Bufera Zaytsev, fuori dalla Nazionale per lo sponsor


Quello che si è sempre temuto potesse accadere nel calcio,  è successo nella pallavolo: la Fipav esclude Zaytsev dalla Nazionale perché indossa scarpette con uno sponsor diverso rispetto a quello con cui ha concluso l’accordo fino al 2021 la Federazione stessa

Vi ricordate lo slogan “la nazionale degli italiani”? Scordatevelo, acqua passata. Da oggi martedì 18 luglio siamo entrati ufficialmente nell’era della nazionale degli sponsor. Quello che si è sempre temuto potesse accadere nel calcio, incredibilmente è successo nella pallavolo. Dove da oggi (martedì 18 luglio) è ufficiale che sarà anche e soprattutto lo sponsor a decidere chi può o non può vestire la maglia azzurra.

Che qualche povero illuso rimasto legato al passato credeva ancora che dovesse essere indossata per meriti tecnici, caratteriali e, ovviamente, in base alle scelte dell’allenatore. Da oggi, invece, sappiamo che, almeno per quanto riguarda la nazionale di pallavolo maschile, tutti quei requisiti in realtà sono secondari. La cosa più importante, anzi decisiva, è lo sponsor. Lo ha sancito in maniera inequivocabile la Federazione Italiana Pallavolo (Fipav) nella lettera con la quale ha comunicato al suo giocatore più rappresentativo, Ivan Zaytsev, l’esclusione dalla Nazionale.

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Egr. Sig. Zaytsev – si legge nella lettera – con la presente, nel prendere atto che, allo stato attuale, nonostante l’impegno profuso dalla FIPAV con il suo staff tecnico e medico e dallo sponsor con la messa a disposizione di materiale e modelli particolari, non è stata individuata una soluzione che possa contemperare le Sue esigenze personali con gli impegni assunti dalla FIPAV e con gli obblighi gravanti su tutti gli Atleti convocati, Le comunico la revoca con effetto immediato della convocazione dal raduno di Cavalese attualmente in corso”.

Decriptando il messaggio volutamente poco chiaro della Fipav, gli “obblighi gravanti su tutti gli atleti convocati” altri non sono che quelli stabiliti dal contratto di sponsorizzazione firmato dalla Federazione mesi fa. In altre parole Zaytsev viene escluso dalla Nazionale perché indossa scarpe da gioco con uno sponsor diverso (Adidas) rispetto a quello della Nazionale (Mizuno). Sembra incredibile ma la sostanza della vicenda è tutta qui. E, allora, inevitabilmente il pensiero corre a diversi anni fa, ai mondiali di calcio del 1998 in Francia o a quelli del 2002 in Corea.

Quando voci incontrollate e mai confermate ipotizzarono l’intervento degli sponsor nella scelta non solo dei convocati ma anche di chi doveva scendere in campo. Quelle illazioni furono sempre smentite con sdegno dalla Federazione italiana  ma già solo un’ipotesi del genere aveva fatto gridare allo scandalo, solo la remota possibilità che gli sponsor potessero mettere bocca sulla lista dei convocati veniva considerata una vergogna. Da allora sono passati 15 anni, le cose cambiamo rapidamente ed oggi siamo addirittura arrivati al punto che una Federazione (in questo caso la Fipav) non solo conferma ma ritiene addirittura normale e giusto che sia uno sponsor a determinare chi può o chi non può giocare in Nazionale.

A prescindere dalle scelte del selezionatore, che a questo punto diventano secondarie, chi vuole vestire la maglia azzurra della nazionale di pallavolo maschile deve inchinarsi alla volontà dello sponsor e indossare le sue scarpette da gioco. Se per qualsiasi ragione ciò non accade, si è fuori dalla Nazionale come è accaduto a Zaytsev. Sicuramente siamo antiquati, di certo siamo nostalgici e siamo stupidamente legati ad una visione dello sport che probabilmente non esiste più. Ma, pur sforzandoci, non riusciamo a trovare una definizione differente da “vergognosa” per  definire questa storia.

