Le verità nascoste del caso Cucchi


Depositata la perizia dell’inchiesta bis, per quasi tutti i mezzi di informazione non ci sono dubbi: per i periti Cucchi è morto per un attacco epilettico. Il sindacato delle forze dell’ordine attacca e chiede le scuse da parte dei familiari. Ma sfogliando le 250 pagine scritte dai periti emerge un quadro decisamente differente…

Doveva essere la giornata decisiva per fare chiarezza sulla vicenda Cucchi (il 30enne morto il 22 settembre nel reparto detenuti dell’ospedale romano Sandro Pertini, una settimana dopo essere stato arrestato per possesso di stupefacenti). E invece quella di ieri rischia di diventare l’ennesima indecorosa pagina della nostra storia recente, una vergogna alla quale hanno contribuito gli organi di informazione italiani, alcuni rappresentanti istituzionali delle forze dell’ordine ma anche il sistema giudiziario.

Hanno iniziato l’altro giorno a metà pomeriggio i siti on line, hanno proseguito il giorno successivo i giornali in edicola. I loro titoli non lasciano spazio a dubbi e interpretazioni. Il Giornale: “Caso Cucchi, perizia Gip “Morte improvvisa per epilessia”. Corriere della Sera: “I periti: “Stefano Cucchi morto per l’epilessia, non per le botte”. Messaggero: “Caso Cucchi l’ultima verità dei periti: “Morte per epilessia non per le lesioni”. Huffington Post: “La perizia del Gip su Stefano Cucchi nel processo bis: “Morto per epilessia, le lesioni non ricollegabili con il decesso”. Fatto Quotidiano: “Stefano Cucchi i periti del giudice: “Fu una morte improvvisa per epilessia. Le lesioni non sono correlabili con il decesso”. La Stampa: “Stefano Cucchi morto per epilessia”. Avvenire: “Cucchi, perizia choc: morto per epilessia”.

Tutto chiaro, quindi, sia pure sicuramente molto sorprendente. Tant’è, la notizia è confermata praticamente da tutti i principali organi di informazione, la perizia affidata dalla Procura di Roma nel dicembre 2015, nell’ambito dell’inchiesta bis (per la quale sono indagati 5 carabinieri), ha fornito un risultato inequivocabile: Stefano Cucchi è morto a causa di un attacco epilettico. Tralasciando il commento, immediato e sempre “molto pertinente”, dell’on. Giovanardi, con insospettabile tempismo arriva subito dopo che le agenzie hanno iniziato a battere la notizia il comunicato stampa del Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (Coisp).

Stefano Cucchi non è morto per un presunto pestaggio – si legge nel comunicato – E’ stata l’epilessia a causare la morte improvvisa e inaspettata dell’uomo fermato per droga, che soffriva da anni di patologia epilettica ed era in trattamento con farmaci anti epilettici. A confermarlo  sono i periti nominati dal gip per condurre un esame tecnico-scientifico nell’ambito della nuova inchiesta avviata dalla Procura di Roma nei confronti di 5 carabinieri. Insomma ancora una conferma alla vergognosa montatura mediatico-giudiziaria  che per anni è servita a gettare fango su tutte le Forze dell’Ordine”.

Queste, spiega il comunicato, sono le dichiarazioni del segretario generale del Coisp, Franco Maccari. Che, poi, va giù durissimo contro i familiari del ragazzo morto e quanti hanno sostenuto e appoggiato la loro battaglia. “In attesa ora che si definisca con una archiviazione il procedimento giudiziario – si legge ancora nel comunicato – aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro che, familiari, giornalisti, politici e quant’altro, hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo, in violento pestaggio senza neppure attendere un riscontro dei fatti. Fango su fango, diffamazione su diffamazione per dipingere le Forze dell’Ordine come schiere di violenti che anziché tutelare la sicurezza dei cittadini si lasciano andare a pestaggi , torture ed ogni genere di brutalità”.

Contemporaneamente, come la notizia si è diffusa, si è levato un grosso moto di indignazione da parte di chi ritiene un’offesa alla memoria di quel corpo, che le foto ci hanno mostrato così martoriato dalle botte, ritenere che la morte potesse essere stata provocata dall’epilessia. Sui social si sono moltiplicati i post di indignazione e di amara ironia. Immancabile è arrivato il commento di Andrea Scanzi che, senza un minimo di cautela, come spesso gli capita ha sparato sentenze inappellabili.

E’ esattamente in questi casi che provo una vergogna totale (per il mio paese), un disgusto infinito (per quel che leggo e sento), una paura assoluta (per quel che può accadere a tutti noi). In attesa di sentir dire che Cristo è morto dal freddo, Martin Luther King ebbe un attacco di tosse e JFK fa il batterista nei Modà sotto mentite spoglie, mi viene solo da dire: quanta rabbia, quanto dolore. Quanta miseria umana”.

Già, difficile dargli torto, se davvero le cose sono andate in questa maniera è inevitabile provare in questo momento rabbia e indignazione, anche se bisognerebbe sempre pensare che, comunque, i periti sicuramente hanno una visione migliore e più completa della nostra. Ma il vero problema è un altro, siamo poi così sicuri che le cose sono andate davvero così? Che i periti abbiamo definitivamente stabilito che sia stata l’epilessia? Ovviamente si, verrebbe da dire, se tutti (o quasi) i giornali e i siti internet titolano in quel modo e se il sindacato delle forze dell’ordine si sbilancia in quel modo.

Però è bastato leggere il commento di Ilaria Cucchi (la sorella di Stefano) su facebook poche ore dopo il tam tam mediatico per essere assalito dai dubbi. “Avremo un processo per omicidio” si legge all’inizio di un lungo commento che termina in maniera inequivocabile: “Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti”. E’ forse impazzita Ilaria Cucchi, l’unica ad interpretare in maniera differente quella perizia? Forse, però la sorella di Stefano pubblica anche alcune pagine della perizia stessa (spiegandone poi altre, sempre con il supporto delle foto delle pagine di riferimento). E il quadro che emerge lascia davvero interdetti.

Riteniamo quindi di poter concludere che allo stato attuale non è possibile formulare alcuna causa certa di morte – chiudono le 250 pagine di perizia il collegio di esperti composto dai professori Francesco Introna (Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari) e Franco Dammacco (Clinico medico emerito dell’Università di Bari) e dai dottori Cosma Andreula (neuroradiologo Anthea Hospital di Bari) e Vincenzo D’Angelo (neurochirurgo della Casa ‘Sollievo della sofferenza’ di San Giovanni Rotondo) – stante la riscontrata carenza documentale. Tutte le cause prospettate in atti non trovano a nostro avviso pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del Sig. Stefano Cucchi. Due ipotesi possono comunque essere prospettate”.

Bastano queste poche righe per comprendere subito che tutti quei titoli di giornali erano completamente infondati, così come infondato (e doppiamente avventato) è il comunicato stampa del Coisp. La tanto citata epilessia è la prima delle due ipotesi che “possono essere prospettate”.

cucchiMa, si legge ancora nell’ultima pagina della perizia (foto a sinistra), è “non documentabile e priva di riscontri oggettivi”. La seconda ipotesi è “correlata con un riflesso vagale braadicardizzante, indotto dalla documentata abnorme dilatazione di una vescica neurogenica atonica, secondaria alla frattura di S4”. Secondo i periti la frattura è indotta e può essere considerata la causa dell’insorgenza della vescica neurogenica non della sua dilatazione.

Riteniamo al riguardo – aggiungono i periti – che se il soggetto fosse stato adeguatamente sorvegliato e sottoposto a monitoraggio infermieristico, con controllo della diuresi, la dilatazione vescicale, del tutto attendibilmente, non si sarebbe verificata”. “In conclusione – termina la perizia – riteniamo pertanto che per entrambe le ipotesi prospettate le lesioni contusive non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente, anche in modo non esclusivo, con l’evento morte”, E’ sin troppo evidente che così cambia tutto, si aprono diversi scenari e si alimentano diversi interrogativi.

Il perito Introna tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello – scrive Ilaria Cucchi –  riconosce la frattura di L3 da noi per sette anni sostenuta e riconosciuta dai PM, poi alza una cortina di fumo dicendo che è impossibile determinare con certezza una causa di morte di Stefano. Il collegio peritale poi si avventura a formulare due ipotesi di morte. La prima, per epilessia, che se in un primo momento viene ritenuta forse più probabile, nelle conclusioni la definisce priva di riscontri oggettivi.

La seconda, dopo aver riconosciuto tutte le evidenze cliniche da sempre dai nostri medici legali evidenziate, riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente ‘un’intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale’, che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte. Introna poi fa il giurista e dice in buona sostanza che coloro che lo hanno violentemente pestato rompendogli la schiena in più punti non sono responsabili della sua morte per il fatto che il terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri. È questa la causa di morte da noi sempre sostenuta in questi anni, che a differenza dell’epilessia, ha elementi oggettivi e riscontrati dagli stessi periti”.

La sorella di Stefano evidenzia anche altre incongruenze presenti nella perizia, con i periti che a pagina 196 sostengono che “non è verosimile che Cucchi abbia assunto una terapia anti epilettica”. Eppure poco prima, a pagina 186, scrivono che, invece, aveva preso quelle medicine. “Non è il giurista Introna a definire il nesso causale ma saranno i magistrati della procura ed i giudici – conclude Ilaria Cucchi – è evidente che se Stefano fosse morto di epilessia, secondo quanto dicono gli stessi periti, ciò sarebbe stato possibile in funzione delle condizioni fortemente debilitate dalla sua magrezza e dalle lesioni subite nel pestaggio. Gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale”.

Allo stato, quindi, non c’è alcuna certezza documentale che emerge, se non quella che, per l’ennesima volta, l’informazione italiana ha toppato clamorosamente. E’ davvero strano, innanzitutto, che le agenzie di stampa mandino una notizia sulla base di qualche estrapolazione, per altro neppure corretta, di una perizia complessa di 250 pagine. Ma è ancora più imbarazzante che la quasi totale dell’informazione italiana (solo “Repubblica” e “Rainews24” hanno fatto titoli più prudenti) si affretti a dare una sorta di sentenza definitiva, senza neppure premunirsi di verificare o, quanto meno, di usare un po’ più di prudenza, non avendo ancora visionato l’atto in questione. Poi si rischia addirittura di sconfinare nel ridicolo quando, come fa Scanzi, si esprimono giudizi così trancianti e taglienti solo sulla base del “sentito dire”, senza alcun riscontro oggettivo.

Se il mondo dell’informazione esce malconcio, non si può negare che grossi dubbi sorgono pure sulla perizia stessa. Troppe incongruenze, troppe imprecisioni (le medicine prese e poi negate nel giro di poche pagine), ipotesi che prima sembra che si vogliano suffragare ma che poi vengono smontate, considerate “prive di fondamento”. Sembra quasi che i periti non se la sentano di prendere una strada decisa , in alternativa se davvero si ritiene che non ci sono gli elementi per stabilire una causa certa allora sarebbe più opportuno, in quella sede, non formulare ipotesi ardite ma limitarsi a descrivere la situazione per quanto risulta dagli accertamenti.

I periti hanno paura della verità sulla morte di mio fratello – scrive Ilaria Cucchi in una lettera all’Espresso – la perizia riconosce finalmente l’esistenza delle fratture sul corpo di mio fratello e i danni che hanno causato. Ma poi si contraddice per il timore delle conseguenze politiche”. Impossibile dire se i sospetti della sorella di Stefano siano plausibili, di certo i dubbi restano. Come resta lo sconcerto per l’incauto e intempestivo comunicato stampa del sindacato delle forze dell’ordine (Coisp) che sulla base di un assunto, che poi si è rilevato infondato, arriva addirittura a chiedere, quasi pretendere, le scuse da parte della famiglia della vittima.

Se prima lo avevo solo intuito adesso so quanto sia diverso e più difficile trovarsi ad affrontare processi contro i carabinieri piuttosto che contro chiunque altro – replica con sarcasmo Ilaria Cucchi –  oggi nonostante sia stato riconosciuto il violentissimo pestaggio, le gravi lesioni subite da Stefano e le multiple fratture alla colonna vertebrale, i sindacati di polizia intervengono per l’ennesima volta su terreni che non competono loro e ci dicono di chiedere scusa. E allora chiediamo tutti scusa. Scusate se siamo morti nelle vostre mani. E perdonateci se abbiamo l’ardire di chiedere verità e giustizia. Ai rappresentanti sindacali consiglio di leggere prima di parlare, per non fare brutte figure. Anche perché comunque mi dispiace per le divise che indossano e che in questa sede vorrebbero rappresentare”.

Ancora più sconcertante è il fatto che il Coisp si spinga addirittura a dare per certa, dopo la perizia, l’archiviazione per i 5 carabinieri indagati, dimenticando o fingendo di dimenticare  che  su 2 di loro grava l’imputazione di falsa testimonianza, mentre per gli altri 3 quella di lesioni aggravate.  Quindi, anche se davvero la perizia avesse sancito che la morte è avvenuta per epilessia, la posizione dei 5 carabinieri non sarebbe comunque cambiata, anche perché le lesioni sono, invece, confermate. Questo naturalmente non significa che a procurarle a Cucchi siano stati loro, questo è sicuramente un fatto tutto da dimostrare.

Ma cambiare le carte in tavola è davvero troppo, anche perché, come spiega l’avvocato della famiglia Cucchi, la vera partita si gioca su un altro piano. Infatti se la procura non contesterà agli imputati il reato di omicidio preterintenzionale e dovesse rimanere in piedi l’attuale capo di imputazione “arriverebbe la prescrizione a falcidiare il processo”.

Che, sicuramente, eviterebbe ogni possibile ed eventuale problema giudiziario per gli indagati. Ma metterebbe una pietra tombale sulle speranze di avere, per una volta, una sentenza in grado di fare definitiva chiarezza su una vicenda così delicata e complessa.

 

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