Da simbolo del post terremoto ad emblema dei “sindaci martiri”: l’improbabile ascesa di Sergio Pirozzi


Indagato per omicidio colpo e lesioni personali colpose, il sindaco di Amatrice reagisce come quei politici di professione dai quali prendeva le distanze, evocando complotti e inveendo contro la “giustizia ad orologeria”. Ed in suo soccorso arrivano i sindaci e l’Anci…

Sono ormai 25 anni, da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica portandosi dietro tutti i suoi guai giudiziari (e quelli dei suoi più stretti collaboratori), che ogni volta che un politico o un amministratore finisce nel mirino della giustizia assistiamo al solito stucchevole teatrino.

Il clichè è sempre lo stesso, si va da “è un atto politico” al sempre valido (in Italia una qualche elezione a breve c’è sempre) “giustizia ad orologeria”, rafforzati dalle solite accuse del tipo “non riescono a sconfiggermi e allora vogliono mettermi a tacere in questo modo” e contro la “magistratura politicizzata”. Il tutto condito da accuse e offese ai giornalisti, quasi sempre senza capire bene le ragioni (ma, come la donna secondo il famoso detto di Confucio, loro sanno cosa hanno fatto di male…), e dal rassicurante “ho fiducia nella giustizia”, assolutamente contraddittorio e in totale antitesi con tutti gli anatemi lanciati in precedenza.

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Non è sfuggito a questo copione neppure il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio Sergio Pirozzi, raggiunto nei giorni scorsi da un avviso di garanzia (per la precisione gli è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari che, solitamente, precede la richiesta di rinvio a giudizio). Con un’aggiunta importante, però, la rappresentazione melodrammatica e decisamente surreale di una nuova categoria di perseguitati: i “sindaci martiri”, l’anello più fragile della catena istituzionale su cui si scaricherebbero tutte le più pressanti responsabilità.

Quello che di certo bisogna riconoscere a Pirozzi è che, pur essendosi sempre dichiarato non un politico di professione, ha comunque acquisito perfettamente i tipici modi di fare dei politici stessi in queste situazioni. Con, però, in più uno spiccato senso del dramma. “Mi sembra lampante che qualcuno vuole distruggere un uomo ma non ci riusciranno – ha affermato il sindaco di Amatrice – qui si cerca di abbattere un simbolo ma i simboli non verranno abbattuti”.

In effetti per un certo periodo simbolo lo è stato davvero, della sua terra così martoriata dal terremoto, di un territorio ferito che comunque non si vuole arrendere e anzi vuole reagire e pretende di avere il giusto supporto dalle istituzioni. Poi, però, qualcosa è cambiato la notorietà (sicuramente non cercata ma inevitabilmente arrivata) lo ha spinto ad andare ben oltre il ruolo di simbolo del suo territorio, portandolo ad assumere comportamenti assolutamente contraddittori e discutibili. Che, ovviamente, non c’entrano nulla con la vicenda giudiziaria, così come, però, deve essere chiaro che, per quanto da ammirare, anche i cosiddetti “simboli” non possono certo essere al di sopra delle leggi.

“Io sono solo colpevole di aver assistito alla devastazione della mia comunità – ha poi aggiunto alzando il livello di teatralità della sua autodifesa – sono orgoglioso di aver immediatamente dato notizia ai media che il mio paese non c’era più, di aver immediatamente salvato tante vite umane, di aver detto immediatamente alla Protezione civile di andare non solo ad Amatrice”. Riguardo alla vicenda giudiziaria Pirozzi sottolinea che “risulto coindagato in una vicenda risalente al 2009 in merito alla quale evidenzio sin da ora la mia totale estraneità rispetto ai fatti contestati. Noto con stupore – aggiunge con chiaro intento polemico – che mi ha notificato un avviso di garanzia oggi è un magist6rato che andrà in pensione il primo marzo”.

Particolare che il sindaco di Amatrice cita maliziosamente facendo sottointendere chissà cosa ma che in realtà è  assolutamente irrilevante. Perché è chiaro ed incontestabile che, fino a che è in servizio, un magistrato deve correttamente continuare a svolgere il proprio compito, compreso quello di indagare (se lo ritiene opportuno) uno dei “simboli” del terremoto. Perché, e Pirozzi è troppo intelligente e scaltro per non saperlo, di certo nessuno dimenticherà quello che lui ha fatto nell’immediato post terremoto e il suo comportamento in quei giorni, in quei mesi, resterà per sempre scolpito nella memoria degli amatriciani ma anche di tutti gli italiani.

Tutto ciò, però, non lo pone certo al di sopra della legge, a maggior ragione in considerazione del fatto che la vicenda che lo coinvolge è precedente al terremoto. Inoltre da uno schietto e sincero (almeno così si definisce) come lui, che ci tiene a differenziarsi (soprattutto nei modi di fare) dai politici tradizionali, ci saremmo aspettati una maggiore chiarezza. Invece di lanciare sospetti e illazioni, Pirozzi potrebbe dirci chi avrebbe interesse a farlo fuori dalla competizione elettorale, chi avrebbe ordito l’ipotetico complotto.

