Il paese dei complotti e del “Grande Vecchio”


Dai microchip sottopelle al complotto della Big Pharma sui vaccini, dalla cospirazione del gruppo Bildenberg alla riforma costituzionale scritta dalla Jp Morgan, fino ad un classico del “complottismo” all’italiana, la P2. Viaggio nel fantascientifico mondo delle cospirazioni e delle trame oscure che tanto affascina un larga parte del nostro paese

“Italiani un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienzati, di navigatori, di trasmigratori”. Se fosse nato ai nostri giorni Benito Mussolini a quella citazione, che campeggia sulle facciate del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, avrebbe dovuto aggiungere anche “di complottisti”. Dal calcio alla politica, dall’economia alla sanità, dall’ambiente all’alimentazione. Che si parli di un rigore non dato o della crisi economica, che si discuta di riforme o di terremoto, che ci si interroghi  sull’utilità e la necessità di alcune cure o di terrorismo, c’è sempre pronto e confezionato qualche complotto, qualche misteriosa cospirazione da denunciare a gran voce.

Secondo Karl Popper “la teoria sociale della cospirazione è l’opinione secondo cui tutto quel che accade nella società è il risultato di un preciso proposito perseguito da alcuni individui o gruppi potenti. Nella sua forma moderna è il tipico risultato della secolarizzazione delle superstizioni  religiose. Prima si immaginava che tutto ciò  che accadeva nel mondo, accadeva per volontà di un qualche Dio. Ora che a Dio quasi più nessuno ci pensa è rimasto un vuoto che di volta in volta facciamo occupare a qualcuno (politici, gruppi finanziari, case farmaceutiche, ecc.) che muove le fila del discorso a nostra insaputa”.

Come sosteneva qualche tempo  fa Umberto Eco  “l’ossessione del complotto nel nostro paese non riguarda solo il nostro tempo ma anche i tempi passati”. Basterebbe ricordare in proposito la figura del “Grande Vecchio” evocata negli anni passati in tutti gli eventi più importanti e cruenti della nostra storia. E’ innegabile, però,  che negli ultimi periodi siamo letteralmente invasi in ogni settore da tesi e teorie complottiste che, a differenza di quanto avveniva prima, oggi hanno larga diffusione e condivisione da un sempre maggior numero di persone.

Questo è sostanzialmente determinato da due importanti fattori: lo sviluppo e l’uso sempre più massiccio del web e il fatto che il “complottismo” è diventato strumento politico, di ideologia e di propaganda per diversi esponenti politici.  L’utilizzo di massa del web è certamente qualcosa  di  positivo che, però, rischia di produrre delle preoccupanti distorsioni. Infatti se è vero che il web amplia la possibilità di accedere, anche direttamente, alle informazioni, è altrettanto innegabile che in tanti non sono in grado di orientarsi nella miriadi di siti che diffondono notizie di ogni genere. Non solo, il fatto positivo di poter accedere ad informazioni e testimonianze  senza alcun genere di filtro comporta inevitabilmente il  rischio di attribuire credibilità e la stessa valenza a ipotesi non dimostrabili e a teorie falsamente spacciate per scientifiche.

Inventare e far diffondere un complotto è molto semplice – spiegava Popper – basta fornire informazioni false o manipolate, facendo leva sui sentimenti, sui pregiudizi, sugli odi, sulle paure. Si afferma l’esistenza di una data “verità nascosta” e si svincola sull’esistenza di gruppi di potere che non vogliono che tu sappia che esistono queste cose (cospirazione). Ma a questo punto tu, anche se sei piccolo, sai la verità!”.  E con il web è molto più semplice e più rapido farlo, se poi si trova anche qualche autorevole (o appartenente ad un partito o movimento che ha larga presa su una fascia dell’opinione pubblica) politico che lo sostiene il gioco è fatto.

In questo modo passa qualsiasi cosa – prosegue Popper – ed il fatto non viene più verificato correttamente, la maggioranza delle persone non chiederà neanche le prove , figuriamoci controllarle. E se anche ci sono prove che smentiscono l’affermazione le ha create il complotto”. Ci sono esempi emblematici di quali siano gli effetti di questo micidiale mix. Parliamo, innanzitutto, della teoria “complottista” sui microchip sottopelle, certamente non nuova nel nostro paese (già una decina di anni fa c’era uno sparuto gruppo di “pionieri” a parlarne) ma che negli ultimi tempi ha fatto un numero crescente di proseliti grazie alla diffusione sul web e ad alcuni autorevoli sostenitori.

