Sicurezza delle scuole: sentenza della Cassazione mette nei guai Comune e Provincia (in teoria…)


Storica sentenza della Corte di Cassazione: le scuole a rischio sismico anche molto basso vanno chiuse. Accolto il ricorso della Procura di Grosseto che, tra l’altro, accusa il sindaco di omissione di atti di ufficio. Tremano Comune e Provincia per le possibili conseguenze

Quella depositata nelle ore scorse dalla Cassazione rischia di essere una di quelle sentenze destinate a stravolgere lo status quo in tema di sicurezza delle scuole. E, se fossimo in un paese serio e civile, ora dovrebbero “tremare” numerosi amministratori locali.

In poche parole secondo la Suprema Corte le scuole a rischio sismico anche molto basso vanno chiuse. E l’amministratore pubblico che non lo fa rischia di essere incriminato per omissione di atti di ufficio. E’ questo in estrema sintesi il succo della sentenza depositata lunedì 8 gennaio con la quale la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Grosseto contro il provvedimento del tribunale del riesame. La Procura aveva disposto la chiusura della scuola primaria e secondaria di Roccastrada, frequentata da quasi 300 bambini, con la contestuale decisione di indagare il sindaco Francesco Limatola per omissione di atti di ufficio (per non aver chiuso il plesso scolastico “nonostante dal certificato di idoneità statica dell’immobile, redatto il 28 giugno 2013, ne emergesse la non idoneità sismica”).

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Contro quel provvedimento il primo cittadino aveva presentato ricorso, accolto dal tribunale del riesame che, il 26 aprile scorso, aveva imposto di togliere i sigilli ritenendo “insussistente un pericolo concreto ed attuale di crollo ragionevolmente derivante dal protratto utilizzo del bene secondo destinazione d’uso, avuto riguardo all’attività scolastica svolta ininterrottamente dalla fine degli anni sessanta”. Il tribunale del riesame, inoltre, aveva sottolineato come dal certificato di idoneità sismica il rischio sismico era risultato pari a 0.985, quindi davvero minimo, visto che “per il rispetto dei parametri costruttivi antisismici” il valore che garantisce la massima sicurezza è pari ad 1.

Nel ricorso presentato in Cassazione la Procura di Grosseto ha sostenuto che, considerata l’imprevedibilità dei terremoti, la violazione della normativa in questione determina automaticamente un pericolo per l’incolumità pubblica, indipendentemente dall’esistenza di un pericolo concreto. Quindi la scuola va chiusa, sostiene la Procura, anche se l’edificio si trova in territorio classificato a bassa sismicità e se l’inadeguatezza dell’immobile ai parametri antisismici sia comunque minima (come nel caso in questione).

Tesi accolta in pieno dalla Cassazione che nella sentenza in questione evidenzia come “nel carattere non prevedibile dei terremoti la regola tecnica di edificazione è ispirata alla finalità di contenimento del rischio di verificazione dell’evento”. Di conseguenza la Suprema Corte spiega come “l’inosservanza della regola tecnica di edificazione di edificazione proporzionata al rischio sismico di zona, anche ove quest’ultimo si attesti su percentuali basse di verificabilità, integra pur sempre la violazione di una norma di aggravamento del pericolo e come tale va indagata e rileva ai fini dell’applicabilità del sequestro preventivo”.

Sin troppo chiaro ed evidente l’impatto e le conseguenze che una simile sentenza rischiano di avere in un paese dove di istituti scolastici a norma, rispetto al rischio sismico, ce ne sono davvero pochi. Forse proprio per questo le principali tv e i principali organi di informazione, ad eccezione dell’Ansa, si stanno guardando bene dal renderla nota. Basterebbe pensare alla situazione che si determinerebbe nel nostro territorio che, per giunta, a differenza di quella zona toscana, è considerato ad alto rischio sismico (non servirebbe neppure evidenziarlo, purtroppo…).

