Contributi e agevolazioni per il terremoto tra “furbetti” e “mazziati”


A giugno il sindaco di Comunanza aveva scritto a Gentiloni, Errani e Ceriscioli per denunciare i “furbetti”che usufruivano del contributo da 5 mila euro pur non avendo avuto danni. Un mese dopo indagano Procura e guardia di finanza. Intanto arrivano “cattive notizie” dall’Inps

Era il 30 giugno scorso quando l’articolo “Gli sciacalli e i furbetti del terremoto” accendeva i riflettori sul contributo “una tantum” da 5 mila euro elargito ai lavoratori autonomi che hanno dichiarato di aver avuto danni e che, anche per un solo giorno, hanno interrotto la propria attività a causa del terremoto.

Quell’articolo riprendeva la denuncia fatta dal sindaco di Comunanza, Alvaro Cesaroni, che aveva scritto al presidente del Consiglio Gentiloni, al commissario Errani e al presidente della Regione Marche Ceriscioli  denunciando i “furbetti” che il primo cittadino individuava in tanti professionisti, commercianti, agricoltori che usufruiranno del contributo pur non avendo subito danni e, quindi, non avendone diritto. Esattamente un mese dopo lo “scandalo” risarcimenti facili è esploso con fragore, da giorni non si parla di altro e, da quanto trapela, la Procura e la guardia di finanza stanno cercando di vederci chiaro e non si escludono anche provvedimenti clamorosi.

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Ed ora che questa ennesima brutta pagina del post terremoto è finita sotto i riflettori, è giusto prima di parlarne “dare a Cesare quel che è di Cesare”, cioè attribuire i giusti meriti a chi per primo l’ha evidenziata, appunto il sindaco di Comunanza Cesaroni. Perché, come avviene sempre in queste circostanze, non appena una vicenda prende una determinata piega ecco che si moltiplicano quanti cercano di attribuirsene in  qualche modo la paternità. Parliamo di mezzi di informazione e giornalisti, ma anche di esponenti politici e partiti che, immediatamente, in questi giorni hanno scritto articolo  e post per attribuirsi un merito che, invece, come visto (la tempistica non lascia dubbi) è tutto del sindaco Cesaroni.

I prossimi giorni ci diranno se davvero la vicenda è destinata ad avere degli sviluppo clamorosi e se c’è chi ha chiesto e ottenuto il contributo senza averne diritto. Qualsiasi cosa emergerà, però, è evidente che il problema è a monte e nasce da una norma, il decreto legge n. 189/2016, scritto con un’imbarazzante superficialità e con l’intento di impegnare fondi per le zone terremotate ma senza incidere concretamente sulle reali situazioni di difficoltà, di disagio. Perché quello introdotto dall’art. 45 comma 4 di quel decreto legge (e riservato ai lavoratori autonomi) è un contributo generalizzato, che rischia di finire anche a chi non ha avuto particolari danni (basta aver dovuto interrompere l’attività anche solo per un giorno), mentre per chi ha realmente problemi quei 5 mila euro rappresentano un palliativo che non cambia certo la situazione.

Lo stesso art. 45 ha stanziato complessivamente per questo tipo di intervento 134,8 milioni di euro da suddividere tra le 4 regioni colpite (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria), di cui poco meno di 50 milioni di euro (per l’esattezza 47.852.325,17) sono stati destinati alla nostra regione. La graduatoria regionale degli aventi diritto è stata poi approvata il 23 maggio  scorso con decreto n. 161 del dirigente regionale del settore “Mercato del Lavoro, Occupazione e Servizi territoriali”.

Nel decreto, con il quale è stata anche approvata la graduatoria delle domande di indennità per il lavoratori dipendenti di cui all’art. 45 comma 1 (lavoratori dipendenti del settore privato compreso quello agricolo, dipendenti di aziende o da soggetti diversi dalle  aziende), viene anche stabilito “di effettuare controlli a campione sulle dichiarazioni ricevute ai sensi del DPR 445/2000 nella misura del 5%”. Complessivamente sono 4.889 i lavoratori autonomi delle Marche che potranno usufruire del contributo di 5 mila euro, per una spesa totale di 24 milioni e mezzo, poco più della metà della somma a disposizione delle Marche.