Un paio di anni fa, ad esempio, nel corso del programma teleisivo “Ballarò”  fu il deputato “grillino” Paolo Bernini  a rilanciare  la tesi dei microchip, citando come sua fonte di ispirazione “Zeitgeist”, un film documentario sulle tesi complottiste pieno di  invenzioni e di inesattezze scientifiche. A fare il resto ci hanno, poi pensato  alcuni siti specializzati nello sfornare complotti e cospirazioni di ogni genere (e che hanno largo seguito sul web, diffondendo notizie palesemente false che, però, hanno fatto  breccia su un numero sempre crescente di persone. “Entro 2 anni tutti avranno il microchip sottocutaneo”  scrivevano a fine 2015 alcuni di quei siti (“il patriota.it, nonlosapevi.it, frontediliberazionedaibanchieri.it, chicche informatiche.org, valigia blu.it) facendo riferimento ad una fantomatica legge annunciata dal presidente del Consiglio Renzi per l’impianto microchip sottocutaneo per  tutti gli italiani.

In Svezia sono già stati impianti – proseguivano– mentre la riforma sanitaria di Obama l’ha reso obbligatorio per tutti i cittadini americani. In Italia dal 2016 saranno impiantati a tutti i neonati, il resto della popolazione avrà un anno di tempo per regolarizzare la propria posizione”.  Il tutto, naturalmente, in base al piano del Nuovo Ordine Mondiale che ha l’obiettivo di esercitare un controllo diretto su tutti i cittadini.

Quasi superfluo sottolineare come nelle 1990 pagine del piano sanitario di Obama non c’è alcun riferimento o citazione  sui microchip, mentre per quanto riguarda la Svezia in effetti c’è un’azienda privata, l’Epicenter, che mette a disposizione dei propri dipendenti un microchip da inserire sotto la pelle della mano che consente di entrare nei locali e di usare tutte le strutture dell’azienda stessa. Ma, ovviamente, non c’è nessun obbligo e, in ogni caso, è un’iniziativa assolutamente isolata che riguarda solamente i 700 dipendenti dell’Epicenter. Ovviamente la fantomatica legge del governo Renzi non esiste e non è mai esistita.

Eppure ancora oggi sui social ci sono tantissime persone che continuano a dare credito alla “cospirazione planetaria” del microchip. Ben più grave, però, è quanto sta accadendo con i vaccini. Che, come non si stancano mai di ripetere le istituzioni sanitarie e tutta la comunità scientifica, sono necessari, efficaci e sicuri ma che, invece, nella solita visione cospirativa della società sono considerati un mega complotto della Big Pharma (le grandi industrie farmaceutiche). Ad alimentare questa visione (o forse sarebbe meglio dire allucinazione)  la proliferazione sul web di siti e associazioni anti vaccini (Condav, Comilva, Corvelva, Vaccinare informati, attiviamoci.it, disinformazione.it, Mednat.org) ma anche alcune posizioni politiche molto ambigue.

Come quella del Movimento 5 Stelle, non solo attraverso le discutibili dichiarazioni di alcuni suoi esponenti (“I vaccini a volte servono solo alle case farmaceutiche” dichiarava qualche mese fa Paola Taverna) ma anche del suo stesso leader, Beppe Grillo, che più volte negli anni passati sul suo blog ha sollevato non pochi dubbi, citando per altro uno studio del 1998 di Andrew Wakerfield che metteva in relazione l’autismo con la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia. Peccato, però, che già da diversi anni  quello studio è stato dichiarato una frode scientifica, ottenuta con la falsificazione dei dati delle 12 cartelle esaminate. E nel 2013 una grande ricerca condotta su oltre mille bambini ha dimostrato che non c’è alcun nesso.

Poco importa, il 95% dei siti italiani che si occupano di vaccini rilanciano la tesi del complotto, citando quasi sempre quello studio “taroccato”.  E poco importa che anche la logica e la matematica dimostri quanto infondata sia la tesi complottistica, visto che il fatturato annuo dei vaccini (78 milioni di euro) è assolutamente risibile rispetto ai fondi spesi per i farmaci  (1 miliardo solo per quelli anti ulcera). A dimostrazione che, caso mai, la Big Pharma avrebbe interesse a fare esattamente l’opposto. Intanto però le conseguenze di questa situazione iniziano a farsi sentire al punto che l’Istituto superiore di Sanità, l’Associazione italiana del farmaco e i pediatri lanciano l’allarme, evidenziando come negli ultimi 5 anni oltre 358 mila bambini non sono stati vaccinati per alcune importanti patologie.

