L’esclusione di Zaytsev dalla Nazionale e il festival dell’ipocrisia


L’Italia del volley è l’unica nazionale che ha due sponsor tecnici, l’Errea per l’abbigliamento e la Mizuno per la calzature E, di conseguenza, è l’unica che obbliga gli atleti ad indossare le scarpette dello sponsor, pena l’esclusione dalla nazionale stessa

Il festival dell’ipocrisia. E’ quello che sta andando in scena da ormai diversi giorni dopo che è esploso il caso Zaytsev, il giocatore più rappresentativo della pallavolo italiana cacciato dalla Nazionale per un problema di scarpe (anzi, di sponsor). Un festival al quale continuano a partecipare un po’ tutti, dal ct azzurro Blengini al presidente Fipav Cattaneo (che davvero peggio di così non poteva iniziare la sua avventura alla guida della Fipav), per non parlare del presidente del Coni Malagò.

Onestamente dopo quanto fatto mi aspetto che in un senso o nell’altro si ritorni a fare ragionamenti di buon senso – ha affermato il numero uno dello sport italiano – oggi a dover fare un passo indietro è l’atleta dopo il nostro incontro”. Attenzione, l’intervento di Malagò è molto importante perché il presidente del Coni si guarda bene dall’affrontare quello che è il problema principale di questa vicenda, anche se di fatto la sua affermazione è assolutamente eloquente.

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Come abbiamo già anticipato qualche giorno fa (“Bufera Zaytsev, fuori dalla Nazionale per lo sponsor”) il nodo di questa vicenda è lo sponsor. La Fipav, unica federazione italiana sportiva in proposito, lega la partecipazione degli atleti alla Nazionale all’accettazione dello sponsor. E non, come accade per tutte le altre federazioni, per l’abbigliamento (maglia, pantaloncini, tuta) ma anche per le calzature, cosa che, lo capisce anche un bambino, in effetto può provocare non pochi problemi.

Qualcuno, tra Malagò, Cattaneo e compagnia cantante, si sarà chiesto perché le altre federazioni si comportano in maniera differente? L’Italia del calcio ha uno sponsor tecnico, Puma, ma i calciatori poi indossano le scarpette da calcio che vogliono (come è normale che sia). Stesso discorso per l’Italia del basket (sponsor tecnico Spalding) e per quella del rugby (Macron). L’Italia del volley è l’unica nazionale che ha due sponsor tecnici, Errea per l’abbigliamento e Mizuno per le calzature.

Certo per la Federazione ciò significa avere più soldi da poter utilizzare per tutto il movimento, ma comporta anche questa sorta di ricatto che appare davvero inaccettabile. Soprattutto perché determina una situazione imbarazzante, cambia il modo di intendere la maglia azzurra, lo sponsor viene prima di ogni altra cosa, dell’orgoglio del vestire la maglia, di rappresentare la propria nazione. E cambia per una scelta fatta dalla Federazione e condivisa, anche se non ha il coraggio di dichiararlo apertamente, dal presidente del Coni Malagò.

Bisognerà ricordarselo quando lo sentiremo ancora parlare dei valori dello sport, dell’importanza per un’atleta di rappresentare la propria nazione. Il massimo dell’ipocrisia, però, si è raggiunto cercando di giustificare la decisione della Federazione con il fatto che esiste un regolamento federale delle squadre nazionali.

Che, in effetti, all’art. 4 (divisa, materiale tecnico sportivo e calzature) recita: “4.1 Per tutto il periodo della convocazione in nazionale (collegiali di preparazione, manifestazioni internazionali e Nazionali, incontri amichevoli, conferenze stampa, interviste, il tutto in Italia e all’estero), gli Atleti e lo Staff sono sempre tenuti ad indossare ed utilizzare solo ed esclusivamente le divise/tenute da gioco e da allenamento, le tenute per il tempo libero, le tenute per le attività di rappresentanza, le calzature da gioco/allenamento, tempo libero e rappresentanza, nonché tutti gli accessori di abbigliamento tecnico e non forniti dalla F.I.P.A.V.

4.2 Tutto il materiale tecnico sportivo fornito (incluse le calzature) non dovrà essere alterato (coperto, modificato, sostituito, integrato ecc.) in nessuna maniera, nemmeno in misura parziale. I loghi degli sponsor tecnici e di eventuali altri sponsor Federali non dovranno essere alterati (coperti, modificati, sostituiti, integrati ecc.) in nessuna maniera, nemmeno in misura parziale. Allo stesso modo, è fatto assoluto divieto di utilizzo di abbigliamento e calzature non approvate, intendendosi come tale anche il materiale degli Sponsor Tecnici Federali non facente parte della fornitura (salvo ove diversamente concordato con la Federazione)”.

Quel regolamento, però, è stato approvato dal Consiglio federale il 7 aprile scorso, cioè 2 mesi dopo che la Federazione aveva stipulato il contratto di sponsorizzazione con la Mizuno. E’ sin troppo evidente, lo capirebbe anche un bambino, che quel regolamento è figlio di quell’accordo. In conclusione è chiaro che il discorso sponsor può giustamente essere allargato anche all’atteggiamento di Zaytsev. Però nessuno può dirsi certo che la posizione del giocatore ora a Perugia sia solo un capriccio, quasi tutti gli atleti con cui abbiamo parlato ci hanno confermato quanto importanti siano le scarpette, che cambiarle può provocare non pochi problemi.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, “La Gazzetta dello Sport” citava una le foto diramate dall’Apt della Val di Fiemme (dove la nazionale è in ritiro) nel giorno prima dell’esclusione di Zaytsev dalla Nazionale. Ebbene, secondo la Gazzetta, in quelle foto si vede chiaramente che il giocatore indossa le scarpe di ordinanza ma ha una vistosa fasciatura al piede. Chissà se questo particolare farà riflettere il presidente del Coni Malagò…

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