I compiti a casa non finiscono mai


La lettera di autodenuncia di un padre di Varese (“Mio figlio non ha fatto i compiti estivi”) riapre la discussione sui compiti a casa. Che, secondo gli esperti, andrebbero quanto meno dimezzati soprattutto nelle scuole elementari e medie

L’anno scorso gli speciali e “rivoluzionari” compiti del professore fermano Cesare Catà. Quest’anno la lettera di un papà in provincia di Varese. Proprio nei giorni in cui riparte la scuola (post terremoto permettendo), torna di attualità la discussione sull’utilità dei compiti a casa, nel periodo estivo ma anche durante l’anno scolastico stesso. Un anno fa a far discutere furono i singolari compiti per l’estate assegnati ai suoi studenti dal professore Cesare Catà del Liceo delle Scienze Umane “Don Bosco” di Fermo. Un modo davvero singolare e decisamente rivoluzionario di approcciarsi al tema dei compiti per l’estate, una splendida lezione di vita del professore che invitava i suoi studenti a trascorrere un’estate meravigliosa, come quelle che si possono vivere solo durante quell’età, con anche il consiglio di leggere qualche libro “ma non perché dovete ma perché l’estate vi ispira avventure e sogni”.

Per il resto altro che letture obbligatorie, ripasso dell’anno appena terminato, esercizi e versioni, durante l’estate Catà invitava i suoi studenti ad ammirare l’alba, a camminare sulla riva del mare al mattino, a ballare senza vergogna in pista, sotto casa o in camera, ad essere felici e anche leggere che rappresenta “la migliore forma di rivolta”. E poi ancora fare sport, guardare film “dai dialoghi struggenti”, sognare come dovrà e potrà essere la vostra vita. Per certi versi dai contenuti simili la lettera di autodenuncia che un papà varesino ha pubblicato su facebook ieri, ottenendo subito migliaia di condivisioni.

Pubblicità

Mi chiamo Marino Peiretti e sono il papà di Mattia. Vorrei informarvi che, come ogni anno, mio figlio non ha svolto i compiti estivi. Abbiamo fatto molte cose durante l’estate: lunghe gite in bici, vita da campeggio, gestione  della casa e della cucina. Abbiamo costruito la sua nuova scrivania e l’ho aiutato, sponsorizzandolo e ascoltandolo nel suo interesse primario: programmazione ed elettronica. Ha effettuato notevoli progressi. Sempre convinto del fatto che i compiti estivi siano deleteri, non ho mai visto professionisti seri portarsi il lavoro in vacanza, anzi. Voi avete nove mesi circa per insegnargli nozioni e cultura. Io tre mesi pieni per insegnargli a vivere. Sono convinto si presenterà fresco e riposato, nonché volenteroso per il nuovo anno scolastico. Diversi docenti, psicologi e avvocati condividono il mio pensiero. Sono comunque a disposizione per eventuali colloqui”.

Cosa dire? Di certo che tanti ragazzi e ragazze invidieranno a Mattia un papà del genere, soprattutto quelli che anche durante l’estate sono spinti dai propri genitori a continuare a studiare e a fare anche più compiti di quelli assegnati dai propri professori. Nel merito appare davvero difficile non condividere sia il contenuto che lo spirito del messaggio di quel genitore. D’altra parte di anno in anno cresce sempre più la schiera di quanti, compresi tantissimi insegnanti, non ritengono opportuno assegnare i compiti a casa per le vacanze. E sono sempre più numerosi gli studi e gli orientamenti internazionali che condividono questo orientamento.

Ad inizio del 1900 la California fece addirittura una legge per limitarne la quantità – scrive l’insegnante e notissima blogger del network InformEd (Informazione ed educazione) Miriam Clifford – oggi invece gli insegnanti quasi fanno a gara per darne il più possibile, anche se, di contro, molti docenti stanno riconsiderando la loro posizione anche alla luce delle statistiche sull’obesità infantile e dei problemi, ormai noti, del sovraccarico di informazioni”. La Clifford elenca anche una serie davvero interminabile di ragioni per cui non bisogna assegnare i compiti per le vacanze.