Naturalmente, poi, in un paese dilaniato dalle divisioni politiche e dove è da tempo saltato il riconoscimento e il rispetto reciproco tra le varie “fazioni” avverse, trovano ampio spazio e terreno più che fertile le teorie complottiste sulla situazione politica ed economica. Anche in questo caso la facilità di diffondere sul web notizie senza controllo, con l’incapacità di verificare seriamente le notizie stesse, e l’uso politico strumentale fatto da alcuni partiti e alcuni personaggi politici di quelle “bislacche” teorie rendono quelle tesi complottiste assolutamente credibili in una larga fascia di popolazione.

La più datata nel tempo,  ma sempre riproponibile ad ogni evento politico di una certa rilevanza, è quella relativa al gruppo Bildenberg, una sorta di elite politica-finanziaria internazionale che avrebbe volutamente provocato la crisi economica degli ultimi anni e che avrebbe interesse a far collassare l’economia globale per trasformare il mondo in una corporazione, della quale loro saranno poi i beneficiari. Partendo da questa base ne consegue che tutta la vita politica italiana degli ultimi anni sia stata condizionata e decisa dal Bildenberg, a partire dalla fine del governo Berlusconi, fino all’ascesa di Renzi ed ora, addirittura, anche l’arrivo di Gentiloni. Il presidente Napolitano sarebbe il principale referente italiano del gruppo, insieme a Monti, Draghi, Bernabè, Prodi, Visco (qualcuno ha provato ad inserirci anche Mattarella…).

Fantapolitica, una leggenda che se solo si avesse l’accortezza di andare a vedere come è nata si smonterebbe in un attimo. Però, prima di tutto, vediamo un attimo di capire di cosa stiamo parlando. Il gruppo Bildenberg (detto anche conferenza o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti, non ufficiale, di circa 130 partecipanti la maggior parte dei quali personalità in campo economico, politico e bancario. Il primo incontro risale addirittura al 1954, promosso da Rockefeller. I partecipanti, i cui nomi sono ogni volta resi pubblici (tipico di ogni cospirazione…) trattano una grande varietà di temi globali, economici e politici. Trattandosi di un incontro comunque privato non viene rese pubblico e questo è sufficiente, per i paranoici della cospirazione, per credere che in tali occasioni si decidano segretamente le sorti del mondo e le crisi economiche, progettando azioni a danno della gente.

Naturalmente poco conta che da anni il gruppo Bilderberg rende pubblici i temi di lavori (che ovviamente devono rappresentare una copertura per i veri scopi dell’incontro…) e che nelle ultime occasioni c’era anche una sorta di tribuna stampa per i giornalisti che volevano in qualche modo seguire l’evento. D’altra parte da anni tra i partecipanti ci sono spesso anche giornalisti (per l’Italia una volta De Bortoli e una volta Lilly Gruber) ma questo, ovviamente, per i complottasti non significa nulla, quei giornalisti sono funzionali agli scopi nascosti del gruppo. Che, ad esempio, secondo tutti i teorici del complotto planetario non avrebbe mai permesso la Brexit, così come la vittoria di Trump.

Insomma, da un gruppo che si propone di guidare il nuovo ordine mondiale ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di più e di meglio. D’altra parte, però, a denunciare per primi il mega complotto ordito dal gruppo Bildenberg, sia in Europa che in Itali,  sono stati personaggi altamente “credibili”, la cui storia personale è sin troppo eloquente. Il primo a parlare del nuovo ordine mondiale studiato dal gruppo Bildenberg è stato intorno al 2000 l’inglese David Icke, il sostenitore della teoria degli Illuminati e dei rettiliani.

Secondo Icke gli Illuminati sono la combriccola che da sempre controlla la direzione del mondo. Si tratta di un gruppo di ibridi genetici, il risultato di incroci tra una razza extraterrestre simile ai rettili (sulla scia della teoria dei rettiliani sostenuta da Herbert Schirmer) e il genere umano avvenuti migliaia di anni fa. Senza dilungarci più di tanto, basterà ricordare che secondo Icke tutte le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dal 1789 in poi, sono state vinte da candidati con questi geni. E 33 dei 42 presidenti americani sarebbero geneticamente relazionabili a due persone, Alfredo il Grande re d’Inghilterra e Carlo Magno.