Anche perché la logica ci dice che Zingaretti (centrosinistra) e Lombardi (M5S) avrebbero solo da perdere da una sua eventuale rinuncia alla competizione per la presidenza (è evidente che Pirozzi toglie voti al centrodestra). Quanto a Parisi, al di là delle considerazioni politiche sul suo valore, sinceramente ci sembra difficile anche solo immaginarlo alla guida di una congiura. Del tutto fuori luogo e prive di senso, quindi, appaiono certe insinuazioni e i sospetti che solleva Pirozzi. Che, invece, dovrebbe riflettere a lungo sui tanti risvolti di una vicenda che presenta aspetti meritevoli di approfondimenti.

Detto e sottolineato che ancora non c’è stato neppure il rinvio a giudizio e che, quindi, a maggior ragione il sindaco di Amatrice è da considerare a tutti gli effetti innocente (e per noi resterebbe tale fino ad un eventuale terzo grado di giustizia), il procedimento giudiziario che lo riguarda è molto delicato. La vicenda per cui Pirozzi è finito nel registro degli indagati è quella relativa al crollo di una porzione dell’edificio di piazza Sagnotti 1 nel quale persero la vita 7 persone, mentre altri rimasero feriti. Il sindaco di Amatrice è indagato per i reati di omicidio colposo, con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione, lesioni personali colpose e disastro colposo.

In qualità di sindaco del Comune di Amatrice – si legge nell’atto di conclusione delle indagini preliminari siglato dal procuratore Saieva – dal 9 giugno 2009 e responsabile della protezione civile e, pertanto, titolare di una posizione di garanzia nei confronti dell’incolumità della popolazione residente, consentiva/non impediva il rientro (nonché la permanenza fino al 24 agosto 2016) nelle proprie abitazioni ai cittadini”. Il procuratore, inoltre, sottolinea come la situazione dello stabile fosse nota al sindaco “avendo il Comune di Amatrice rimborsato a varie strutture recettive le spese di vitto e alloggio pari a 39 mila euro per l’ospitalità concessa fino al luglio 2009 agli abitanti evacuati”.

La struttura di piazza Sagnotti era un ex edificio popolare riscattato dal Comune che aveva anche fatto lavori di adeguamento, mai portati a termine. Dopo il terremoto dell’Aquila aveva riportato danni tali da pregiudicarne l’agibilità, tanto che l’allora sindaco di Amatrice Carlo Fedeli aveva ordinato lo sgombero dell’edificio stesso. Oggetto poi di lavori che, secondo i magistrati, furono eseguiti senza rispettare le leggi sulla prevenzione sismica. Nonostante questo Pirozzi (divenuto sindaco nel giugno 2009) e i suoi collaboratori consentirono agli inquilini di rientrare nel palazzo, secondo l’accusa senza aver adeguatamente controllato l’agibilità dell’edificio. Che, poi, la notte del 24 agosto crollò, provocando 7 morti e diversi feriti.

Insieme al sindaco sono indagati anche il geometra e fratello dell’ex vicesindaco di Amatrice, alcuni dirigenti e funzionari del Genio civile di Rieti, il comandante della polizia municipale di Amatrice e la responsabile dell’ufficio tecnico comunale. A Pirozzi viene, inoltre, imputato il fatto di non aver mai revocato l’ordinanza di sgombero emessa dal suo predecessore il 16 aprile 2009. In suo soccorso subito si è mossa la lobby dei sindaci che ormai non perde occasione per vestire gli improbabili panni di martiri.

E’ il momento di dire basta – tuona il presidente dell’Anci Antonio Decaro (sindaco di Bari) – non è possibile che il sindaco, solo perché è il terminale più esposto delle istituzioni democratiche, diventi personalmente bersaglio, sia colui che personalmente risponde per gli effetti di qualsiasi calamità”. “Saluto e ringrazio tutti i sindaci – ha aggiunto con la solita teatralità Pirozzi – e chiedo loro che spieghino ai propri figli i rischi che si corrono svolgendo la propria attività per gli altri”.

Per l’uno e per l’altro il fatto che, non da oggi ma da sempre, i sindaci abbiano determinate responsabilità e determinati compiti, che debbano adempiere al proprio ruolo mettendo in pratica e facendo rispettare determinate norme (e, ovviamente, se non lo fanno si espongono agli inevitabili rischi che ne conseguono) è un particolare irrilevante. Evidentemente per il presidente dell’Anci e per il primo cittadino di Amatrice i sindaci dovrebbero essere al di sopra delle norme, non dovrebbero mai rispondere delle proprie responsabilità. Troppo comodo e troppo facile, anche perché nessuno li ha obbligati a svolgere quel ruolo, se non vogliono o ritengono eccessive certe responsabilità possono evitare di candidarsi o farsi successivamente da parte.

Al di là di tutte queste inutili “chiacchiere”, in questo caso la vicenda è sin troppo chiara. I magistrati prima ed eventualmente i giudici poi devono verificare se una delle tante tragedie provocata dal terremoto, la morte di 7 persone in seguito al crollo di quel palazzo, poteva essere evitata da chi aveva il compito e la responsabilità di verificare (tra cui il sindaco Pirozzi).

Naturalmente il nostro augurio è che il primo cittadino amatriciano possa dimostrare la sua totale e indiscutibile innocenza, uscendo completamente “pulito” da questa vicenda. Ma, per carità di patria, lasci ai politici di professione il compito di evocare improponibili complotti.  E, soprattutto, ci risparmi la surreale favoletta del martirio dei poveri sindaci…

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