Tra le più interessanti il fatto, ad esempio, che per lei i compiti a casa sono obsoleti visto che i ragazzi di oggi, grazie al computer, apprendono 24 ore su 24 perché sono immersi nelle informazioni. “Anziché assegnare compiti – afferma – gli insegnanti dovrebbero creare un vero interesse per l’apprendimento, chiedendo ai ragazzi durante le vacanze di fare ricerche su temi che li interessano al di là dei programmi scolastici”.

I compiti, poi, per la Clifford andrebbero assegnati non sui libri. “Se si sta studiando l’impero romano – spiega – perché non chiedere ai ragazzi e alle famiglie di vedere un film storico, andare a teatro o visitare un museo. Aiuterebbe non solo lo studio ma aumenterebbe la coesione familiare. E stare in famiglia è uno degli aspetti più importanti delle vacanze”. Inoltre gli studenti possono imparare di più osservando il mondo reale e quindi gli insegnanti dovrebbero stimolare gli studenti a fare attività diverse, come cucinare con i genitori o osservare il lavoro degli adulti, magari andando a lavoro con mamma e papà.

Potrebbero essere illuminati sulla strada da seguire in futuro” aggiunge l’insegnante americana. Infine le vacanze sono il momento migliore per fare sport e coltivare le amicizie “Se i compagni di classe sono liberi da compiti – conclude la Clifford – possono giocare insieme fuori dalla scuola e conoscersi meglio”. Inevitabilmente, però, da quelli per le vacanze il discorso non poteva non spostarsi anche sui compiti assegnati a casa durante l’anno scolastico.  Anche perché negli ultimi anni la tendenza è quella di “caricare” di compiti i ragazzi a partire già dalle elementari e dalle medie, mentre ovviamente per le scuole superiori il discorso è un po’ più complesso.

Tendenza che ha fatto e fa molto discutere e che viene messa ripetutamente in discussione dai genitori e anche dai pedagoghi che sottolineano ed evidenziano come ai bambini deve essere lasciato anche del tempo sufficiente per fare altre attività (sportive, culturali), giocare e svagarsi. Su facebook, addirittura, si è da anni costituito un gruppo di migliaia e migliaia di genitori provenienti da ogni d’Italia dal nome quanto mai significativo: “Basta compiti”. Nel loro manifesto vengono spiegate le ragioni che sono alla base di questa che è diventata una vera e propria crociata.

Per l’associazione i compiti a casa sono inutili perché le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico hanno durata brevissima e dopo un paio di mesi non si ricordano più. Inoltre sono dannosi perché procurano disagi e sofferenze, soprattutto tra gli studenti già in difficoltà, e possono suscitare odio per la scuola e repulsione per la cultura, alimentando in molti ragazzi la sensazione di essere inabili allo studio. Sono inoltre discriminanti, perché avvantaggiano i ragazzi che hanno genitori premurosi e istruiti, limitanti, perché impediscono lo svolgimento di fondamentali attività formative che la scuola non offre (musica, sport, arte) e stressanti, al punto che parte dei conflitti e dei litigi che avvengono tra genitori e figli riguarderebbero proprio il loro svolgimento.

Esagerazioni ed esasperazioni? Sicuramente si, almeno in parte. Però è altrettanto innegabile che in quel manifesto sono contenute anche motivazioni condivise e portate alla luce da molti studi sull’argomento e sostenute anche da diversi esperti del settore. Naturalmente è del tutto fuorviante pensare che, alle elementari e alle medie, non si debbano assegnare compiti a scuola. Però è vero che assegnarne troppi, come avviene spesso nelle scuole italiane, è assolutamente controproducente e spesso maschera la volontà di celare o rimediare ad uno scarso o insufficiente lavoro svolto in aula durante il normale orario scolastico.