Che ha avuto origine nel febbraio 2017 quando la Fipav, ancora guidata da Carlo Magri (ma l’attuale presidente Cattaneo era il suo vice), firma l’accordo con la Mizuno che prevede che fino al 31 gennaio 2021 il brand nipponico sarà “sponsor tecnico per le calzature della Nazionale”. In altre parole, tutti gli atleti che vestiranno la maglia azzurra dovranno indossare scarpe da tennis Mizuno.

Naturalmente la Fipav, grazie a questo accordo, ottiene soldi importanti a beneficio di tutto il movimento. E, restando al paragone con il calcio, sappiamo perfettamente che la pallavolo non è certo uno sport così ricco da poter rinunciare così tranquillamente a tanti soldi. Ma il punto centrale della questione è un altro. Si può barattare la maglia azzurra per soldi? Perché, in buona sostanza, questo è quanto accaduto. E il caso Zaytsev ne è la più clamorosa dimostrazione.

Da oggi tutti i giocatori di pallavolo italiani che aspirano a vestire la maglia azzurra per qualche importante appuntamento (Olimpiadi comprese…) sanno che non gli basterà meritarsi la convocazione sul campo ma dovranno comunque accettare le condizioni poste dal contratto di sponsorizzazione. Siamo certi che possiamo ancora parlare di sport, e non di semplicemente di business, di fronte ad una simile situazione? Oltretutto è giusto sottolineare che non stiamo certo parlando di qualcosa di secondario, di poco importante.

Le scarpette non sono un particolare irrilevante, il cambio di scarpetta per chi per tutta la stagione utilizza un’altra marca, un altro modello, può essere concretamente problematico, sotto diversi punti di vista. Non stiamo parlando di tute, pantaloncini, maglietta e cose simili, a questi livelli non è assolutamente scontato che un’atleta riesca a sentirsi a suo agio con qualsiasi tipo di scarpetta. E la vicenda Zaytsev ne è la conferma più evidente.

Lo “zar” indossa da tempo le Adidas (di cui è anche diventato testimonial) e ha sempre affermato che solo con quelle scarpe si trova a suo agio, certo che gli consentono di avere un rendimento migliore. Quando è scattato il raduno azzurro a Cavalese (Zaytsev non aveva partecipato alla World League) si è subito posto il problema. Dopo una prima fase in cui sembrava impossibile trovare una soluzione, con le due parti ferme sulle proprie posizioni, una settimana fa la situazione sembrava potesse risolversi.

Dopo un incontro con il presidente del Coni Malagò, Zaytsev aveva annunciato la sua disponibilità ad indossare le Mizuno, con lo sponsor della nazionale che avrebbe provveduto a produrre scarpe personalizzate per lui. Ma nei giorni e negli allenamenti successivi lo “zar” non è riuscito a trovare il feeling con le nuove calzature, ha manifestato grossi problemi e alla fine ha deciso di non indossarle. La conseguenza è stata la sua esclusione dalla Nazionale, certificata oggi da quella lettera. Naturalmente è ipotizzabile che in realtà Zaytsev si sia “impuntato” e che quella prova l’abbia fatta contro voglia e solo per dimostrare che non era opportuno per lui cambiare scarpe.

D’altra parte, però, nessuno può avere la certezza che il suo sia stato un capriccio e non un problema reale. Quel che è certo è che è difficile digerire il concetto che un giocatore, per altro così importante e probabilmente il più famoso giocatore di volley italiano, debba essere escluso dalla Nazionale solo per motivi di sponsor. Saremo sicuramente poco moderni, ma per noi questo non ha nulla a che vedere con lo sport, inteso nel suo senso più vero e più genuino. Per quanto nostalgica possa essere la nostra visione, restiamo legati all’idea che giocare con la Nazionale sia un privilegio unico e che, chiunque ha la fortuna di averlo, deve dannarsi l’anima e dare il massimo per onorare la maglia. Che è cosa assolutamente diversa e in un certo senso antitetica al concetto di “onorare lo sponsor”

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