Quando c’era lui…


Dopo quelle su l’Inps, la cassa integrazione, la cassa mutua, le tasse, il voto alle donne anche il terremoto diventa l’occasione per confezionare nuove “bufale” su Mussolini

Prima la “favoletta” del terremoto del Volture. Poi quella dell’unico palazzo rimasto in piedi ad Amatrice. Nell’esplosione di “bufale” che purtroppo hanno invaso i social subito dopo il sisma immancabilmente hanno trovato voce anche quelle dei nostalgici del “Quando c’era lui”. Che, in realtà, sfruttano la vasta e incontrollata platea offerta dai social ntework per tentare di rinfocolare il mito del duce ad ogni occasione utile.

Non c’è argomento di discussione che non generi qualche post, assolutamente infondato e per nulla verosimile, che decanta le fantomatiche imprese di Mussolini in quel campo. Che si parli di lavoro, previdenza, grandi opere, tasse per i nostalgici del ventennio Lui è sempre stato all’avanguardia, ha sempre fatto qualcosa di particolare che i politici di oggi neppure si sognerebbero di fare.

Per carità, ognuno è libero di venerare il politico o i politici che vuole, ognuno è libero di professare la propria fede politica. Anzi, personalmente se considero triste che ancora oggi ci sia chi continui ad esaltare il mito del fascismo (così come quello del comunismo), trovo comunque completamente anacronistico e immotivato il permanere dei divieti sul fascismo. Che problemi e che male può fare qualche nostalgico del tempo che fu? Che pericoli può correre il nostro sistema democratico (in realtà minato da ben più gravi e concrete minacce) da una pur anacronistica ricomparsa di un fantomatico partito fascista?

Che ognuno sia nostalgico di chi vuole, a patto però di non continuare a raccontare fandonie come quelle che da troppo tempo vanno in giro sui social su Mussolini e le sue imprese e alle quali qualche ingenuo sprovveduto ha anche iniziato a credere. E allora, anche per ripristinare un minimo di verità storica, sfatiamo una volta per tutte questa serie di bufale, partendo proprio dalle ultime relative al terremoto.

L’unico palazzo rimasto in piede ad Amatrice lo fece costruire Mussolini. Il post, che in un attimo ha avuto migliaia di condivisioni, è composto da due foto, una a colori con il palazzo ancora in piedi ad Amatrice ed una in bianco e nero evidentemente riferita al periodo fascista (almeno secondo le intenzioni di chi ha prodotto il post).  In realtà l’edificio che si vede nella foto a colori è la casa di accoglienza “Padre Giovanni Minozzi” mentre la foto in bianco e nero è la chiesa dell’Assunta.  La casa di accoglienza fu edificata, per volere proprio di Padre Minozzi, nel 1919, mentre l’edificio di culto venne progettato dall’architetto Foschini nel 1961. Quindi in un caso o nell’altro Mussolini e il fascismo non c’entrano nulla.

La ricostruzione lampo di Mussolini dopo il terremoto del Volture. Anche un simile evento può diventare motivo per i nostalgici del “quando c’era lui” per ricordare quanto bene ha governato Benito Mussolini. Così 24 ore dopo la scossa omicida ecco spuntare nelle bacheche di diversi nostalgici del ventennio la favoletta della ricostruzione lampo dopo il terremoto del Volture. Un sisma  di 6.7 che nel luglio del 1930 colpì una zona al confine tra Basilicata, Campania e Puglia, provocando 1404 morti. “In 3 mesi – si legge in alcuni post – Mussolini costruì 3746 case e fece riparare anche diverse chiese e monumenti danneggiati.  Le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto che colpì la stessa area 50 anni dopo”. E per dimostrare la credibilità di questa notizia alla fine si cita la fonte da cui sarebbe stata tratta, Wikipedia. Che, però, nella premessa cita proprio il fatto che le fonti non sono verificate (quindi la notizia è dubbia).

In realtà qualcosa di vero in questo post c’è, quelle case furono realmente ricostruite in poco più di 3 mesi. Manca, però, una parte fondamentale in questa bella storiella. Cioè quella che ricorda quanto accaduto nel 1962 quando quella zona fu colpita da un nuovo terremoto, solo un po’ meno violento (6.2). In quel caso i morti furono solo una ventina per puro caso, perché prima della scossa più violenta ce ne fu una leggermente più debole che spinse la maggioranza dei residenti ad andare in strada. Ma quelle case così velocemente ricostruite da Mussolini si sbriciolarono in un attimo e, ad Ariano Irpino, anche il campanile fatto ricostruire dopo il terremoto del 1930 finì in macerie. E le palazzine che poi ressero al terremoto del 1980 furono, in realtà, quelle ricostruite dopo il sisma del 1962.

