Sesso libero a 13 anni tra indignazione e ipocrisia


Indignazione anche in Italia per la proposta della ministra della giustizia francese di abbassare l’età del consenso sessuale per i minori a 13 anni. Ma attualmente il nostro, con il limite fissato a 14 anni, resta il paese con la soglia continentale più bassa

Non ci riteniamo certo dei moralisti. Ma abbiamo seguito e stiamo seguendo con profondo disgusto e altrettanta indignazione la discussione che si sta scatenando in questi giorni intorno all’età del consenso sessuale per i minori.

Ad accendere la miccia, su un argomento che per anni aveva animato discussioni e furiosi scontri, prima di finire per un po’ di tempo nel dimenticatoio, la proposta della ministra della giustizia francese Nicole Belloubet che ha sostenuto di prendere in seria considerazione (“envisageable”) la possibilità di abbassare l’età del consenso sessuale a 13 anni dagli attuali 15. Prima di tutto è opportuno specificare che quando si parla di età del consenso sessuale per i minori si vuole indicare il limite di età sotto il quale il rapporto sessuale tra un maggiorenne e un minorenne è comunque considerato reato.

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Come detto per la legge francese quel limite attualmente è fissato a 15 anni, sotto quell’età si considera comunque stupro anche in presenza del consenso del minorenne stesso. L’idea della ministra del governo Macron è la conseguenza delle polemiche che si sono scatenate nelle ultime settimane in seguito ad una serie di discutibili casi giudiziari che hanno portato all’assoluzione di alcuni adulti che, pure, avevano avuto rapporti con minori sotto i 15 anni. In particolare clamorosa la sentenza di un paio di giorni fa, con l’assoluzione di un 22enne dall’accusa di stupro di una 11enne. Nonostante la legge francese in proposito parli chiaro, i giudici hanno assolto l’uomo considerando il sesso consensuale e, quindi, non uno stupro.

Una follia giudiziaria (evidentemente anche in Francia la giustizia non funziona così bene…) che avrebbe dovuto provocare una reazione forte, una sorta di sollevazione e che invece ha provocato una follia se possibile più clamorosa, la proposta lanciata dalla ministra Belloubet. Perché non si può definire in altro modo l’idea che si possa parlare di consenso in caso di un rapporto sessuale tra un adulto e un minorenne di 13 anni (ancora meno, ovviamente, di 11 anni), è semplicemente ripugnante che si possa considerare una relazione tra pari quella che si può instaurare tra una persona adulta (anche un 40-50enne) e una ragazzina o un ragazzino di 11, 12, 13 anni. In pratica siamo quasi alla legalizzazione (di fatto la sentenza di quel tribunale francese è un passo che ha compiuto, pur se la legge dice altro) del sesso con i bambini, l’ulteriore passo potrebbe essere la legalizzazione della pedofilia. Ripugnante, impossibile non provare un certo senso di disgusto.

A cui, però, si aggiunge una buona dose di indignazione nel leggere alcune delle reazioni che arrivano dall’Italia, in particolare in alcuni ambiente del mondo cattolico e della Lega. Che “vomitano” di tutto contro il governo Macron e la ministra della giustizia, parlando di proposta indecente, vergognosa, disgustosa. Abbiamo ampiamente espresso la nostra opinione in proposito, però non è certo meno insopportabile questo indecoroso e ipocrita pseudo moralismo. Ipocrita perché si grida alla scandalo di fronte alla proposta (ancora fortunatamente solo un’idea) francese ma si finge di non vedere cosa avviene nel nostro paese. Dove dal 1996 (legge 66/96) l’età del consenso è fissata (tranne alcune eccezioni che poi vedremo) a 14 anni. E, allora, quale grande e sconcertante differenza esiste tra i 13 anni della proposta francese e i 14 della legge italiana?

