L’Ascoli precipita, ultimo appello con la Ternana


A Venezia segnali positivi dalla rivoluzionata difesa ma “encefalogramma piatto” in avanti e la solita sconfortante incapacità di reagire dopo lo svantaggio. La classifica lascia ancora qualche spiraglio ma è indispensabile vincere sabato al Del Duca contra gli umbri

Nessuno, almeno a parole, ha intenzione di mollare. La classifica, nonostante tutto (e in attesa di tutti i recuperi) continua a lasciare margini di speranza. Sono queste le uniche buone notizie del dopo Venezia – Ascoli che ha portato in dote la terza sconfitta consecutiva, la settima nelle ultime nove partite. Numeri che in altre circostanze avrebbero probabilmente determinato la fine di ogni speranza ma che dimostrano con imbarazzante chiarezza che non si può neppure parlare di crisi.

Il campo, la classifica e le prestazioni dal post sosta dicono chiaramente che l’Ascoli è una squadra da retrocessione, addirittura da ultimo posto. Il fatto che ci siano altre squadre con problemi che non volano in classifica lascia ancora aperta la porta ad una piccola speranza. Ma dovrebbe verificarsi, immediatamente, uno di quei tanti miracoli che a volte avvengono nel calcio, dovrebbe improvvisamente accadere qualcosa che cambi l’andamento di una stagione che, non certo e non solo per sfortuna e casualità, sembra davvero segnata. In qualche modo Cosmi a Venezia ci ha provato, ha cambiato molto in tutti i reparti ma gli effetti si sono parzialmente visti sul piano della prestazione ma, quel che più conta, non su quello del risultato. E’ innegabile che l’Ascoli visto in laguna è stato diverso rispetto a quello impresentabile “ammirato” al Del Duca contro la Salernitana.

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Ma un episodio ad inizio ripresa, una serie di errori concentrati in quell’azione (ci dispiace per Cosmi, ma ci sembra poco discutibile il rigore assegnato da Piccinini, piuttosto assolutamente inadeguato per la gestione complessiva della partita) hanno portato al rigore e al gol che è risultato decisivo. Poi, ancora una volta, non c’è stata la reazione rabbiosa e decisa che ci si sarebbe aspettati. E’ vero che, a differenza della precedente partita con i campani, la squadra questa volta non è uscita dalla partita, non si è arresa definitivamente. Ma ha fatto troppo poco (e in maniera confusa) per sperare di riacciuffare il risultato.

Nessuna vera occasione, nessun tiro in porta realmente pericoloso, solo un paio di potenziali opportunità banalmente sciupate con scelte sbagliate (Carpani che invece di servire Martinho libero sul secondo palo prova un’improbabile conclusione, lo stesso brasiliano che sbaglia il cross dopo una delle poche azioni in velocità che avevano sorpreso la difesa veneta). E’ chiaro che la sconfitta e il conseguente peggioramento della situazione contribuiscono a vedere tutto in negativo. Però qualcosa da salvare nella prestazione di Venezia c’è.

Innanzitutto non è da sottovalutare, soprattutto dopo le ultime prestazioni del reparto difensivo, che in tutta la partita l’Ascoli, al di là dell’episodio del rigore (ma che ingenuità da parte di Martinho…), ha concesso alla formazione di Inzaghi un’unica occasione da gol (il colpo di testa da due passi di Geijo, miracolosamente deviato sulla traversa di Agazzi). Segno evidente che la difesa stavolta ha disputato una prestazione più che sufficiente. Positivo è risultato l’esordio di Cherubin, così come il ritorno in campo di Mengoni. E’ ovvio che non basta una partita per tirare delle conclusioni, ma sperare che ora il reparto difensivo possa essere un po’ più affidabile non appare così insensato.

Più in generale la squadra vista nel primo tempo non è dispiaciuta, anche se è risultata poco incisiva (pur considerando che di fronte c’era la seconda migliore difesa del campionato). Il problema è che, per un motivo o per un altro, la coperta risulta sempre corta. Se questa volta tutto sommato la difesa ha retto bene, in compenso in avanti non si è visto praticamente nulla. Si sperava nella voglia di dimostrare il suo valore da parte di Ganz che, invece, ha nuovamente deluso.