In Italia, invece, tra il 2007 e il 2008 il primo a parlare del mega complotto del gruppo Bikenberg è stato Giorgio Bongiovanni, il famoso guru di Antimafia Duemila che, per sua stessa ammissione, sarebbe la reincarnazione di uno dei bambini veggenti di Fatima, tornato sulla terra per svelare il terzo segreto di Fatima, la verità sugli alieni che sono da sempre presenti tra noi. Lo stesso Bongiovanni, per altro, già nel 1989 sosteneva di aver ricevuto le stimmate direttamente da Gesù. E, allora, di fronte a fonti così autorevoli e credibili, come si fa a non dar credito alle teorie sul Bikenberg?

Infatti autorevoli politici italiani del centrodestra, alcuni giornali di quell’area politica non fanno altro che ripeterci come quel gruppo condizioni tutta la vita politica italiana. E sul web, ovviamente, proliferano i siti che supportano questa teoria, con qualcuno che a volte si spinge oltre, al punto da sostenere che anche Napolitano e Mattarella sono rettiliani. Sembra uno scherzo, soprattutto sembra impossibile che ci sia chi può credere a simili storie. Eppure basta farsi un rapido giro sui social per trovare acerrimi e appassionati sostenitori delle teorie del complotto di Bildenberg.

Che, però, negli ultimi tempi ha perso un po’ del suo fascino originario, soppiantato dalle teorie sulla JP Morgan e da un “evergreen”, la P2. La JP Morgan e i suoi complotti politico-sociali sono tornati in auge grazie al referendum sulla riforma costituzionale. Che è stata scritta da Renzi e dalla Boschi ma sotto dettatura della JP Morgan. Si perché in una competizione elettorale, quale che sia, sempre più “drogata” come quella italiana non può essere sufficiente, per affermare le proprie ragioni, sostenere che quella riforma è scritta male, che non risolve alcun problema, che peggiora la situazione, che non realizza alcun serio risparmio, che mette a rischio i rapporti tra i vari poteri dello Stato (queste erano le tesi di chi sosteneva, nel merito, il no al referendum).

Per rafforzare la propria posizione non c’è niente di meglio che ritirar fuori il “Grande Vecchio” che, in questo caso, è la banca americana che ha proposto e ideato quella riforma ovviamente per i propri interessi (quali?). E, poi, in questo caso ci sarebbe anche la “pistola fumante”, un documento del 2013 della Jp Morgan. Salvini e la Meloni, persino Brunetta, ce l’hanno ripetuto in continuazione durante la campagna elettorale, urlando a squarciagola il loro no alla “riforma scritta dalla JP Morgan”. Un po’ più cauti i grillini (ad eccezione del professore in diritto costituzionale Di Battista), almeno i rappresentanti politici del Movimento, perché i siti dell’universo a 5 Stelle hanno martellato su questo argomento, con gli appelli a salvare la Costituzione dal complotto ordito da Renzi in collaborazione con la JP Morgan.

Il tutto sulla base di quel famoso documento del 2013, un report di 15 pagine sulla crisi dell’Eurozona che solo in un breve passaggio, appena 21 righe, si sofferma sulle riforme istituzionali nei paesi periferici le cui “costituzioni mostrano una forte influenza socialista” e i cui sistemi politici hanno le seguenti caratteristiche: “esecutivi deboli, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di consenso che favoriscono il clientelismo e il diritto di protestare se vengono apportate modifiche sgradite allo status quo politico”. Tutto qui? Si, ma non è certo una novità, le stesse cose , per quanto riguarda il nostro paese, le sostenevano già da molti anni prima Bruxelles, il G7, il Fondo monetario internazionale.

Che, quindi, per logica dovrebbero essere anche loro tra quelli che hanno “dettato” la riforma al governo Renzi. Eppure, anche in questo caso, sarebbe bastato approfondire seriamente, risalendo all’origine di tutto ciò. Perché chi per primo ha tirato fuori la storia di quel documento della JP Morgan, il comitato NoTriv, ha subito precisato che non c’era alcun nesso logico con la riforma costituzionale del governo Renzi. “Il messaggio che abbiamo voluto lanciare – spiegava 2 anni fa Enzo Di Salvatore del comitato No Triv – non è quello di un rapporto di causalità fra quanto scritto da JP Morgan e la riforma, ma il fatto che i problemi di carattere economico non siano su un piano disinteressato rispetto al livello costituzionale dei singoli Stati”.

