I “furbetti” del terremoto nel mirino della Regione


Con decreto n. 286 del 23 agosto scorso la Regione ha deciso di estendere i controlli relativi al contributo una tantum elargito ai lavoratori autonomi a tutti i beneficiari. Ad accendere i riflettori sulla vicenda la denuncia, a fine giugno, del sindaco di Comunanza

Lo aveva promesso e lo ha fatto. Quando, era il luglio scorso, sono esplose le polemiche per il contributo “una tantum” da 5 mila euro elargito ai lavoratori autonomi che avevano subito danni alla propria attività, la Regione (con un comunicato stampa) aveva annunciato l’intenzione di avviare una procedura di controllo a tappeto su tutte le domande pervenute e ammesse a finanziamento.

E, in effetti, il 23 agosto scorso con il decreto n. 286 del Dirigente regionale mercato del lavoro, occupazione e servizi territoriali quella promessa è divenuta realtà. Quel decreto ha infatti disposto “l’estensione dei controlli circa la veridicità delle autodichiarazioni a tutti i beneficiari del contributo una tantum di cui all’art. 45 comma 4 del Dl. 189/2016 relativo agli eventi sismici”.

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I controlli – si legge ancora nel decreto – saranno eseguiti d’ufficio, anche attraverso la consultazione delle banche dati regionali, dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps, delle CCIAA, della Protezione Civile, dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione Marche, delle Amministrazioni Comunali”. In attesa di vedere cosa emergerà dai controlli e, soprattutto, di verificare se davvero i controlli stessi verranno eseguiti con criterio e con accuratezza, per portare realmente a galla quanti hanno chiesto e ottenuto il contributo pur non avendone diritto, non possiamo che plaudire alla decisione della Regione.

Non è certo la prima volta, purtroppo, che nel nostro paese si verificano situazioni del genere, che grazie a norme ambigue e superficiali iniziative teoricamente valide e giuste si trasformano in una vera e propria “mangiatoia” invereconda, con tante, troppe persone che non ne avrebbero alcun diritto che ricevono ugualmente i contributi. In questo caso, però, la vicenda ha destato particolarmente scalpore perché sconcerta davvero che ci sia chi abbia l’indecenza di speculare anche su una tragedia come il terremoto che, non solo ha provocato morto e distruzione, ma davvero ha messo in ginocchio tante attività, tante famiglie.

E che ci sia chi non si è fatto alcun scrupolo di togliere eventuali risorse a queste persone, pur di ottenere un piccolo tornaconto personale, è davvero sconcertante. Sono stati chiamati i “furbetti” del terremoto, forse sarebbe opportuno definirli veri e propri “sciacalli”. A far venire alla luce questa bruttissima vicenda era stato a fine giugno il sindaco di Comunanza Alvaro Cesaroni (vedi articolo “Gli sciacalli e i furbetti del terremoto”) con una lettera inviata al presidente del Consiglio Gentiloni, al commissario Errani e al presidente della Regione Ceriscioli nella quale denunciava i “furbetti” che il pri­mo cit­ta­di­no in­di­vi­dua­va in tan­ti pro­fes­sio­ni­sti, com­mer­cian­ti, agri­col­to­ri che, a suo dire, avevano ottenuto il con­tri­bu­to pur non aven­do su­bi­to dan­ni e, quin­di, non aven­do­ne di­rit­to.

In una vicenda purtroppo squallidissima sotto ogni punto di vista, in seguito , come purtroppo avviene sempre in queste circostanze, c’è stato anche chi ha cercato di attribuirsi in qualche modo la paternità della scoperta. Parliamo di esponenti politici, partiti ma anche mezzi di informazione e giornalisti che nei giorni in cui le polemiche divampavano hanno scritto articoli e post per attribuirsi un merito che invece (la tempistica non lascia dubbi) è tutto del sindaco Cesaroni e di chi, a fine giugno, nel silenzio degli altri organi di informazione ha raccolto la sua denuncia.