Al di là del fatto che quella sentenza e le sue motivazioni demoliscono in un attimo (ma in realtà chi conosce bene la materia non aveva certo bisogno del pronunciamento della Cassazione…) tutte le improbabili tesi e giustificazioni raccontate in questo anno e mezzo (dall’inizio dell’emergenza sismica) dal sindaco Castelli, lo scenario che si prospetterebbe per Ascoli è davvero sconcertante. Ricordiamo, infatti, che per quanto riguarda le scuole di competenza comunale (materna, elementari e medie) le uniche dove si sono svolte (negli anni passati) le famose verifiche di vulnerabilità sismica (una parte della Luciani e la Massimo D’Azeglio) hanno fatto registrare un indice di rischio ben lontano da 1 e molto inferiore (tra 0,2 e 0,3) a quel 0,985 che, pure, per la Cassazione non è ugualmente sufficiente per tenere aperta la scuola.

Per gli istituti vale il famoso detto “occhio non vede, cuore non duole”,, nel senso che si preferisce non sapere quale sia la situazione per non dover poi affrontare una situazione che sicuramente sarebbe complessa e delicata. Ma è più che probabile che nessuna o quasi nessuna si avvicina al limite di 1. Secondo quanto sostiene la Suprema Corte nella sentenza in questione, quelle scuole comunali andavano e andrebbero chiuse immediatamente. E se il sindaco non interviene in teoria, sempre sulla base della sentenza in questione, rischierebbe di essere indagato per omissione di atti d’ufficio.

Ma se Atene piange, Sparta di certo non ride, nel senso che non è certo migliore la situazione delle scuole cittadine di competenza provinciale. Perché se è vero che, a differenza del sindaco Castelli, il presidente D’Erasmo quanto meno sta facendo effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica (a proposito, quando verranno resi noti i risultati di tutte le altre scuole oltre il Liceo Classico di Ascoli e l’Istituto Alberghiero di San Benedetto?), è altrettanto innegabile, però, che poi in concreto la sostanza non cambia. Le due scuole di cui sono già noti i risultati (Liceo Classico di Ascoli e Istituto Alberghiero di San Benedetto) hanno un rischio sismico molto basso, pari allo 0,3.

Però nessuno dei due istituti è stato chiuso e, anzi, proprio il presidente D’Erasmo due mesi fa ci spiegava (vedi articolo “Liceo Classico a rischio, lavori di miglioramento a Natale”) come era in programma nei due istituti “un intervento di miglioramento sismico che ci permetterà di portare l’indice di sicurezza oltre la soglia di 0,6. Si tratta comunque di un intervento tampone per arrivare a fine anno scolastico in maniera sicura”. Alla luce della sentenza della Cassazione, però, si tratta di un intervento assolutamente inutile e quelle due scuole andrebbero chiuse.

Così come i sigilli dovrebbero essere posti in tutte le altre scuole provinciali che, all’esito delle verifiche di vulnerabilità sismica, avranno un indice di rischio inferiore ad 1. Si tratta, in particolare, di Li­ceo Ar­ti­sti­co Li­ci­ni, Li­ceo Scien­ti­fi­co Or­si­ni, Ip­sia di via Ca­glia­ri e via An­ge­li­ni, Itcg Um­ber­to I, Isti­tu­to Agra­rio Ul­pia­ni e Isti­tu­to pro­fes­sio­na­le Ceci. Quasi superfluo aggiungere che, secondo le previsioni, quasi nessuna di quelle scuole risulterà completamente in regola, così come è superfluo sottolineare che anche per D’Erasmo vale lo stesso discorso fatto per il sindaco Castelli. Cioè che, a prendere completamente sul serio la sentenza della Cassazione, anche il presidente della Provincia rischierebbe di essere indagato per omissione di atti d’ufficio.

Per la verità chi da tempo si occupa seriamente di questo delicato argomento non è certo sorpreso dalla sentenza della Cassazione, piuttosto potrebbe esserlo che un simile pronunciamento arriva solamente ora. E’ del tutto evidente che se si applicasse alla lettera ciò che viene sancito da quella sentenza le conseguenze sarebbe a dir poco clamorose.

Ma conoscendo come funzionano (o meglio non funzionano) le cose in questo paese siamo certi che quel pronunciamento verrà completamente ignorato o, nella migliore delle ipotesi, si troverà qualche scappatoia per anestetizzarlo…

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