L’Inps e la pensione li ha inventati Mussolini. Il sistema italiano della previdenza sociale nacque molto prima dell’avvento di Mussolini, nel 1898 con la costituzione della Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai (Cnp) e prevedeva una rendita vitalizia al raggiungimento dei 60 o dei 65 anni. All’inizio, però, era un’assicurazione facoltativa finanziata soprattutto dai contributi versati dai lavoratori e, in minima parte, dallo Stato e dai datori di lavoro. Dal 1904 diventò obbligatoria per i dipendenti pubblici, dal 1910 anche per i ferrovieri e dal 1919 l’obbligatorietà fu estesa a tutti lavoratori, con anche una rimodulazione della percentuale di contribuzione tra le varie parti, con la nascita (sotto il governo Orlandi) della Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (Cnas) che assicurava le pensioni di vecchiaia e di invalidità. Mussolini, nel marzo del 1933, si limitò esclusivamente a modificare il nome della Cnas trasformandola in Istituto nazionale fascista per la previdenza sociale, l’attuale Inps

Mussolini ha creato la Cassa Mutua e l’indennità di malattia per i lavoratori. L’istituto dell’indennità di malattia è un dono della nuova repubblica democratica che venne istituita con decreto legislativo n. 435 del 13 maggio 1947 che creava l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie (Inam), poi riformato nel 1968 dalla cosiddetta legge Mariotti che estendeva lo stesso tipo di assistenza ai lavoratori che dipendevano da imprese private. Nel 1978, poi, con la legeg n.833 del 27 dicembre oltre all’indennità retributiva, in caso di malattia veniva garantito anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Mussolini ha inventato la cassa integrazione per aiutare chi aveva perso il lavoro. Anche in questo caso l’istituzione della cassa integrazione guadagni è dono della nuova repubblica democratica con legge n. 869 del 12 agosto 1947. Una norma finalizzata a dare sostegno a tutti quei lavoratori dipendenti di aziende che durante la guerra erano state colpite duramente e, quindi, non erano in grado di riprendere la normale attività lavorativa. In questo caso l’equivoco nasce da una circolare del 1939 nel quale si parla, puramente a livello ipotetico, della possibilità di prevedere una qualche forma di sostegno nei confronti di chi aveva perso il lavoro.

Mussolini diede il voto alle donne. Le donne in Italia furono ammesse a votare per la prima volta al referendum su repubblica e monarchia del 1946. Mussolini, in realtà, aveva ammesso le donne alle votazioni solo in piccoli referendum locali su argomenti marginali, mantenendo il divieto di voto alle elezioni politiche

Mussolini non aumentò le tasse. Nei primi anni di governo in effetti il duce non aumentò le tasse. Ma negli anni a seguire, vista la situazione economica difficile, lo stesso Mussolini non esitò ad aumentare le tasse e ad introdurne delle nuove, provvedendo anche a svalutare più volte la lira che, invece, nei primi anni aveva rafforzato.

Mussolini impose al governo l’uso delle biciclette facendo risparmiare miliardi agli italiani. Di questa “favoletta” delle biciclette non c’è alcun riscontro in atti o documenti ufficiali. Di contro, però, andando a spulciare tra gli archivi degli atti del Parlamento si trovano in quegli anni ripetuti stanziamenti di spesa per “acquisto automobili al servizio del governo”. Allo stesso modo è, invece, certo che per spingere l’industria dell’automobile fu messa una tassa sulla bici e, addirittura, in alcune grandi città si cominciò a limitarne l’uso. Quanto al fantomatico risparmio di miliardi per gli italiani al di là di ogni altra considerazione è un dato assolutamente inattendibile perché solo se negli anni ’20 ci fossero state più auto pubbliche di adesso si sarebbe potuto ottenere un simile risparmio…

Mussolini impose uguali diritti per umani e cani e ad ogni giovane affidò un cane. Secondo i sostenitori dello sviscerato amore del duce per i cani il provvedimento risale al 1929. La verità, però, racconta una storia completamente differente, praticamente opposta. Infatti il decreto regio 1175/31 limitava addirittura la detenzione di cani all’interno dei nuclei urbani, introducendo addirittura una tassa annuale (150 lire per i cani di lusso o ffezione, 50 lire per i cani da caccia e da guardia, 15 lire per cani adibiti alla custodia di edifici e di greggi tenuti a scopo di commercio)

Mussolini è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato l’Italia. Per concludere questa veloce carrellata, una delle frasi più ricorrenti tra i nostalgici del duce. Si potrebbe disquisire a lungo sul significato di amore per la propria patria ma sarebbe un inutile esercizio sofistico. Non sono sofismi, però, alcuni dati che testimoniano come, se davvero era amore, di certo è stato un “amore criminale” visto che  ha, tra l’altro, prodotto, 350 mila militari italiani caduti in guerra, 110 mila italiani caduti nella lotta di liberazione, circa 100 mila civili sepolti vivi sotto i bombardamenti delle città italiane, 640 mila italiani internati nei lager nazisti di cui 40.000 deceduti, 45.000 deportati politici e razziali deportati nei campi di sterminio di cui 15 mila deceduti.

Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative” disse Mussolini il 26 maggio 1940 per giustificare l’ingresso in guerra dell’Italia. Sarei curioso di sapere cosa penserebbero i nostalgici del duce, coloro che continuano a parlare del suo amore per la patria, se una frase simile la pronunciasse oggi uno di quei tanti politici che detestano e che, nella loro convinzione, ritengono così indegni al confronto con Mussolini…

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