Se giustamente si ritiene indecente e vergognoso quel limite, perché allora per coerenza non si alza la voce e si contesta anche il limite di 14 anni fissato nel nostro paese? Sinceramente abbiamo sempre ritenuto indecorosa la norma italiana, a nostro avviso  è folle parlare di consenso in termini concreti quando si è di fronte ad un rapporto sessuale tra un adulto e un minore di 14 anni. Per questo, a maggior ragione, pensiamo tutto il peggio possibile della proposta francese. Ma tra 13 e 14 anni in genere non c’è una grande differenza, siamo assolutamente convinti che quanto meno bisognerebbe alzare il limite dell’età del consenso a 16 anni. Per altro è paradossale che ci si mobiliti per la proposta della Francia ma si finga di ignorare che, dopo la decisione della Spagna di elevare l’età del consenso da 13 a 16 anni, di fatto proprio il nostro paese è quello che ha il limite più basso.

Negli Stati Uniti in gran parte degli stati il rapporto sessuale è libero e non si parla di reato solo a partire dai 18 anni. In Canada, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Russia, Finlandia, Norvegia e ora anche Spagna il limite è di 16 anni. Stesso limite in Germania anche se con sfumature differenti, mentre in Svezia, Danimarca, Slovenia, Grecia e, appunto, in Francia il limite è fissato a 15 anni. In Italia, invece, la soglia oltre il quale non si parla più di reato di violenza sessuale è fissata a 14 anni. Questo significa che il nostro, insieme a Portogallo e Austria, è il paese con la soglia continentale più bassa.

In altre parole in Italia il reato scatta, a prescindere dal consenso, solo nel caso in cui il rapporto sessuale è tra una persona che ha più di 18 anni e una che ne ha meno di 14. In questi casi la pena di reclusione prevista sarebbe dai 5 ai 10 anni. Il condizionale è d’obbligo perché, come se non fosse già abbastanza, le norme prevedono una sorta di attenuante, con la diminuzione fino a due terzi della pena stessa in caso di “minore gravità”. La cui definizione è così generica da lasciare ampia discrezionalità ai giudici.

Infatti la “minore gravità” può essere determinata dal tipo di rapporto intercorrente tra i due (se affettivo o meno), dallo stato di capacità e discernimento del minore, dalle sue abitudini di vita, dalle modalità in cui è avvenuto il rapporto sessuale, dal grado di coartazione esercitato sulla vittima, dalle condizioni fisiche e psicologiche e dall’età di quest’ultima (se il minore ha meno di 10 anni scatta l’aggravante, almeno questo…). In pratica una gamma di possibilità così ampia che mai o quasi mai si arriva alla pena massima prevista. Va, per altro evidenziato, che il limite di età sale a 16 anni se il maggiorenne è persona che, per svariati motivi, ha un particolare ascendente nei confronti del minore.

In pratica se è il genitore (anche adottivo), il tutore, se ha una relazione di convivenza, o se è altra persona cui, per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia (in pratica insegnante, allenatore, catechista, ecc.), il minore è affidato. Singolare anche il fatto che nel nostro paese l’età minima per sposarsi è fissata a 16 anni, mentre per il sesso bastano 14 anni. E’ questa l’età in cui si ritiene che il minore sia sufficientemente maturo per avere rapporti consenzienti, anche con una persona di 30, 40, 50, 60 anni. Come noi la pensa anche il Coordinamento Internazionale delle Associazioni per la Tutela dei Diritti dei Minori (Ciatdm) che da sempre contesta la normativa italiana.

A 14 anni non si può pensare che la sfera sessuale sia vissuta in maniera consapevole – accusa la presidente del Ciatdm Aurelia Passaseo – per il consumo di alcool o per guidare la macchina si devono aspettare i 18 anni e non capisco come, per una sfera così intima e delicata, il limite sia così basso”.

Sinceramente non lo capiamo neppure noi ma, visto le reazioni che si stanno moltiplicando per quanto accade in Francia, chissà che, ipocrisia a parte, non sia la volta buona per riaprire una discussione in proposito e cambiare una norma a dir poco discutibile

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