Sarebbe a questo punto interessante sapere come verrà utilizzata la restante parte della somma a disposizione, circa 23 milioni di euro. Il maggior numero di richieste arrivano da Tolentino (533) e da Camerino (520). Per quanto riguarda la provincia di Ascoli complessivamente sono 974 i lavoratori autonomi che usufruiranno del contributo, di cui 197 di Acquasanta Terme, 134 di Arquata del Tronto, 86 di Castel di Lama e 69 di Ascoli. E se già questi dati suscitano qualche perplessità, i sospetti aumentano spulciando l’elenco dei beneficiari. Inutile nascondere che ce ne sono alcuni che sollevano non pochi dubbi, sia perché non si capisce che tipo di attività avevano, sia perché non si comprende come sia stata in qualche modo interrotta.

Ci sono, poi, sindaci, assessori, esponenti politici, personaggi noti vicini a questo o a quel politico, a questo o quell’amministratore. Per carità, sicuramente non ci sarà nulla di illecito, sicuramente tutti gli amministratori e i loro “amici” avranno pienamente diritto a ricevere il contributo (anche se poi si dovrebbe al contempo aprire una seria discussione sul fatto che sindaci e importanti assessori, pur prendendo cospicue indennità per il loro ruolo istituzionale, continuino a svolgere la propria libera professione, togliendo quindi tempo preziosa al loro impegno istituzionale).

Però sarebbe importante, anzi, doveroso se davvero Procura e guardia di finanza provvedessero a verificare se davvero tutti i 4.889 lavoratori autonomi che usufruiranno del contributo ne abbiano pienamente diritto. Perché se è già insopportabile che ci siano i soliti “furbetti” (figuriamoci se poi tra questi ci dovessero essere amministratori o politici), lo sarebbe maggiormente in un periodo come questo, nel quale ci sono davvero tantissime persone che si trovano in una situazione di reale difficoltà.

Ancor più, poi, se si pensa che, proprio in questi giorni, a far da contraltare a questa distribuzione quasi indiscriminata del contributo è arrivata la notizia, per la verità non sorprendente, che dal 30 settembre termina la sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Lo ha comunicato l’Inps con messaggio n. 3124 del 27 luglio scorso nel quale si comunica che, come previsto dall’art. 48 comma 13 del decreto legge 189/2016 (lo stesso che ha previsto il contributo “una tantum” per i lavoratori autonomi), gli adempimenti e i pagamenti dovranno essere effettuati entro il 30 ottobre, senza applicazione di sanzioni ed interessi (ma come sono magnanimi…).

In alternativa – si legge nel documento del 27 luglio dell’Inps – la ripresa dei versamenti potrà avvenire mediante rateizzazione – sempre senza applicazione di sanzioni ed interessi, fino ad un massimo di 18 rate mensili di pari importo, previa proposta di istanza di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa, da presentare entro il 30 ottobre 2017”.

Anche in questo caso la fine della sospensione e l’obbligo di versare quanto dovuto, fino all’ultimo euro, vale indistintamente per tutti, anche per chi non ha esercitato per mesi (e magari tuttora non può esercitare) l’attività causa sisma ma non vuole chiudere la propria partita Iva. In pratica, in una sorta di contrapposizione quasi perversa, grazie a quel discutibile decreto (il 189/2016) da una parte abbiamo i “furbetti”, cioè coloro che ottengono il contributo di 5 mila euro pur non avendo subito particolari danni o avendo interrotto l’attività anche solo per un’unica giornata.

Dall’altra, invece, abbiamo i “mazziati”, cioè coloro che dovranno ripagare tutto quanto non hanno versato in questo periodo di sospensione del pagamento dei contributi previdenziali, assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, pur non avendo più esercitato da mesi. Non bisogna essere un genio per capire che c’è qualcosa che non quadra, che è stato commesso qualche errore nel predisporre quel decreto.

Errore al quale, però, si potrebbe porre rimedio con un briciolo di coraggio, magari utilizzando parte di quei 23 milioni non spesi e a disposizione della Regione per il contributo “una tantum” per aiutare quelli che abbiamo definito i “mazziati”. Sarebbe davvero un bel segnale perché dimostrerebbe che si possono anche commettere degli errori (e quel decreto indiscutibilmente lo è) ma che si ha la capacità e l’intelligenza per riuscire a porvi rimedio.

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