Poi, inevitabilmente, la polemica si è amplificata nel omento in cui è stato reso pubblico l’elenco dei beneficiari nelle Marche, poco meno di 5 mila lavoratori autonomi (4.889 per l’esattezza) tra cui diversi che sollevano non pochi dubbi, sia perché non si capisce che tipo di attività avevano, sia perché non si comprende come sia stata in qualche modo interrotta. Senza dimenticare, ovviamente, la presenza di diversi sindaci, assessori, esponenti politici, personaggi noti vicini a questo o a quel politico o a questo o quell’amministratore.

Proprio di fronte a questo crescendo di polemiche, con addirittura l’ex assessore comunale di Ascoli Sesto Travanti che aveva deciso di presentare denuncia alla Procura, la Regione aveva promesso controlli a tappeto. Nel documento istruttorio allegato al decreto n. 286 nella motivazione dell’allargamento dei controlli (all’inizio erano previsti a campione sul 5% dei beneficiari)  non si fa alcuna menzione alle polemiche e alle ripetute segnalazioni di anomalie ma si ricorre ad una spiegazione a dir poco diplomatica e poco aderente alla realtà.

Con il citato decreto n. 161/2017 – si legge nelle motivazioni – si era previsto di effettuare il necessario controllo circa la veridicità delle autodichiarazioni rese dai richiedenti su un campione pari al 5% dei beneficiari. Risultando, però, la popolazione dei beneficiari particolarmente eterogenea, l’amministrazione regionale ritiene che il campione difficilmente possa risultare sufficientemente rappresentativo di tutti i beneficiari. Pertanto, nonostante l’elevato numero, reputa opportuno estendere il controllo amministrativo a tutte le domande per le quali è stata concessa l’indennità una tantum”.

Una spiegazione sinceramente ridicola, sembra quasi che il dirigente regionale che ha firmato il documento istruttorio sia arrivato improvvisamente da Marte e non sappia nulla di quanto accaduto in proposito in questi 40 giorni. E che, evidentemente, non ha neppure letto il comunicato stampa di fine luglio della Regione stessa nel quale l’assessore regionale al lavoro e alla formazione Loretta Bravi, nel promettere controlli a tappeto dichiarava: “con assoluta certezza ogni contributo, ogni centesimo erogato dall’Inps regionale non dovuto verrà richiesto indietro e si procederà con la denuncia penale. Se qualcuno ha fatto il furbo o speculato in questa brutta vicenda sarà chiamato a risponderne direttamente. Cosa certa è che la Regione è parte lesa”.

Lo spiega l’assessore regionale quali sono le motivazioni che spingono la Regione ad estendere a tutti i beneficiari i controlli, è completamente insensato e fuori da ogni logica accampare altre motivazioni, come se invece non dovesse essere considerato positivo il fatto che la Regione stessa, una volta venuta a conoscenza di possibili illegalità, voglia vederci chiaro e perseguire chi ha cercato di speculare. E, al di là delle chiacchiere, questo è ciò che più conta, è fondamentale che chi ha ottenuto quei 5 mila senza averne diritto, chi ha dichiarato il falso nell’autodichiarazione venga scoperto e pesantemente sanzionato.

Potrebbe essere un’occasione unica per, una volta tanto, dimostrare che questo non è sempre il paese dei furbetti, degli sciacalli, di chi è pronto a speculare in qualsiasi situazione. E sarebbe anche doveroso riflettere attentamente su questa vicenda. Perché è inutile che continuiamo a urlare e strepitare contro i nostri politici e i nostri amministratori, è inutile che si inalberiamo accusando la nostra classe politica di essere impresentabile e disonesta quando, poi, siamo per primi noi cittadini a dare un pessimo esempio.

Un serio esame di coscienza sarebbe davvero necessario. Perché questa brutta vicenda, al di là dell’indiscutibile superficialità di un decreto che poteva e doveva essere fatto meglio, prevedendo requisiti più stringenti e meno elastici per chiedere e ottenere i 5 mila euro, è soprattutto caratterizzata dalla gravità del comportamento di chi non si è vergognato di sfruttare la tragedia del terremoto per ottenere il contributo senza averne diritto.

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