Mezzo miliardo di euro per le scuole, investimento record della Regione per la sicurezza


Nel triennio 2015-2017 la Regione ha investito 510 milioni di euro per 401 interventi nelle scuole marchigiane. Quasi l’80% dei fondi, però,  stanziati dopo il terremoto. Nelle province di Macerata (237 milioni) e Ascoli (104 milioni) i maggiori investimenti

I numeri sono davvero importanti. Mezzo miliardo di euro di investimenti per adeguamento sismico, messa a norma e ricostruzione di edifici scolastici (nidi d’infanzia compresi) è qualcosa di assolutamente mai accaduto prima d’ora non solo nelle Marche ma, fatte le debite proporzioni, nell’intero paese.

E’ quanto ha investito la Regione nel triennio 2015-2017, per 401 interventi complessivi programmati nel corso di questi tre anni, almeno stando alle cifre fornite in mattinata, nel corso di una conferenza stampa, dal presidente della Regione Luca Ceriscioli e dalla vice presidente e assessore all’edilizia pubblica Anna Casini. Un dato di cui l’amministrazione regionale va giustamente fiera ma che, è quasi superfluo sottolineare, è fortemente condizionato dal terremoto, dalla sequenza sismica che ha colpito una larga parte del territorio regionale a partire dall’agosto 2016. Non servirebbe neppure ricordare il triste bilancio per gli edifici scolastici marchigiani di quella interminabile sequenza sismica, tra scuole crollate (fortunatamente quando dentro non c’era nessuno), dichiarate inagibili o gravemente danneggiate.

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E’ del tutto evidente, quindi, che il clamoroso investimento finanziario sulle scuole è conseguenza di quel terremoto, non certo di una strategia di prevenzione seria e concreta, anche se poi le cifre ci dimostrano che qualcosa, sempre in termini di prevenzione, era già cambiato prima del terremoto stesso. I dati forniti oggi dalla Regione (di seguito le slides fornite dalla Regione stessa) ci dicono che di quei 510 milioni di euro investiti nel triennio quasi l’80% sono arrivati dopo il terremoto, visto che il 69% (353 milioni) arrivano dai finanziamenti del sisma 2016 ed il 10% (53 milioni) dalla legge 232/2016 che finanzia la sicurezza sismica, approvata dopo e in conseguenza del terremoto. Non si tratta, almeno da parte nostra, di voler sminuire la portata di un intervento che, ribadiamo, non ha precedenti.

Semplicemente è giusto riportare ogni cosa nel giusto modo, cosa per altro leggendo il comunicato stampa la stessa Regione si premunisce di fare. E, in ogni caso, aver appreso e capito, dopo la dura e difficile esperienza vissuta nel corso dell’emergenza sismica, che c’era la necessità di cambiare marcia in tema di sicurezza delle scuole è comunque a nostro avvisto un aspetto assolutamente positivo. A maggior ragione se si pensa che, invece, da quella dura lezione non ha appreso nulla e continua a “scherzare con il fuoco” come se nulla fosse accaduto (ogni riferimento al sindaco Castelli è puramente voluto!).

Nel triennio in corso (2015-2017) – si legge nel comunicato stampa della Regione – gli investimenti sono cresciuti più di dieci volte grazie ai finanziamenti per il sisma (+ 1.005% su base annua) e comunque il raffronto tra le programmazioni ordinarie 2007-2014 e 2015-2017 mostra un +271% su base annua, al netto dei fondi per il terremoto”. I numeri, come al solito, non mentono e dimostrano che comunque un cambio di passo c’era già stato, visto che gli investimenti ordinari del triennio 2015-2017 (132 milioni di euro) sono di gran lunga superiori rispetto agli investimenti degli 8 anni precedenti (112 milioni dal 2007 al 2014).

Naturalmente i maggiori investimenti riguardano proprio le zone maggiormente colpite dal terremoto, con ben 237 milioni di euro (121 interventi) per la provincia di Macerata, 104 milioni (79 interventi) per quella di Ascoli, 61,5 milioni (81 interventi) per quella di Ancona, 67 milioni (53 interventi) per quella di Fermo e 40,5 milioni (67 interventi) per quella di Pesaro-Urbino.

Questa situazione di disponibilità finanziaria – si legge nel comunicato – unica nella storia dell’edilizia scolastica marchigiana consentirà non solo di mettere a norma ed adeguare sismicamente gli edifici scolastici della Regione, ma anche, in questo modo, di incrementare la qualità dell’insegnamento, che potrà svolgersi in spazi didattici adeguati, ed è una risposta concreta per i genitori che, da tempo, si interrogano sulla sicurezza delle strutture. Riqualificando gli edifici, infatti, si riqualificano i servizi e si migliora la sicurezza. Agli interventi oggi illustrati si aggiungono quelli che saranno possibili a breve grazie alla nuova programmazione nazionale 2018-2020, per la quale si attende l’approvazione da parte della Corte dei Conti e dalla quale, sulla base delle indicazioni del passato, per le Marche si prevede una ripartizione regionale analoga, a beneficio così anche di altre scuole”.

La speranza è che il nuovo programma nazionale, per il prossimo triennio, preveda investimenti ancora così sostanziosi per le scuole delle nostra regione che ne hanno così bisogno, anche e soprattutto per recuperare il troppo tempo perso nel passato. Ma se per caso i fondi non fossero adeguatamente sufficienti e la Regione fosse così obbligata a fare delle scelte, potrebbe innanzitutto escludere da ogni finanziamento tutte le scuole materne, elementari e medie (e anche i nidi d’infanzia) del capoluogo piceno.

Le scuole di Ascoli, l’ha ripetuto il sindaco Castelli proprio nei giorni scorsi, godono tutte di ottima salute, hanno brillantemente superato il collaudo effettuato direttamente con le scosse (solamente tre istituti chiusi perché dichiarati inagibili e milioni di danni per scosse con epicentro distante dalla nostra città, non osiamo immaginare cosa dovrebbe accadere per dichiarare “non superato” il collaudo…) e non solo non hanno bisogno di fondi per interventi di adeguamento sismico ma, addirittura, non hanno neppure la necessità di far effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica. C’è l’occhio lungo e attento del primo cittadino che certifica la loro assoluta sicurezza, non serve sprecare soldi pubblici.

Meglio destinarli altrove (ma anche alle scuole di competenza provinciali del capoluogo) dove non hanno la fortuna di avere un “esperto” così competente come il sindaco Castelli…

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