Basta una semplice “scossetta” per mandare in tilt le scuole cittadine


Pur essendo di magnitudo 3.0, la scossa  di questa mattina, con epicentro a 14 km da Ascoli, ha provocato in molte scuole una reazione irrazionale ed eccessiva. Che dimostra come, per quanto riguarda la sicurezza, la situazione nelle nostre scuole è a dir poco precaria…

E’ bastata un “scossetta” leggera, di magnitudo 3.0, per mandare in tilt le scuole cittadine. In un paese civile questa semplice constatazione sarebbe ampiamente sufficiente per comprendere quale sia il livello di sicurezza delle nostre scuole e riflettere su quanto si dovrebbe fare e  non è stato fatto. Invece in quel meraviglioso posto che è il capoluogo piceno, dove avvengono “fenomeni paranormali” che non hanno eguali e dove si sperimentano nuove e rivoluzionarie tecniche di sicurezza (come i collaudi fatti dagli istituti scolastici non con le verifiche di vulnerabilità sismica, come dovrebbe accadere normalmente, ma direttamente con le scosse di terremoto…) si può star certi che già domani sarà tutto dimenticato.

E, allora, prima che ciò avvenga è opportuno fare alcune considerazioni. Partendo da quanto realmente è accaduto. Questa mattina intorno alle 7:40 (secondo il rilevamento dell’Ingv per l’esattezza alle 7:42) c’è stata una scossa di terremoto con epicentro a Valle Castellana di magnitudo 3.0, ad una profondità di 21 km. L’estrema vicinanza del capoluogo piceno all’epicentro (appena 14 km) ha fatto si che la scossa fosse avvertita distintamente anche ad Ascoli. Ma, è un dato fondamentale da tenere presente, si tratta sempre e comunque di una scossa di appena 3.0, quindi molto lieve e che non può provocare alcun tipo di preoccupazione (se non un comprensibile timore in chi ancora non ha superato il trauma di quanto accaduto da agosto 2016). Invece è bastata quella semplice e piccola scossa per mandare praticamente in tilt le scuole cittadine.

Quello che è accaduto nei minuti successivi è a dir poco paradossale e assolutamente emblematico. In diverse scuole elementari i genitori sono stati invitati ad attendere, in realtà non si capisce bene cosa, prima di fare entrare i bambini. Situazione simile anche nelle scuole superiori, al Liceo Scientifico i ragazzi hanno addirittura trovato la scuola chiusa e sono stati invitati ad attendere, mentre al Liceo Classico gli studenti sono stati fatti entrare ma, prima dell’inizio della prima ora, sono stati radunati in cortile in attesa. Situazioni analoghe si sono verificate nella maggior parte delle scuole, elementari, medie e superiori.

Già, ma in attesa di cosa? Due sostanzialmente le risposte che sono state date a questo inevitabile quesito posto da ragazzi e genitori: “bisogna attendere perché stiamo verificando che non ci siano problemi”, “bisogna attendere per sapere se il dirigente scolastico (o chi per lui) decide se tenere aperta o chiusa la scuola”. In entrambi casi siamo al paradosso, ai limiti della farsa. Innanzitutto perché, visto che in nessuna scuola è stata segnalata la presenza di squadre di vigili del fuoco o della protezione civile, i presunti sopralluoghi sarebbero stati effettuati dallo stesso personale scolastico. Che, naturalmente, non ha alcuna competenza specifica per giudicare se eventualmente esistono o meno pericoli.

Quindi, se davvero questo è avvenuto come riferito in alcuni istituti scolastici, siamo di fronte ad un poco edificante teatrino, davvero di dubbio gusto. Per non parlare, poi, del fatto che appare davvero sconcertante che ora, di fronte ad una “scossetta” di 3.0, ci si interroghi se è il caso di tenere aperte le scuole, dopo che nel periodo in cui c’era realmente l’emergenza sisma si è ostentata un’insensata sicurezza, pur con una frequenza quotidiana di scosse quasi sempre superiori a quella magnitudo. Chissà, evidentemente allora le scuole cittadine erano molto più sicure di quanto non lo siano ora… Ironia a parte è opportuno anche sottolineare che questa reazione impaurita e del tutto irrazionale ha avuto delle inevitabili conseguenze, prima tra tutte quella di preoccupare e in alcuni casi terrorizzare i ragazzi stessi.