L’esercizio a casa o lo studio servono a rendere stabili conoscenze che gli insegnanti hanno trasmesso in classe e non può certo sostituire il lavoro svolto in aula” spiega Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria di Psciologia dello sviluppo a Padova, membro dell’Osservatorio nazionale sull’infanzia e dell’Academy of learning disability, la più grande società scientifica internazione che studia i disturbi dell’apprendimento. “Gli studi di psicologia cognitiva – prosegue – dimostrano che un carico eccessivo di compiti è inutile e rischioso. E non solo perché può causare un apprendimento di breve durata ma anche e soprattutto perchè rischia di affievolire la motivazione all’impegno e lasciare il posto al fare per paura dell’insuccesso stabile”. Il rischio è quello di provocare ansia, stress, disistima e, in alcuni casi, addirittura anche forme di precoce depressione.

Sia che si faccia il tempo pieno o che si esca da scuola alle 13-13:30 – aggiunge la nota pedagoga Elena Urso – dopo un certo periodo del pomeriggio (16-16:30) deve essere lasciato al ragazzo il tempo libero per il gioco, per l’attività sportiva, fisica o per altre attività”. E invece capita spesso che addirittura gli insegnanti già alle elementari addirittura si lamentino delle attività extrascolastiche svolte dai ragazzi che, a loro giudizio, provocherebbero stanchezza e stress eccessivo  e li distoglierebbe dall’unico vero interesse da coltivare, lo studio.

Una visione evidente distorta e terribilmente limitativa che rischia di nuocere non poco ai ragazzi che, invece, hanno assoluto bisogno di quelle attività extrascolastiche, oltre che del tempo necessario anche per lo svago. Il guaio è che molti insegnanti non hanno una formazione puntuale e non hanno conoscenze specifiche della materia e non si rendono, quindi, conto che assegnare più compiti, costringere i ragazzi a trascorrere ore ed ore del loro pomeriggio sopra i libri non equivale di certo ad ottenere migliori risultati.

Anzi, uno studio della Stanford University ha dimostrato l’esatto contrario, cioè che nei paesi dove si assegnano più compiti a casa gli studenti non sono certo i migliori. Non a caso le performance migliori sono proprio dei giapponesi (seguiti da danesi e cechi), cioè il paese che ha addirittura abolito i compiti a casa per dare più tempo per la famiglia e per gli interessi personali. E la Danimarca ha limitato i compiti a casa ad un impegno non superiore a mezz’ora al giorno.

I compiti servono – aggiunge la dott.ssa Urso – è un mettersi alla prova e un imparare l’organizzazione. Però in termini di quantità è assolutamente necessario ridurli. Basterebbe la metà dei compiti dati ora ma fatti bene. E sfatiamo anche che servono per instillare il senso del dovere che non può e non deve essere visto come una penitenza”. Quindi, per ricapitolare, non essendo ovviamente pronti per seguire l’esempio di Giappone e Danimarca, possiamo però stabilire che è giusto assegnare i compiti a casa  ma in quantità assolutamente ridotta rispetto a quanto avviene ora nella maggior parte delle scuole elementari e medie.

Già, ma quale sarebbe la “razione” quotidiana ragionevole di compiti? Secondo l’US Nazional Education Association bisognerebbe assegnare agli studenti un carico di compiti pari a 10 minuti per classe: 10 in prima elementare, 20 in seconda, fino a non più di un’ora in quinta elementare e non più di un’ora e mezza in terza media. Di “manica” un po’ più larga Daniela Lucangeli.

Nei primi due anni delle elementari il carico di lavoro a casa non dovrebbe superare i 30 minuti – afferma – fino ad arrivare ad un’ora o anche qualcosina in più in quinta elementare, mentre alle medie non si dovrebbero mai superare le 2 ore”. Ovviamente diverso il discorso per quanto riguarda gli studenti delle scuole superiori. In questo caso c’è più da studiare ma meno compito materiale. Inoltre cambia anche l’approccio del ragazzo che ha un maggiore interesse e, soprattutto, dovrebbe aver scelto la scuola che gli piace.

Comunque anche alle superiori – afferma la dott.ssa Urso – le nostre scuole fanno molto studiare con una quantità di libri che potrebbe essere ridotta della metà”. “Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica” recita l’art. 31 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia. Un atto che forse sarebbe il caso di ricordare e far studiare a tanti insegnanti italiani…

Pubblicità

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *