Sicurezza delle scuole: ultimo avviso dal terremoto


Secondo il geologo Tondi e il professor Boschi ci saranno ancora scosse, forse anche forti. “Non si può scherzare più, ora sappiamo” afferma il presidente del Comitato Nazionale Scuole Sicure che annuncia: “Se non ci ascoltate verremo a Roma”

Ci saranno ancora scosse, la storia ci insegna che ci vorranno ancora almeno 2-3 anni”. “Non possiamo prevedere l’entità dei futuri terremoto, ma ce ne saranno 

sicuramente altri e forti”.

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Al di là del solito sconfortante scenario di inefficienze (il crollo di un muretto di contenimento e la caduta di alcuni pensili in alcune casette è assolutamente inaccettabile e non giustificabile) e del non meno sconcertante teatrino del conseguente sciacallaggio (ci sono già tanti problemi reali, è indegno e vergognoso raccontare falsità e bugie come hanno fatto alcuni quotidiani, locali e nazionali, e alcuni esponenti politici parlando di decine e decine di casette danneggiate e della conseguente evacuazione di diverse famiglie), il terremoto di martedì mattina e le parole sopra citate di due tra i più stimati esperti del settore, il geologo Emanuele Tondi  il professor Enzo Boschi, hanno ricordato a chi in questi mesi l’aveva dimenticato la dura realtà.

Che, in maniera un po’ cruda ma sicuramente efficace, si può sintetizzare in questo modo: dobbiamo abituarci all’idea che l’incubo terremoto non ci abbandonerà ancora per molto. Sappiamo bene che non è per nulla piacevole ma è la realtà con la quale dobbiamo fare i conti, che non possiamo fare finta di ignorare.

“E’ la zona più attiva d’Italia, necessario controllare tutti gli edifici”

Viviamo in una zona altamente sismica, probabilmente per certi versi (e per la presenza, nello spazio di una distanza relativamente breve, di tante faglie pericolose e spesso attive) la più sismica dell’intero paese. Per questo dovremo continuare a fare i conti con il terremoto e l’unica strada seria e ragionevole che possiamo percorrere, visto che non siamo ancora in grado (e probabilmente non lo saremo mai) di prevedere con certezza giorno e ora in cui si verificheranno le scosse di una certa entità, è quella della prevenzione. “Per stare sicuri e tranquilli l’unica possibilità che abbiamo è quella di abitare e frequentare edifici non vulnerabili rispetto alla sismicità dell’area in cui si trovano” spiega Tondi.

Questa è notoriamente la zona più attiva in Italia, è necessario controllare tutti edifici in maniera tale che possano essere sicuri e far sì che la gente si tranquillizzi” aggiunge Boschi. Non è per niente facile, purtroppo non è nella nostra cultura, nel nostro modo di agire quello di fare prevenzione. Siamo abituati a reagire emotivamente in maniera molto forte solo dopo, a tragedia avvenuta. Poi, passato un po’ di tempo, ce ne dimentichiamo e riprendiamo come se nulla fosse accaduto, senza che l’esperienza ci abbia insegnato qualcosa, fino alla successiva “tragedia”. Emblematico, a tal proposito, ciò è avvenuto e che purtroppo continua ad avvenire per quanto riguarda la sicurezza delle scuole.

Un’emergenza sempre dimenticata, nonostante negli anni alcune devastanti tragedie (su tutte quella di San Giuliano di Puglia) avrebbero dovuto indurci a riflettere, al punto che attualmente la situazione generale è disarmante, con la maggior parte degli edifici scolastici che si trovano nelle zone sismiche che non solo non sono per nulla sicura ma, addirittura, di cui spesso si ignora anche il grado di sicurezza (o forse sarebbe meglio dire di insicurezza). Il forte impatto emotivo suscitato da quanto accaduto in occasione dei terremoti dell’agosto 2016 e dell’ottobre 2016, con il crollo di diverse scuole (ad Amatrice ma anche nelle Marche) e tantissimi edifici scolastici dichiarati inagibili, in qualche modo aveva finalmente risvegliato l’attenzione su questo drammatico e delicato problema.

VERIFICHE DI VULNERABILITA’ SISMICA NELLE SCUOLE: C’e’ TEMPO FINO AD AGOSTO

Poi, però, con il passare del tempo quella che in quei drammatici giorni era diventata un’emergenza purtroppo per tanti, troppi politici e amministratori è tornato ad essere solamente un fastidio. Gli appelli, le raccomandazioni gli accorati inviti hanno partorito il solito compromesso al ribasso all’italiana, con Comuni e Province (che avrebbero dovuto fare le verifiche di vulnerabilità sismica su tutti gli edifici scolastici entro il 2013…) obbligati per legge a mettersi in regola entro agosto 2018 (in realtà il decreto legge del 9 febbraio inizialmente aveva previsto entro giugno 2018 ma quando è stato convertivo in legge la scadenza è stata sposta di 2 mesi).

