conflitto di interessi e la legge anticorruzione che, pure, non più tardi di una settimana fa proprio Di Maio aveva citato come punti chiave ed imprescindibili del programma del M5S.

Il governo 5 Stelle – Lega rischia di essere ancora più oscuro perché poggia le fondamenta su un equivoco grosso come una casa: il ruolo di Berlusconi, delinquente naturale, pregiudicato ineleggibile e interdetto”. Scrive Travaglio che, pure, da mesi era di fatto diventato il megafono del M5S.

Anche lui come molti altri aveva creduto che il suo principale “nemico”, il bersaglio preferito (da qualche anno insieme a Renzi) dei suoi “strali”, era arrivato al capolinea (politico). Invece all’improvviso lo ritrova ancora una volta al centro della scena, come “uomo della provvidenza” e pronto a sfruttare ogni occasione per l’ennesima incredibile rinascita. Sembra davvero una storia infinita…

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