La maggior parte dei quali non avevano neppure avvertito la scossa di terremoto, visto che in quell’orario stavano proprio recandosi a scuola e praticamente quasi nessuno di loro era ancora a casa (o già a scuola stessa). Praticamente impossibile non pensare, di fronte alla scuola chiusa e in attesa di decisioni, ad un evento ben più preoccupante di quanto in realtà poi non sia stata quella “scossetta”. Non a caso in diverse scuole è accaduto che ragazzi e ragazze provenienti dall’entroterra (in particolare dalle zone più colpite dal terremoto dello scorso anno) di fronte a quella situazione hanno deciso di non attendere neppure l’eventuale decisione ma hanno preferito non entrare a scuola e tornare a casa.

Ma per quale ragione una semplice “scossetta” di magnitudo 3.0 ha provocato una simile reazione da parte delle scuole, sicuramente eccessiva e ingiustificata a fronte di quanto era accaduto? A meno che non si voglia credere ad una sorta di strana epidemia che ha colpito la maggior parte dei dirigenti scolastici cittadini, in preda di conseguenza ad una vera e propria crisi di panico, la spiegazione è abbastanza semplice e scontata. Al di là delle improbabili “favolette” raccontate in questi mesi dai nostri amministratori, è cosa nota e sotto gli occhi di tutti (almeno di chi vuole vederlo) che la situazione delle scuole cittadine non è per nulla edificante, anzi.

I ripetuti proclami alla Tonino Guerra (“l’ottimismo è il sale della vita”) del primo cittadino hanno inutilmente tentato di nascondere una situazione assolutamente preoccupante, certificata dal fatto che in seguito a quei terremoti, che hanno avuto un epicentro distante dal capoluogo piceno, il bilancio per le scuole cittadine è stato a dir poco sconfortante. Tre istituti chiusi perché non più agibili, necessità di interventi per far fronte a lesioni più o meno contenute praticamente in quasi tutte le scuole e, solo per quanto riguarda le scuole di competenza comunale, danni per quasi 2 milioni di euro.

Come se non bastasse in quegli istituti (scuole superiori) dove, in seguito a quanto previsto dalla legge, finalmente sono state effettuate le verifiche di vulnerabilità sismica, i risultati ottenuti si possono senza ombra di smentita definire a dir poco sconfortanti. Praticamente nessuna scuola è a norma, indici di sicurezza bassi ovunque e situazione a dir poco critica. Anche se, poi, ci sono i fondi stanziati per il post terremoto che, almeno per quanto riguarda le scuole di competenza provinciale, dovrebbero consentire di dare il via dall’estate ad una serie importanti di interventi di adeguamento sismico.

Fino ad allora, però, la situazione resta molto preoccupante. Ancor più per quanto riguarda le scuole di competenza comunale (materne, elementari e medie) dove, in una sorta di “occhio non vede, cuore non duole”, non sono state neppure avviate le verifiche di vulnerabilità sismica (i termini per farlo scadono a giugno 2018). In questo caso, però, è perfettamente inutile “mettere la testa sotto la sabbia” per non voler vedere, visto che tutti gli addetti ai lavori sanno bene quale sia la situazione.

Allora, tornando alla “scossetta” odierna, è più che comprensibile che accada quello che è accaduto stamattina, la consapevolezza della situazione unita al timore di quello che potrebbe accadere porta inevitabilmente ad avere una reazione così esagerata. Che non c’è mai stata lo scorso anno, nel pieno dell’emergenza terremoto, quando però ancora in molti non avevano l’esatta cognizione di quale fosse la situazione.

Quello che continua a risultare incomprensibile, almeno a noi, è per quale motivo si attendono questi eventi per reagire in maniera istintiva e irrazionale e non si cerca, invece, di affrontare con serietà e preventivamente quello che è un problema serio e sicuramente complesso. Lo abbiamo detto più volte in questi mesi e, a maggior ragione, lo ribadiamo ora. Sulla sicurezza delle scuola, sulla sicurezza dei nostri ragazzi (ma anche di tutto il personale scolastico) non si può scherzare. E’ un’emergenza, una priorità che non può essere affrontata in maniera superficiale e irrazionale, cedendo alle crisi di panico momentanee ma, poi, non facendo nulla di concreto preventivamente.

La “scossetta” di questa mattina, non più di una “puntura di spillo”, ha quanto meno avuto il merito di mettere a nudo questa grave ipocrisia. Purtroppo, però, non ci illudiamo affatto che sia servita ad insegnare qualcosa…

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