Davvero troppo poco, anche perché le verifiche di vulnerabilità sismica dovrebbero essere solo il primo passo (poi sono necessarie decisioni rapide e concrete in caso di risultati negativi). Eppure molti amministratori sembrano non voler rispettare neppure quel “troppo poco” che, in termini di sicurezza, non sarebbe neppure da considerare il minimo sindacale. Per certi versi emblematico, in proposito, quanto sta accadendo ad Ascoli dove l’amministrazione comunale continua ad avere un comportamento incomprensibile.

Per mesi, nel pieno della sequenza sismica, il sindaco Castelli ha cercato di sminuire il problema con deliranti tesi secondo cui le vere verifiche sismiche le scuole cittadine le avevano effettuate (e secondo il sindaco superate) con le scosse di terremoto stesse. Poi, di fronte all’imbarazzante evidenza di un quadro complessivo tutt’altro che edificante (tre scuole dichiarate inagibili, altri istituti chiusi per giorni per sistemare il sistemabile e complessivamente milioni di danni, pur essendo il capoluogo piceno lontano dall’epicentro…) almeno ha smesso di raccontare simili amenità. Nel giugno scorso, in realtà, sembrava addirittura che l’amministrazione comunale volesse concretamente muoversi, tanto che il 1 giugno 2017 il Comune aveva pubblicato la manifestazione di interesse per formare un elenco di professionisti a cui affidare gli incarichi di vulnerabilità sismica negli edifici scolastici comunali.

“Occhio non vede, cuore non duole”: la strategia del Comune

Da allora, però, tutto tace, non risulta al momento esserci neppure alcuna graduatoria e, ovviamente, non è stato formalizzato neppure un incarico. Inutile sottolineare che c’è più di un sospetto che complessivamente la situazione sia tutt’altro che rosea, che la maggior parte degli edifici scolastici comunali siano ben al di sotto della soglia di sicurezza. “Occhio non vede cuore non duole” penseranno probabilmente sindaco e assessori, consci del fatto che poi, se messi di fronte ad una situazione non certo edificante, non sarebbe per nulla semplice intervenire. Come sta già sperimentando la Provincia che, invece, le verifiche di vulnerabilità sismica le ha effettuate, ottenendo però risultati sconfortanti.

Tutti gli edifici controllati (Liceo Classico “F. Stabili”, Liceo Artistico “O Licini”, Ipsia Sacconi-Ceci via Cagliari, Istituto industriale Fermi, Liceo Scientifico “Orsini” Ipsia Sacconi-Ceci via Angelini, Istituto Agrario) hanno fatto registrare un indice di rischio ampiamente lontano dal quell’1 che rappresenta il limite dal quale gli edifici possono essere considerati realmente sicuri. Indubbiamente va dato merito alla Provincia di Ascoli di aver adempiuto a quanto prevede la legge.

Però ora, una volta scoperto (o meglio confermato) che le scuole non sono sicure cosa pensa di fare? E’ accettabile che comunque studenti, insegnanti e tutto il personale scolastico continui a frequentare quotidianamente, come se nulla fosse, questi istituti a rischio? “Siamo ancora in emergenza perché se non si attua un percorso di prevenzione la parola d’ordine sarà sempre e solo emergenza” affermava il presidente del Comitato Nazionale Scuole Sicure, Iride Luzi, domenica 8 aprile. Quel giorno il Comitato si è riunito a Monsampolo per stabilire i componenti del direttivo stesso e, soprattutto, rilanciare l’importanza del tema della sicurezza delle scuole che, in una paese civile, dovrebbe comunque rappresentare l’assoluta priorità di qualsiasi amministrazione, di qualsiasi governo.

Il nuovo terremoto due giorni dopo e le successive parole di esperti come Tondi e Foschi sono l’ennesima conferma di quanto ci sia bisogno di chi si impegni concretamente in questa che è una battaglia vitale per il nostro futuro. “Non si può più scherzare o fare spallucce, non ce lo possiamo permettere, nessuno escluso. Ora sappiamo – spiega Iride Luzi – le scuole in Italia non sono sicure e non possiamo e non vogliamo più portare i nostri figli dentro queste strutture. Basta a tergiversare, non ve lo permettiamo più di giocare sulla pelle dei nostri figli. Non possiamo più aspettare la divina provvidenza, la notte o la domenica. Le scuole devono essere sicure. Non ci ascoltate? Verremo a Roma. E ci ascolterete. Tutti”.

Una promessa, che speriamo si trasformi presto in realtà Perché non è più ammissibile continuare a scherzare “con il fuoco”. In questi difficili ultimi due anni nonostante tutto, almeno da questo punto di vista, siamo stati fortunati. Ma non è detto che sarà sempre così. Tutti gli esperti ci ripetono che dobbiamo aspettarci e prepararci anche a repliche di una certa intensità. Sappiamo che prima o poi succederà di nuovo. E, ovviamente, non è detto che avverrà ancora d’estate, di notte o in un giorno di festa. Cioè quando le scuole sono chiuse.

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