Qualche mese dopo, però, a riprendere, strumentalizzare e stravolgere completamente quanto riportato dai No Triv ci hanno pensato alcuni siti di estrema sinistra, vaneggiando un sostegno alla riforma referendaria “voluta dalla JP Morgan” da parte di un’alleanza composita che andava dal governo alla destra (rappresentata da Lega e Fratelli d’Italia), fino ai “fascisti” del Movimento 5 Stelle. Cioè, a parte il governo, proprio coloro che poi hanno fatto propria la teoria del complotto della JP Morgan. Che, però, hanno potuto sfruttare il lavoro di “ripulitura” effettuato da Diego Fusaro (al quale, poi, si sono accodati subito i vari Travaglio, Scanzi, Paragone), il filosofo “fancazzista” che, primo tra tutti, ha riproposto questa tesi, epurata da ogni riferimento circa la destra e i grillini, in apertura di campagna elettorale. Sempre il referendum, infine, ha riportato in auge un complotto “storico” della politica italiana, quello relativo alla P2 e al famoso Piano di rinascita democratica di Licio Gelli.

Per anni è stata una larga parte della sinistra a teorizzarlo, accusando Berlusconi. Ora però, in una sorta di paradossale contrappasso, è il governo Renzi (che di certo, vista l’età, non poteva essere in alcun modo affiliato alla P2) ad ispirarsi a quel piano. D’altra parte non poteva certo mancare in questa fase così controversa della vita politica italiana un riferimento a qualche trama oscura (il Grande Vecchio è sempre vivo e vegeto…). Prima, in realtà, sussurrata a mezza bocca, poi grazie al referendum gridata con maggiore forza  da diversi politici (e subito ripresa dalla miriade di siti che fanno della disinformazione la propria ragione di esistere).

Anche in questo caso vale il solito discorso, basterebbe informarsi seriamente per comprendere quanto infondata e priva di qualsiasi nesso sia questa fantasiosa teoria. Perché leggendo attentamente il Programma di Rinascita democratica (chi l’avrà realmente fatto tra quelli che gridano al complotto?) si scopre che l’unica possibile attinenza è quella relativa alla fine del bicameralismo. I punti fondamentali e fondanti di quel programma sono altri e nulla hanno a che vedere con il referendum o con l’azione di governo.

In particolare, nell’ambito di un progetto politico che si fonda sul principio della riduzione della politica a qualcosa da riservare ad una ristretta oligarchia, si teorizza una sorta di “rivoluzione” del sistema politico basato sui partiti e del sistema dell’informazione, ponendo poi una particolare attenzione alla giustizia, con lo scopo di ridurre i limiti della sua autonomia. E punti centrali di questo ampio progetto sono, innanzitutto, l’abolizione di ogni forma di finanziamento e sostentamento statale nei confronti dei partiti e l’abolizione di ogni forma di contributo statale nei confronti della stampa (che, non a caso, sono principi fondamentali e non in discussione in tutti i sistemi democratici). Chiaro l’obiettivo, eliminare drasticamente i partiti e fare in modo che la politica sia “esclusiva” di poche oligarchie finanziate da gruppi di potere che, ovviamente, avrebbero anche il compito di finanziare e indirizzare l’informazione (con il totale smantellamento della tv pubblica, la Rai).

Qualcuno può onestamente dire che c’è qualche vaga attinenza tra questo piano e la riforma costituzionale? Ovviamente no, semmai a voler essere maliziosi si potrebbe evidenziare come alcuni dei punti cardine di quel piano (abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e del sostentamento alla stampa) siano perfettamente identici ad alcune delle battaglie di altri schieramenti politici (inizialmente la Lega, ora il Movimento 5 Stelle).

Naturalmente questo non vuol assolutamente dire che, per assurdo, siano proprio quei partiti a portare avanti il progetto della P2 (la battaglia del Movimento 5 Stelle contro il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali, condivisibile o meno, ha ben altri obiettivi e si fonda sul principio della riduzione dei costi della politica che nulla ha a che vedere con i principi del Piano di Rinascita democratica). Ma per chi coltiva l’ossessione per i complotti ci sarebbe materiale a sufficienza per imbastire una nuova fantasiosa storia da trasformare in una pericolosa cospirazione…

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