Certo non è facile per un attaccante con le sue caratteristiche mettersi in evidenza in una squadra che, almeno sabato scorso, non ha certo rifornito in maniera sufficiente gli attaccanti. Ma questa parziale giustificazione non spiega comunque una prestazione ancora decisamente al di sotto della sufficienza, con l’attaccante proveniente dal Pescara sempre anticipato dai difensori e sempre impreciso, con errori di passaggio anche banali. Sicuramente sarà un problema di condizione ma è innegabile che, tra i rinforzi di gennaio, al momento è lui la principale delusione. Non che Monachello abbia fatto (almeno sabato scorso) chissà cosa.

Sicuramente, però, ha partecipato più alla manovra, è stato molto meno impreciso, anche se, come Ganz, non è certo stato aiutato dalla squadra. Che così come si è presentata a Venezia sembra davvero incapace di servire adeguatamente le punte. Con quel tipo di schieramento i rifornimenti dovrebbero arrivare soprattutto dalle fasce, cosa che a Venezia, per svariati motivi, non è praticamente mai avvenuta. Mogos a destra praticamente non si è mai visto in fase di spinta, sicuramente di più ha fatto a sinistra Martinho. Dal quale, però, ci si attenderebbero giocate incisive e non certo che svolga il compitino in maniera magari diligente ma assolutamente infruttuosa.

Il brasiliano, che pure è arrivato ad Ascoli con la fama di avere determinate doti tecniche, non ha mai provato una giocata, un dribbling al limite dell’area che potesse creare superiorità numerica e potenziali opportunità. Di Mignanelli è meglio non parlare, irriconoscibile. O meglio, nella fase difensiva purtroppo è riconoscibilissimo, non è cambiato per nulla (come al solito un disastro). Il problema è nella fase offensiva, in due partite praticamente non ha azzeccato un cross. E’ evidente che così per le punte diventa tutto più difficile.

A maggior ragione riesce difficile capire la rinuncia, per tutta la partita, a Clemenza che nelle ultime partite (anche in quella disastrosa con la Salernitana) ha sempre dimostrato di essere il giocatore che offensivamente può creare e inventare qualcosa. Può essere comprensibile la sua rinuncia dal primo minuto, visto la partita che ha impostato l’Ascoli. Ma una volta in svantaggio è incomprensibile che Cosmi non abbia deciso di metterlo in campo. Di Varela, che tra alti e bassi è comunque l’altro giocatore in grado di dare un po’ più di brio all’attacco bianconero, praticamente si sono, invece, perse le tracce.

Ci sarebbe da parlare anche del centrocampo che nel primo tempo ha retto dignitosamente ma, poi, quando si è trattato di provare a recuperare non è stato in grado di cucire adeguatamente il gioco. Al di là di ogni altra considerazione che si potrebbe aggiungere, riagganciandoci al discorso iniziale è del tutto evidente che per mantenere vivo quel piccolo spiraglio è indispensabile vincere sabato contro la Ternana. Per provare a farlo è fondamentale innanzitutto che Cosmi punti sui giocatori che hanno dimostrato di poter dare qualcosa, sia in difesa che in avanti (a centrocampo, con la squalifica a Kanoutè, non ci sarà tanta possibilità di scelta).

Poi, pur comprendendo la rabbia (non l’idiozia e la delinquenza, quella è ingiustificabile a prescindere) dei tifosi, è necessario anche il loro appoggio. E’ probabilmente l’ultima opportunità per evitare quello che sembra inevitabile, per 90 minuti bisogna fare uno sforzo e mettere da parte tutti i comprensibili e giustificati rancori nei confronti della società ma anche della squadra.

Non farlo vorrebbe dire che i tifosi per primi si sono rassegnati al peggio e hanno mollato. Superfluo aggiungere che, in tal caso, sarebbe quasi inevitabile che poi facciano lo stesso i giocatori…

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