Calcio e follie, l’esempio virtuoso dell’Everton


Dopo la rissa nel corso della partita di Europa League contro il Lione che ha visto coinvolto un tifoso con in braccio un bambino il club inglese senza aspettare la fine delle indagini della polizia ha deciso di squalificare a vita il tifoso stesso

E’ il 64° di Everton-Lione, la sfida valida per il terzo turno del girone E (quello dell’Atalanta) dell’Europa League. I francesi sono avanti dai primi minuti del primo tempo per 1-0, gli inglesi dopo una prima frazione difficoltosa ora spingono con decisione, mettendo alle corde i transalpini. La partita è molto tesa, si susseguono scontri anche duri in mezzo al campo e clima al Goodison Park (lo stadio dell’Everton) è davvero incandescente.

I padroni di casa (i “toffies”) battono un calcio di punizione sulla tre quarti ma il portiere Lopes anticipa in uscita alta il capitano dei toffies, il gallese Williams, che in elevazione lo tocca ad un fianco. I due non se le mandano a dire e si confrontano “a brutto muso”. In un attimo, dietro la porta del Lione, si scatena il parapiglia con diversi giocatori dell’una e della squadra che si confrontano minacciosi in una sorta di rissa che pian piano si sposta a ridosso della Gwladys Street End, il settore dei tifosi inglesi più caldi. Alcuni dei quali tentano addirittura di intervenire.

Le telecamere riprendono la poco edificante scena e le immagini mostrano addirittura un tifoso dell’Everton che con un braccio tenta di spintonare e colpire alcuni giocatori francesi, mentre con l’altro tiene il figlio piccolo. Scene davvero disgustose che hanno fatto infuriare l’Everton e che hanno portato l’Uefa ad aprire un’inchiesta e una procedura disciplinare nei confronti della società inglese. Il caso, denominato “aggressione dei sostenitori nei riguardi dei giocatori”, verrà valutato il 16 novembre nel corso della consueta assemblea della federazione internazionale.

Naturalmente anche la polizia sta valutando e approfondendo la vicenda ma il club inglese non ha voluto aspettare né l’indagine della polizia stessa né la decisione Uefa. Attraverso una nota venerdì 20 ottobre (il giorno successivo alla partita) ha reso noto di aver visionato attentamente i filmati, identificato l’uomo con in braccio il bambino e di aver preso nei suoi confronti un provvedimento disciplinare: squalifica a vita dalle partite dell’Everton. In pratica quell’uomo non potrà più mettere piede al Goodison Park, lo stadio di proprietà dei toffies. Bisognerebbe fare un applauso alla società inglese che non ha voluto attendere l’inchiesta della polizia e ha fatto capire che soggetti che si macchiano di certi comportamenti non sono graditi nel proprio stadio. Bene, da sottoscrivere senza indugi.

Peccato che una cosa del genere in Italia sarebbe impensabile per svariati motivi. Innanzitutto perché, in tutta sincerità, non ce li vediamo i club italiani avere il coraggio di prendere una simile decisione. Poi perché, a differenza di quanto avviene non solo in Inghilterra ma anche in Spagna e Germania (per restare ai campionati europei più importanti) da noi quasi nessuna società ha uno stadio di sua proprietà. La Juventus con l’Allianz Stadium, l’Udinese con la Dacia Arena, il Sassuolo. Poi tutte le squadre italiane, anche le altre cosiddette “grandi” giocano in stadi di proprietà comunale o di altro ente pubblico (lo stadio Olimpico di Roma ad esempio è di proprietà del Coni).

Quindi sarebbe complicato per loro adottare lo stesso provvedimento, non avrebbero la possibilità di dire ad un qualsiasi tifoso “non sei gradito in casa mia” per il semplice motivo che lo stadio in cui giocano non è di loro proprietà, non è casa loro. Senza dimenticare, poi, che nel nostro paese in occasione di un eventuale provvedimento simile figuriamoci se non ci sarebbe qualche zelante Tar o qualche tribunale pronto ad aggrapparsi a qualche cavillo per sospendere e invalidare il provvedimento stesso.

A dimostrazione che in Inghilterra, come negli altri principali paesi europei, purtroppo da questo punto di vista sono anni luce avanti al nostro paese.

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